_non si esce vivi dagli anni ‘80

la birra ora calda sul tavolo. riviste_ un tempo in pile regolari_ ora. il disordine tutto intorno|
e macchie di sangue. la finestra aperta ed una forte corrente. Nello stereo qualcuno  urlava che non si esce vivi dagli anni ’80.
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ma andiamo per ordine. la porta era socchiusa. provando a bussare ne scoprì l’inaspettata apertura. uno spiraglio di vento fra i capelli. sul viso. il disordine volato via. che provavo a raccogliere a mo’ di neve nel cielo. un colpo alla nuca. il mio sangue. sopra il suo sangue. la finestra ancora aperta. e di nuovo nessuno nella stanza. mentre lo stereo «lo sai cosa non mi piace di questo baraccone?» .
è terribile come la successione degli accadimenti possa coincidere con le parole di una canzone. è terribile come le nostre storie possano confidarsi l’una con l’altra, sostenendo lo sguardo ripido di una canzone vecchia una decina d’anni. mentre le situazioni cambiano. gli accadimenti scorrono. le parole mi si sfumano nella gola dopo un colpo alla nuca, sangue a risacca dalla mia nuca sgorga s’infrange torna ritorna, destituisce le mie ultime parole mai nate. il mio sangue ancora caldo ravvivava la pozza gelida del suo sangue sgorgato in precedenza, una confusione di stimoli intensa. un orgasmo ha aperto l’uscita di sicurezza che non si richiuderà. i nostri corpi coperti dalla notte reclamano i titoli di coda.

Francesco Aprile