Live Report

Flaming Lips @Alcatraz, Milano – 30/01/2017

“Attenzione, questa sera saranno usate luci stroboscopiche”. Un grosso cartello sul vetro della biglietteria dell’Alcatraz di Milano avverte. O forse promette. Chi conosce i Flaming Lips – chi spende 30,80 euro per andare al loro concerto – ha già un’idea dello show che metterà in scena la band di Oklahoma City. E, sì, le luci stroboscopiche sono una parte fondamentale…

Wayne Coyne in da ball

Psichedelia da manuale. Nella puntualissima Milano, la sala è già piena all’orario di inizio previsto, e la band non si fa aspettare. Wayne Coyne, in abito grigio e cravattino rosa a pois neri, elegante à la Vivienne Westwood, appare eccitato di cominciare. Saltella con le sue eccentriche scarpe verdi sul palco molto ben illuminato, fra due grossi funghi rossi posti ai due lati come a delimitarne l’ampiezza. Piovono coriandoli e gocce luminose che da porpora sfumano al celeste. Esplode una psichedelia festosa.
Race for the price. L’apertura è piuttosto ovvia, la prima traccia del fortunato Soft Bulletin sembra pensata e arrangiata per la nobile arte scenica dell’icebreaking. Suona il gong e sei subito nel loro mondo. L’esecuzione strumentale è pulita e intensa, la voce un po’ bassa. Il front man bada molto più all’esibizione fisica sul palcoscenico che all’esecuzione vocale, tra un cambio d’abito e l’altro, tra un cambio scenico e l’altro, e le continue incursioni di improbabili performer vestiti con ingombranti costumi. C’è anche un Santa Claus in prima fila in platea.Nota di gossip: oltre al Babbo Natale, anche molti musicisti della scena indie lombarda e non presenti, da Bianconi (Baustelle) ad Alberto Ferrari (Verdena) e Federico Dragogna (Ministri). Possiamo affermare senza timore di smentita che i Flaming Lips ancora oggi sono una delle band più influenti, per la psichedelia più mainstream (vedi Kevin Parker) e giù fino all’underground.
Performance musicali nel complesso buone ma non impeccabili, ma ogni pezzo è una messa in scena spettacolare. 4 su 16 provengono dall’appena pubblicato Oczy Mlody. Soltanto un quarto… How?? è di grande impatto, emozionante e mind worming; Sunrise mostra chiaramente quanto il sound di questo album non si discosti molto dai precedenti. Memorabile la performance su There Should Be Unicorns, con Coyne in sella ad un unicorno meccanico che percorre interamente la platea fra l’incredulità degli spettatori che agitano prontamente gli smartphone davanti al proprio viso nel tentativo di immortalare la scena, mentre la security era impegnata a spingere con garbo la folla per fare spazio all’avanzata del fiabesco metallico animale. Abbiamo provato a documentare anche noi con un risultato eccellentemente eloquentemente astrattista (vedi foto).

Psico Flaming Lips
Ma il culmine della gioia spettatoriale è stato raggiunto quando finalmente Coyne si è infilato nella ormai nota bolla di plastica per la loro celebre cover di Space Oddity. Abbiamo ascoltato molte storie su questa performance. Un crowd surfing “epic and hilarius”, per citare l’utente lisapunky di youtube che già nel lontano 2009 uploadava a beneficio della community. Vederlo rotalare dal vivo devo riconoscere che dà un certo gusto.
Il bis è affidato a Waitin’ for a Superman e la sempre emozionate Do You Realize??, altra prevedibile (e ottima) scelta per la chiusura, a metà fra il guastare l’edonismo lisergico, in maniera non esiziale, e l’elevare lo show verso l’autoriflessione esistenziale.
Mi sono divertito. Se non li avete mai visti dal vivo, fatelo. Se li avete già visti, non credo che andare una seconda volta aggiungerà qualcosa in termini di esperienza, ma è comunque divertente. Per quanto mi riguarda: una cosa divertente che non farò mai più.

Alberto Sartore

di redazione

William Elliott Whitmore @Off Broadway, St. Louis (MO)

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scritto da Marco Petrelli e illustrato da Damiano Olivieri

 

1. Da Champaign a St. Louis: finti tornado/acquaforte barocca con sneakers/l’insostenibile gentilezza del conducente/The Wasteland.
Sette aprile, un accesso di tosse mi sveglia prima del previsto. Cerco a tentoni il cellulare e apro cautamente un occhio. Quasi le otto del mattino. Tiro la tendina color nulla che si arrotola su se stessa e mostra la mattina: grigio ovunque e una nebbia fradicia che nasconde ogni cosa. Buongiorno, Illinois. Per addolcire l’atmosfera, da lontano e con un tempismo perfetto, iniziano a ululare le sirene anti-tornado. Non c’è nessun tornado, ma ogni primo martedì del mese la contea di Champaign esercita i nervi dei suoi cittadini. Al governo piacciono sull’attenti. Il Greyhound per St. Louis è all’una, quindi mi prendo tutto il tempo che mi serve per fissare le travi del soffitto e tutte le altre fondamentali ritualità mattutine, comprensive di sei once di acquoso caffè americano, notizie locali (brutte) e italiane (peggio). Continue reading

di redazione

Trentemøller @ Viper Theatre, Firenze – 24/09/2014

Partiamo con una domanda: cosa è la musica elettronica in Italia? Non ne siamo di certo sprovvisti. Se ci si mantiene nel sottosuolo si trovano validi e promettenti astri nascenti come Furtherset o K-Conjog (di quest’ultimo ve ne parleremo su queste pagine). Spostandoci sul mainstream e lasciando stare i Motel Connection ormai in giro da un bel po’, Bloody Beetroots, che dopo l’incoronazione ricevuta con Romborama ha deciso di compiere il salto della fede e parlare alle grandi masse, tramite il verbo di Gualazzi. Auguri. Questi sono solo un paio di nomi. Tanti altri me li sono fatti venire in mente, tanti altri mi saranno sfuggiti, ci sta, ma in un momento in cui la musica ricorre convintamene al crossover nel bene (naturale percorso evolutivo?) e nel male (sterilità creativa), un percorso come quello di Anders Trentemøller (più conosciuto come Trentemøller che come Anders) sembra vivere di vita propria.

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di redazione

Ex C.S.I. e un’inestimabile eredità su cui costruire la pensione

Milano @Carroponte, 24 luglio 2014

 

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Dei gran testi. Dei gran pezzi. Questo è ciò che ci rimane dei C.S.I.
Ferretti non c’è. Lo sostituisce Angela Baraldi, che ai tempi dei C.C.C.P. militava in una band bolognese, Hi-Fi Bros. Arto Lindsay quando venne in Italia con i Lounge Lizards si trattenne nel capoluogo emiliano, e già che c’era produsse il loro primo 12″.
Nel 1993, mentre i neonati C.S.I. registravano quel capolavoro di Ko de Mondo nel casale bretone Le Prajou, lei vinceva il Premio della Critica Mia Martini al Festival di Sanremo con A piedi nudi, brano interpretato l’anno precedente da Lucio Dalla, suo padrino, con il titolo de Il matto. Continue reading

di redazione

Sin/Cos @ Circolo degli Artisti

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Roma, 17 ottobre 2013

Entusiasmo, movimento, idee. Su e giù, picchi e stasi, momenti di furia ed esplosione, momenti di riposo, di meditazione. Sinusoidali, serpeggianti. I Sin/Cos suonano la loro musica, con grande passione, come se le loro vite dipendessero da questo. Continue reading

di redazione