33 giri di piacere

Airbus “Test Flight”

Beautiful Freaks 55  – di Lorenzo Briotti (lorenzobriotti@yahoo.it)

 Airbus ‎– Test FlightGli Airbus sono una vera e proprio chicca che pochi conoscono. Si tratta di una band che tra il 1970 e il 1972 realizzò una serie di demo ora racchiusi nel cd “Test Flight” realizzato dalla Wooden Hill e ristampato anche su lp in 500 copie dalla Guerssen ma con meno brani.

Gli Airbus, prima di chiamarsi così erano i più noti West Cost Consortium: il loro modo di concepire la musica è legatissimo al pop britannico e ricorda i Badfinger, il Macca di “Ram” e soprattutto i Move. Ascoltando “Without A Second Word” e “A Walking The Silver Hay” e “Do You Need Someone In Your Life”, sembra di trovarsi di fronte a qualche singolo sconosciuto della band di Birmingham guidata da Roy Wood e Jeff Lynne.

Record Collector di loro scrive: “La più bella gemma di pop britannico dei primi anni Settanta rimasta sconosciuta”. Al di là delle definizioni, gli Airbus meritavano molto di più se non altro per la loro ispirazione e competenza. Se ci fosse stata una scuola di “british pop”, il voto sarebbe stato sicuramente vicino al dieci!  Airbus ‎– Test Flight2

di lorenzobriotti

Playmates “Long Sweet Dreams”

Beautiful Freaks 55  – di Lorenzo Briotti (lorenzobriotti@yahoo.it)

PLAYMATES “LONG SWEET DREAMS”

playmates long sweet dreams“Long Sweet Dreams” degli svedesi Playmates è uscito nel 1987. Si tratta di un bel dischetto con sonorità power pop e beatlesiane che non ha avuto molta fama malgrado fosse prodotto da Rob Younger dei Radio Birdman.

I Playmates andarono a Sydney per registrare questo piccolo capolavoro di “jangle pop”, come chiamano gli “esperti” quei dischi che nei loro solchi nascondono chitarre “tintillanti” (più o meno la traduzione italiana del termine “jangly”). Che dire? Quindici anni fa gli anni Ottanta li snobbavamo dicendo che i suoni erano “pesanti” e troppo prodotti. Ora scopriamo che anche quegli anni nascondono dischi bellissimi. playmates long sweet dreams2

E i Playmates sono tra questi (il disco non è facile da trovare ma se acquistato sul web costa 7/10 euro) proprio perché hanno un suono che ricorda band come i Chills ed altri gruppi che a metà degli anni Ottanta riproponevano il tipico suono delle Tre B (Byrds, Beatles, Big Star) mantenendo però una produzione contenuta. Forse la batteria è un po’ troppo “Ottanta” però dai, ci possiamo sicuramente accontentare…

di lorenzobriotti

Back From The Grave e Last Of The Garage Punk: Tim Warren e la Crypt Records

Beautiful Freaks 54 – Autunno 2016 – lorenzobriotti@yahoo.it

Back From The Grave e Last Of The Garage Punk3Tim Warren è uno tosto. Uno a cui non interessano le mode del momento. Da sempre segue la sua strada che è quella della sua etichetta, la Crypt Records. Fondata nel 1980, Crypt da sempre è sinonimo di sonorità super distorte e punk nel vero senso del termine. Da 35 anni Tim produce il meglio del garage dei Sixties ed anche dei decenni successivi, il rockabilly più selvaggio, il meglio del punk e del punk-blues (tra cui il primo Jon Spencer Blues Explosion per fare un nome). Back From The Grave e Last Of The Garage Punk1

Tra le serie che ha realizzato l’etichetta tra gli anni Ottanta e i tardi anni Novanta ci sono i Back From The Grave e i Garage Punk unknowns. Si tratta del meglio che la scena garage punk americana offriva nei Sixties. Dalle cantine d’America, decine di band poco interessate alla “british invasion” prendevano un Farfisa, un microfono e una chitarra col fuzz per regalarci delle schegge impazzite da due minuti e mezzo. Siamo intorno al 1966 e gli Stooges erano ancora nel garage. “Wild american mid-60’s garage punk madness” scrive lo stesso Tim in copertina di uno dei Back From the Grave per rendere l’idea. “This ain’t no hippie nostalgia trip!” scrive invece nel presentare l’altra serie che, pur trattando di Sixties, è decisamente molto poco “flower power”.

Back From The Grave e Last Of The Garage Punk2La Crypt, intorno al 2013, ha deciso di realizzare due nuovi volumi di Back From The Grave (il 9 e il 10) a cui sono seguiti ben otto volumi di “Last of the garage punk unknowns “. La selezione è più o meno la stessa dei volumi storici che si può riassumere in una parola: grandiosa. Se non li trovate ordinateli, sono consigliati vivamente. Dimenticate i Nuggets e dimenticate il 1976/77 come il biennio in cui nacque il punk. Forse nomi come The Pastels, The High Spirits, Lord Charles & The Prophets non vi dicono niente. Ma se li ascoltate capite come nei Sessanta avessero già suonato tutto.

di lorenzobriotti

Il fenomeno delle incisioni straniere in Italia

Beautiful Freaks 53 – Primavera 2016 – lorenzobriotti@yahoo.it

Andando ad analizzare la lunga discografia italiana uscita nella metà degli anni Sessanta si nota una nutrita presenza di artisti stranieri che cantano in italiano. Il perché ciò sia accaduto è stato argomento di libri (come “Mondo Beat” di Luciano Ceri ed Ernesto De Pascale uscito nel 1993 per la Fuori Thema) ed è tuttora argomento di blog (basti citare l’ottimo www.musicaememoria.com). Come spesso accade, si tratta di un fenomeno prevalentemente italiano. Perché decine di artisti soul e beat, verso la metà degli anni Sessanta decisero di incidere un disco in italiano? I motivi sono diversi.
I discografici italiani erano alla ricerca di talenti da lanciare nel Bel Paese come nuovi Beatles o nuovi fenomeni musicali “che vengono dall’estero”, cosa che all’epoca faceva molto fico. Se poi, ed è stato il caso di un gruppo che si chiamava Motowns, questi venivano da Liverpool proprio come i Beatles…

David Bowie

David Bowie

La stessa cosa la stavano facendo i produttori di musica, americani o inglesi. Per poter lanciare un’artista sul mercato italiano serviva un 45 giri apripista, meglio se cantato nella nostra lingua.
Un altro motivo era il Festival di Sanremo. Verso la fine del decennio una numerosa schiera di artisti prevalentemente soul vennero in Italia a cantare abbinati con un artista italiano (come ad esempio Wilson Pickett che cantò “Un’avventura” di Battisti nel 1969).

A Roma c’era poi l’americana Rca che aveva aperto degli studi importanti e molto imponenti dalle parti di piazzale Clodio, che venivano usati per le colonne sonore italiane (grande vero cavallo di battaglia della musica italiana del’epoca). Gli studi, per l’evenienza venivano usati anche dai “complessi” per incidere i loro brani. Non a caso molti stranieri che vennero in Italia, grazie all’esperienza acquista finirono per fare i turnisti con artisti famosi come De Gregori o Venditti che infatti incisero i loro album degli esordi proprio con l’Rca italiana.

Procol Harum

Procol Harum

Il fenomeno vede le sue punte dell’iceberg con i famosissimi Rokes e Mal & the Primitives, i già citati Motowns, Bad Boys, Sopworth Camel (poi solo Camel), Casuals, Sorrows e Renegades, questi ultimi tre vantavano già dei singoli in Inghilterra di discreto successo, fino al Doc Thomas Group e ai Thane Russal & the Three.
Oltre a questi nomi però, tralasciando la lunghissima discografia di artisti soul e r’n’b (magari me ne occuperò in un prossimo numero di BF) e quella di artisti di vari paesi d’Europa come i francesi 5 Gentlemen o gli spagnoli Los Brincos e Los Bravos, ecco una lista di artisti prevalentemente beat o psichedelici che hanno realizzato uno o più singoli in italiano. L’elenco è in ordine alfabetico ma non rispetta nessun ordine cronologico ed è volutamente selettivo. Quello che si vuole far conoscere in questo breve scritto è un fenomeno a molti completamente sconosciuto: ad aver inciso in italiano sono stati anche molti nomi importanti dei sixties britannici e statunitensi. E così, spulciandolo nell’elenco che segue si scopre che il compianto David Bowie ha inciso in italiano la sua Space Oddity e che Rod Evans e Ian Paice dei Deep Purple hanno cantato nella nostra lingua con una band di nome Maze nel 1967.

Maze

Maze

Tra parentesi la versione originale del brano: molte volte, si trattava infatti della versione italiana di un successo già cantato in inglese.

1910 Fruitgum Co. – C’e Qualcosa Che Non Ricordo Piu (Reflections From The Looking Glass)
1910 Fruitgum Co. – Hip Hip Hip Urrah! (1-2-3 Red Light)
1910 Fruitgum Co. – Semplicissimo (Simon Says)
Aphrodite’s Child – Lontano dagli occhi
Aphrodite’s Child – Quando l’amore diventa poesia(End of the world)
David Bowie – Ragazzo solo, ragazza sola (Space oddity)
Box Tops – Mi sento felice (Cry like a Baby)
Brain Auger & The Trinity – Gatto nero (Black cat)
Chad & Jeremy – Adesso Sì
Chad & Jeremy – Nessuno più di me
Cowsills – Vola con noi (We can fly)
Dave Dee, Dozy, Beaky, Mick & Tich – Follemente vivo(Save me)
Dave Dee, Dozy, Beaky, Mick & Tich – Zabadak (in italiano)
Grapefruit – Dolce Delilah
Grapefruit – Mai Nessuno
Grass Roots – Guarda Guarda (Wake Up, Wake Up)
Grass Roots – Mi hai Perdonato Lo So (Tip of my tongue)
Harmony Grass – Te Lo Ricordi (I Remember)
Hollies – Devi Avere Fiducia In Me
Hollies – Non prego per me
Honeybus – Chi Eri Tu (Ceiling N.2)
Honeybus – La Cicogna (She Sold Blackpool Rock)
Love Affair – Io Senza Te(Rainbow Valley)
Maze – Aria Del Sud (Rod Evans e Ian Paice dei Deep Purple nel 1967)
Maze – Non Fatemi Odiar (Rod Evans e Ian Paice dei Deep Purple nel 1967)
Monkees – Tema dei Monkees (Monkees Theme)
Move – Something (in italiano)
Neil McArthur – Ma Non è Giusto (She’s Not There) (Signolo italiano del cantante dei Zombies)
Ohio Express – Da Lulu(Down At Lulu’s)
Ohio Express – Grazia(Mercy)
Ohio Express – Yummy Yummy Yummy
Paul Revere & the Raiders – Little Girl in the 4th Row (in italiano)
Peter And Gordon – Che cos’è una rosa
Peter And Gordon – Il Messaggio
Plastic Penny – Guarda Nel Cielo(Noboy knows It)
Plastic Penny – Tutto Quello Che Ho (Everything I Am)
Procol Harum – Il Tuo Diamante (Shine on brightly)
Procol Harum – La Fortuna(Repent Walpurgis)
Rascals – Corri nel sole, Sentirai la pioggia (A Beautiful Morning)
Rascals – Groovin (in italiano)
Tommy James & The Shondells – Soli Si Muore (Crimson And Clover)
Tremeloes – E in Silenzio (Silence Is Golden)
Youngbloods – Qui Noi, Tra Noi (Grizzly Bear)
Youngbloods – Se Qualcuno Mi Dirà (Get Together)

 

di lorenzobriotti

Michael Brown e i Left Banke

Beautiful Freaks 50 – Primavera 2015 – lorenzobriotti@yahoo.it

Michael Brown

Michael Brown

Come capita oramai sempre più spesso, in questi ultimi anni parlare di rock’n’roll dei Sessanta e Settanta, coincide con l’aggiornamento di un necrologio , RIP come si dice in questi casi (termine che sta per requiescat in pace, letteralmente riposi in pace) . E così potremmo scrivere di Percy Sledge o di B.B King, o ancora di Kim Fowley di cui abbiamo parlato in un numero precedente di BF, o ancora di Joe Cocker o di John Rebourn dei Pentangle.
L’elenco di chi ci ha lasciato in questo 2015 è lungo. Tra loro c’è anche Michael Brown, il leader dei Left Banke, gruppo newyorkese che sfornò nel ’66 “Walk Away Renee” (che raggiunse la quinta posizione in classifica) e “Pretty Ballerina”. Brown era il leader di uno dei più interessanti gruppi americani della seconda metà degli anni Sessanta. Figlio di un famoso violinista Jazz, Michael scrisse e cantò queste due hit alla tenera età di 16 anni.
I Left Banke realizzarono due dischi e sono ancora oggi tra i più noti esponenti di qualcosa che venne poi etichettato come “pop barocco”.

Michael Brown e i Left Banke

Left Banke Too

 

Parliamo di sonorità simili ai Beatles ’67 – ’68? Anche ma non solo, perché i Left Banke erano davvero unici e creatori di un suono tra il pop e la psichedelia davvero straordinario anche grazie all’utilizzo del piano, del clavicembalo e degli archi presenti in alcune delle loro canzoni. I brani più interessanti sono “Lazy Day”, “I’ve Got Something In My Mind”, “Desiree”, “Goodbye Holly” e “There’s Gonna Be A Storm”. Per dare l’idea di quanto erano Avanti, “ There’s Gonna Be A Storm” sembra un pezzo scritto da un gruppo neo-psichedelico Paisley o sotto contratto con la Creation Records. Non a caso infatti, i Left Banke rappresentano una delle fonti di ispirazione per gruppi come Bangles e Belle e Sebastian.

Walk Away Renee - Pretty ballerina

Walk Away Renee – Pretty ballerina

Dopo i Left Banke, le esperienze musicali di Michael Brown continuano con Montage, sostanzialmente ancora i Left Banke, gli Stories e i Beckies. RIP Michael Brown, ci mancherà la tua musica.

di lorenzobriotti

I Wailers e il “Northwest sound” di Seattle

Beautiful Freaks 49 – Inverno 2015 – di Lorenzo Briotti (lorenzobriotti@yahoo.it)

I Wailers e il “Northwest sound” di Seattle Nella storia del rock ci sono stati moltissimi gruppi seminali. Tra questi, i Fabulous Wailers sono stati forse tra le band più seminali in assoluto.

Il gruppo nasce a Seattle verso la fine degli anni Cinquanta. Il repertorio è basato su cover e pezzi propri che si rifanno al rock’n’roll e al primo surf strumentale. Con l’album “Tall Cool One” del 1959 arriva il grande successo. Il disco prevalentemente strumentale, è l’essenza di quello che verrà chiamato “Frat Rock”, un tardo rock’n’ roll dei primi anni Sessanta più passionario e “rurale” che si suona prevalentemente ai party studenteschi. Il momento storico è quello che John Landis racconterà in Animal House.

Louie Louie” è il brano manifesto di questo genere. Scritto da Richard Berry e riproposto nella storia del rock in più di 1500 versioni, il brano venne reinterpretato per la prima volta dai Fabolous Wailers per poi essere “scippato” e suonato da un altro gruppo di Seattle nato sulla scia dei Wailers: i Kingsmen. Il brano, in questa versione ebbe un successo strepitoso. I Kingsmen erano uno dei tanti “figli” musicali dei Fabolous Wailers, il gruppo che oltre al “Frat” aveva inventato il “Northwest sound” a cui apparterranno anche i grandissimi Sonics ed altri gruppi della zona tra cui i Galaxies, i primi Paul Revere and The Raiders, i Frantics e i Viceroys.

I Wailers sono stati dunque i primi a creare il suono di Seattle dell’epoca ed anche i primi ad influenzare mostri sacri del surf come i Ventures. Gli inizi “Frat” sono documentati con tre album realizzati tra il 1959 e il 1963. Lux Interior dei Cramps, uno che di queste cose certamente se ne intende, di loro dirà: “When it comes to the end of the millenium lists of the greatest rock’n’roll album of all time, forget about the Beatles, the Eagles, the Greables or the Shmeables. The Fabolous is the real tough badass hoodium staff that made rock different from all the pop crap that came before it. The 45 version of “Dirty Robber” is one of the greatest rock vocals ever recorded”.

 

I Wailers e il “Northwest sound” di Seattle 02Dopo le origini “Frat” e un disco natalizio, i Fabulous Wailers decidono di accorciare il nome in Wailers e si spostano verso sonorità decisamente garage punk. Il suono ora è diventato più ruvido e il canto è “strillato”. Non mancano però ancora brani lenti da perfetto party “Frat” e classici del rock’n’roll e del blues. Il sound li accomuna ad un gruppo che oggi viene ricordato e osannato molto più di loro: i Sonics di Psycho, Cinderella e Strichnine. Gli album del periodo escono per la Etiquette e sono due: “Wailers, Wailers, Everywhere” e “Out of Our Tree”, titolo del loro brano più famoso riproposto anche nel cofanetto dei Nuggets.

Nel 1966 il cambio di etichetta (United Artists) e il tempo di un album sostanzialmente simile ai due primi dal titolo “Outburst”. Poi arriva il 1968 e prima dello scioglimento c’è spazio per un album psichedelico dal titolo “Walk Thru the people” uscito per la Bell.

I Wailers sono stati insomma uno dei gruppi tra i più “seminali” della storia del rock. A Seattle, se non ci fossero stati loro non ci sarebbero stati due mostri sacri come i Sonics e i Kingsmen e, chissà, magari non ci sarebbero stati nemmeno i Nirvana

 

 

di lorenzobriotti

Margo Guryan: “Take a Picture”

Beautiful Freaks 23 Estate 2006 di Lorenzo Briotti 

Margo Guryan: "Take a Picture" Margo Guryan è una cantante pop che nel 1968 incide un album di ammaliante pop dal titolo “Take A Picture”. Margo Guryan, come molte colleghe, inizia molto giovane a suonare il pianoforte per riproporre canzoni di cantanti jazz. La svolta arriva presumibilmente con l’ascolto di Pet Sounds dei Beach Boys, sorta di Sgt Peppers americano. Come darle torto? Margo Guryan capisce che quella è la sua strada: inizia a comporre ed arrangiare insieme a John Hill una serie di pezzi suoi; grazie al produttore Creed Taylor ed alla Bell Records, viene registrato “Take A Picture”; il disco però non ha molto successo.

Come si sa il mondo dei collezionisti è molto strano: le quotazioni del disco, raggiungono negli anni quota 190 Dollari. Solo a questo punto sono i soliti giapponesi ad innamorarsene e a ristampare nella seconda metà degli anni 90, una versione bootleg dell’album. Segue poi la ristampa ufficiale della Cherry Red Records nel 2000 che ora ci propone anche il cd “Thoughts”, demo successivi all’album (saccheggiate tutto il catalogo della Rev-ola, sussidiaria della Cherry Red per capire meglio cosa è il pop americano femminile dei 60 guidato e plasmato, nella maggioranza dei casi, da un Dio di nome Phil Spector).

Da poco è uscita la ristampa su vinile di “Take A Picture” da parte dell’americana Sundazed. La sola traccia “Sunday Mornin’” contenuta nell’album, ha avuto un certo successo sempre nel 1968 nella versione degli Spanky & Our Gang (gruppo famoso nei 60’s, la risposta proveniente da Chicago ai Mamas & Papas); in realtà negli anni artisti del calibro di Glen Campbell, Astrud Gilberto, Julie London e Jackie DeShannon hanno riproposto diverse canzoni di Margo Guryan.

Ascoltando l’album, la vocina angelica di Margo Guryan ci porta ad atmosfere rarefatte e immagini di corse in prati pieni di fiori, sitar (“Don’t Go Away”), violini (“Love Songs”), e accenni di psichedelica (“Love”), la traccia conclusiva dell’album.
In fondo non siamo poi troppo lontani da quello che vogliono a volte riproporre gruppi come Stereolab, Broadcast o Belle & Sebastian….

 

 

 

di lorenzobriotti

David “Kubie” Kubinec: World Of Oz, Mainhorse Airline, Rats

Beautiful Freaks 38 – Primavera 2011 – di Lorenzo Briotti (lorenzobriotti@yahoo.it) 

David "Kubie" Kubinec: World Of Oz, Mainhorse Airline, Rats01Trentatrè giri di piacere è lieta di presentare uno dei personaggi dei 60 che fanno parte della schiera dei “lost and forgotten”: David “Kubie” Kubinec, cantante britannico che ha realizzato alcuni importanti progetti a cavallo tra gli anni 60 e i 70. David, recentemente ci ha lasciato a causa di un male incurabile.

The World Of Oz

Il progetto iniziale di David Kubinec sono i World Of Oz. Affresco, come di comprende già dal nome, di psichedelia e pop tra i più riusciti, che tra il 1967 e il 1969 realizza tre singoli e un album per la Deram, sussidiaria della Decca. Cavalli di battaglia di Kubinec e compagni sono “Muffin Man” , “Peter’s Birthday”, “The Humgum Tree”.

David Kubinec’s Mainhorse Airline “The Geneva’s Tapes

Dopo il pop, Kubinec prova altre strade. Si chiude in uno studio di registrazione in SvizzeraDavid "Kubie" Kubinec: World Of Oz, Mainhorse Airline, Rats02 e realizza dei demo che poi dovrebbero finire su un album. Nel 2007 la Oak Records ha ristampato questi “tapes”. Nel paese del formaggio e del cioccolato, David ci arriva con l’organista Patrick Moruz che poi finirà negli Yes e nei Moody Blues, con il bassista Jean Ristori e con il batterista Bryson Graham.

Qui, i quattro aprono diversi concerti per importanti band ocme Free, Humble Pie e Canned Heat. La loro musica ascoltabile nelle dieci tracce del cd registrate dal vivo e scritte dal duo Kubinec-Moriz è una gradevolissima miscela di hard rock, psichedelia e primo progressive.
The Passing Years” ricorda decisamente i Deep Purple. Il cd esprime al meglio quello che sarebbe stato un supergruppo se solo ci fosse stata la possibilità di continuare a registrare insieme per approdare magari ad un album vero e proprio.

I quattro infatti, dopo queste registrazioni tornano sconsolati a Londra: il solo Moruz riutilizzerà nel 1974 il nome Mainhorse per realizzare un alcum per la Polydor. Il progetto originario invece si chiuse qui, con i nostri che decidono di dedicarsi ad altri lavori.

The Rats “First Long Player  Record” e “Second Long Player Record” 

David "Kubie" Kubinec: World Of Oz, Mainhorse Airline, Rats03David a questo punto torna in scena con un gruppo che miscela alla perfezione hard rock e glam: The Rats. Così, se a qualcuno il “passaggio” pop-psichedelico, hard-rock progressivo, hard-rock glam lo trovasse strano ed esotico deve sapere che in quegli anni in tanti hanno navigato in acque musicali, sono all’apparenza tanto differenti tra loro. Kubinec registra con i Rats nel 1973 “first long player record” grazie all’aiuto del produttore Adrian Millar. Tra i brani da segnalare “Turtle Dove” e “Bite The Bullet”, canzoni manifesto del gruppo che non ha nulla da invidiare a band come TRex, Slade e Sweet.  Nel 1974, i Topi registrano anche un secondo album che non si discosta molto dal primo, e che però all’epoca non venne registrato. Per chi volesse approfondire, la Rpm Records, intorno al 2009 li ha ristampati tutti e due.

 

 

di lorenzobriotti

Michael Fennelly “Love Can Change Everything”

Beautiful Freaks 47 – Estate 2014 – di Lorenzo Briotti (lorenzobriotti@yahoo.it) 

Michael Fennelly “Love Can Change Everything”

Michael Fennelly "Love Can Change Everything"Nel numero precedente di BF abbiamo parlato di Tandyn Almer, autore poco conosciuto che lavorò con Curt Boettcher, figura leggendaria nella California pop-psichedelica della fine degli anni Sessanta. A Curt è legato musIcalmente anche Michael Fennelly, produttore di Begin, l’album dei Millenium, il gruppo più importante in cui ha suonato Boettcher.

“Love Can Change Everything” è una raccolta di demo registrate tra il 1967 e il 1972 che racchiude tutta la produzione di questo cantante che ama il folk-rock della California e la chitarra acustica. I brani sono accompagnati da una voce cristallina e sono composti strizzando l’occhio anche in questo caso ai Beach Boys di Pet Sounds. Parte della produzione presentata qui è poi legata ai Crabby Appleton, band molto ispirata che realizzò due dischi per l’Elektra Records in cui Fennelly miltava. Su tutti il demo semi acustico di Go Back, il pezzo più famoso degli Appleton. Ovviamente i brani presentati qui (il cd e lp in 180 grammi sono prodotti dalla Sundazed) non sono mai usciti all’epoca e come scritto per Tandlyn Almer meritano di essere ascoltati.

di lorenzobriotti

Poppees “Pop Goes The Anthology”

Beautiful Freaks 47 – Estate 2014 – di Lorenzo Briotti (lorenzobriotti@yahoo.it)

Poppees “Pop Goes The Anthology” 

popNegli anni Settanta, sia negli Stati Uniti che in Gran Bretagna, ci sono stati diversi tentativi di riproporre la musica dei Beatles nella loro versione iniziale, quella cosiddetta Merseybeat. Non si tratta di semplici cloni ma di veri e propri cultori dei Fab Four che provano a riportare indietro nel tempo le lancette della storia della musica. Si tratta di un movimento trasversale e difficile da etichettare (oggi molti questi gruppi vengono inseriti più o meno giustamente nella categoria power pop). Oltre alla musica quasi fedele, anche il look torna ad essere quello delle origini: cravatte finissime, beatle boots, capelli a caschetto.

Gli esponenti di punta sono i Rocking Horse, Liverpool Echo, (i componenti di queste band avevano militato in gruppi degli anni Sessanta di Liverpool) gli Spongestones, i Pleasers per citare i più importanti, a cui vanno aggiunti i Rutles, riuscita parodia dei Beatles finita anche per diversi anni sulla tv britannica.

A questo genere appartengono anche i Poppees, band di New York che registrò due sette pollici per la mitica Bomp Records. Quel che resta dell’etichetta che fu di Greg Show, nel 2010 ha realizzato “Pop goes the anthology” che ripercorre tutta la storia discografica dei Poppees (singoli e live al CBGB’s e in altri club della Grande Mela) tra il 1975 e il 1978. Ai cultori della scena proto-punk americana basta citare pezzi come “Jealousy” “If She Cries” o “Love of The Loved”, quest’ultimo un vero e proprio omaggio a Lennon e compagni.

Il gruppo al CBGB’S ci suonò molto partecipando anche alla pellicola commemorativa”Blank Generation“.

Oltre ai Beatles, la musica dei Poppees è influenzata dal punk-rock di New York (gli Heartbreakers di Johhny Thunders su tutti). Non a caso, dopo i singoli per la Bomp i Poppees si divideranno in due formando due band di tutto rispetto: Boyfriends e Sorrows, due piccoli classici del power pop.

di lorenzobriotti