{"id":4427,"date":"2013-04-06T23:10:15","date_gmt":"2013-04-06T22:10:15","guid":{"rendered":"http:\/\/www.beautifulfreaks.org\/online\/?p=4427"},"modified":"2013-05-16T17:26:15","modified_gmt":"2013-05-16T16:26:15","slug":"stubborn-heart","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.beautifulfreaks.org\/online\/2013\/04\/stubborn-heart\/","title":{"rendered":"Stubborn Heart"},"content":{"rendered":"<h2>STUBBORN HEART<\/h2>\n<p><em>One Little Indian, 2012<\/em><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.beautifulfreaks.org\/online\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/stubborn-heart.jpeg\"><img decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-4672\" title=\"stubborn-heart\" src=\"http:\/\/www.beautifulfreaks.org\/online\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/stubborn-heart.jpeg\" alt=\"stubborn-heart\" width=\"225\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/www.beautifulfreaks.org\/online\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/stubborn-heart.jpeg 225w, https:\/\/www.beautifulfreaks.org\/online\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/stubborn-heart-150x150.jpg 150w\" sizes=\"(max-width: 225px) 100vw, 225px\" \/><\/a>Hanno di certo un cuore ostinato <strong>Ben Fitzgerald<\/strong> e <strong>Luca Santucci<\/strong>, duo di dj\/producer britannici, non di primo pelo, nel tentare di coniugare il soul degli anni \u201860-\u201870, il <em>pop sintetico<\/em> degli anni \u201880 e l\u2019elettronica degli ultimi quindici-venti anni. Un\u2019operazione difficile e non del tutto originale. Prima di loro hanno sperimentato tale approccio altri musicisti come <strong>SBTRKT<\/strong>, <strong>James Blake<\/strong>, <strong>Jamie Woon<\/strong>, ma i nostri hanno talento, e non \u00e8 un caso che il loro omonimo album di debutto, pubblicato dopo il 12\u201d Need Someone prodotto da <em>Kaya Kaya Records<\/em>, sia stato realizzato con la <em>One Little Indian<\/em>, etichetta con la quale collaborano artisti come <strong>Alabama 3<\/strong>, <strong>A.R. Kane<\/strong>,  <strong>Bj\u00f6rk<\/strong>. Cos\u00ec ascoltiamo loop e sequenze minimali immerse in atmosfere scure e distorte, che richiamano il <em>trip hop<\/em> pi\u00f9 tenebroso di <strong>Tricky<\/strong> e <strong>Massive Attack<\/strong> o certi ambienti urbani e rumoristici alla <strong>Aphex Twin<\/strong> o <strong>Radiohead<\/strong>. Ma a cambiarne completamente il registro \u00e8 la voce soulful e malinconica di Santucci, i brani si dischiudono in un\u2019espressione pi\u00f9 sentimentale ed emotiva. A momenti pi\u00f9 oscuri e intimisti come <em>Two Times a Maybe<\/em>, <em>Blow<\/em> o <em>Head On<\/em> si alternano inserti decisamente soul pur elettronici tipo <em>Better Than This<\/em>, <em>It\u2019s Not That Easy<\/em> (cover di un pezzo soul del 1967 di <strong>Reuben Bell &amp; Casanovas<\/strong>),  <em>To Catch a Spark<\/em> e soprattutto <em>Need Someone<\/em> che conclude il cd. Il dubstep evidente in tutto il lavoro perde un po\u2019 dei suoi bassi pi\u00f9 intensi e caratteristici per far posto a toni soul e pop, con un\u2019attitudine nostalgica e triste. Ed \u00e8 questa forse la qualit\u00e0 peculiare di Stubborn Heart, l\u2019ostinazione nel ricercare un filo conduttore nel linguaggio musicale degli ultimi decenni senza per\u00f2 nasconderne i cambiamenti, che non sono solo espressivi, ma anche contenutistici. Il risultato \u00e8 spiazzante, non sempre del tutto convincente, tuttavia piacevole e coinvolgente. Gli Stubborn Heart definiscono il loro stile soul elettronico, con una formula che accentua il lato soul, sottovalutando involontariamente la componente elettronica, relegata a pura forma; questo allontana la possibilit\u00e0 di una nuova sintesi e rischia di far cadere nel mainstream anche questo progetto. Ma al momento, attendendo ulteriori sviluppi, questo lavoro merita un giudizio pi\u00f9 che positivo e un ascolto attento.<\/p>\n<p>Voto: 7<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><em>Vincenzo Pugliano<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>STUBBORN HEART One Little Indian, 2012 Hanno di certo un cuore ostinato Ben Fitzgerald e Luca Santucci, duo di dj\/producer britannici, non di primo pelo, nel tentare di coniugare il soul degli anni \u201860-\u201870, il pop sintetico degli anni \u201880 e l\u2019elettronica degli ultimi quindici-venti anni. Un\u2019operazione difficile e non del tutto originale. 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