{"id":317,"date":"2009-07-15T17:07:13","date_gmt":"2009-07-15T16:07:13","guid":{"rendered":"http:\/\/www.beautifulfreaks.org\/online\/?p=317"},"modified":"2013-01-07T01:28:59","modified_gmt":"2013-01-07T00:28:59","slug":"beirut","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.beautifulfreaks.org\/online\/2009\/07\/beirut\/","title":{"rendered":"Beirut"},"content":{"rendered":"<p><strong><a href=\"http:\/\/www.beautifulfreaks.org\/online\/wp-content\/uploads\/2009\/07\/beirut.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-797\" title=\"beirut\" src=\"http:\/\/www.beautifulfreaks.org\/online\/wp-content\/uploads\/2009\/07\/beirut-150x150.jpg\" alt=\"beirut\" width=\"150\" height=\"150\" srcset=\"https:\/\/www.beautifulfreaks.org\/online\/wp-content\/uploads\/2009\/07\/beirut-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.beautifulfreaks.org\/online\/wp-content\/uploads\/2009\/07\/beirut.jpg 240w\" sizes=\"(max-width: 150px) 100vw, 150px\" \/><\/a>The March Of Zapotec<br \/>\n(Pompeii Recordings)<\/strong><br \/>\nIl Marzo di Zapotec \u00e8 l\u2019ultima fatica discografica di Zach Condon, giovanissimo poli-strumentista del New Mexico. All\u2019et\u00e0 di 17 anni, Zach si reca in Francia per 4 mesi e scopre la musica balcanica, innamorandosi perdutamente delle sonorit\u00e0 funebre. Tornato negli States si mette al lavoro sotto lo pseudonimo di \u201cReal People\u201d che si trasformer\u00e0 in Beirut dopo una sordida uscita solista. La contaminazione etnica \u00e8 una fiamma che non smette di bruciare e smuove il percorso dell\u2019artista in impervie contaminazioni melodiche. Basti pensare che la prima parte di \u201cMarch of Zapotec\u201d \u00e8 stata registrata con una banda di 19 elementi, solitamente impiegata per le cerimonie funebri nella zona di Oaxaca, nel profondo Mexico. Se ascoltate un brano come \u201cOn A Bayonet\u201d sar\u00e0 davvero difficile non percepire l\u2019atmosfera rarefatta dell\u2019estremo saluto\u2026l\u2019utima lacrima che rimane a mezz\u2019aria sospesa dalle incalzanti \u201cThe Shrew\u201d. A voler fare un paragone spontaneo e superficiale, sembrano far capolino i DeVotchKa, sedati di lexotan e narcotizzati in assetto, rigorosamente, acustico.\u00a0 La seconda parte del disco inizia con il racconto di una notte peccaminosa nei bassifondi di Marsiglia. L\u2019espediente pruriginoso serve ad introdurre ad atmosfere d\u2019elettronica minimale alla My Computer, Cornelius, ribaltando totalmente le prospettive d\u2019ascolto. In questa parte del lavoro Beirut vorrebbe essere \u201csperimentale\u201d ma si tuffa di testa nella banalit\u00e0 di strutture armoniche che si sgretolano con il passare degli ascolti. Regge l\u2019uso splendido della voce: profonda ed aliena, saturante e al contempo gelida. Beirut mette in scena ossimori melodici che solo i grandi artisti riescono a non far sembrare tremende pagliacciate. Questo disco non \u00e8 nient\u2019altro che la foto di un artista al bivio tra il manierismo balcanico e la sua dote canora ai servigi della tecnologia. Forse unendo gli opposti ne sarebbe uscito un lavoro pi\u00f9 interessante\u2026ma Beirut, qui, fa scegliere a voi.<br \/>\n(Tum)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>The March Of Zapotec (Pompeii Recordings) Il Marzo di Zapotec \u00e8 l\u2019ultima fatica discografica di Zach Condon, giovanissimo poli-strumentista del New Mexico. All\u2019et\u00e0 di 17 anni, Zach si reca in Francia per 4 mesi e scopre la musica balcanica, innamorandosi perdutamente delle sonorit\u00e0 funebre. 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