{"id":2304,"date":"2012-05-01T21:04:26","date_gmt":"2012-05-01T19:04:26","guid":{"rendered":"http:\/\/www.beautifulfreaks.org\/online\/?p=2304"},"modified":"2012-07-02T15:32:51","modified_gmt":"2012-07-02T14:32:51","slug":"diario-di-4040","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.beautifulfreaks.org\/online\/2012\/05\/diario-di-4040\/","title":{"rendered":"Diario di bordo a 40\u00b0 (sotto il diluvio universale!)"},"content":{"rendered":"<p>Wow!!! A che numero siamo arrivati??? Troppo, troppo lontano e ogni volta concedermi il tempo per raccontarvi cosa mi piace ascoltare\/vedere \u00e8 come concedere del tempo a me stessa, l&#8217;unica volta in cui posso dedicarmi alla musica, senza pensare troppo al gergo tecnico, a mostrarmi preparata sulla band o comunque senza troppe paranoie su chi dovr\u00e0 leggere una determinata recensione. Nel tempo ho scoperto (e l&#8217;ho fatto fare anche a chi ha letto il Diario) tantissime realt\u00e0 musicali che hanno meritato un minimo di attenzione, o solo di essere almeno menzionate, ho viaggiato, sudato, corso, bevuto, goduto e perch\u00e8 no, perfino pianto, di volta in volta, tornando a casa con una principale preoccupazione: registrare tutto ci\u00f2 che c&#8217;era di ricordare nella memoria (o in quel registratore disgraziato che ancora oggi mi ostino ad usare) per scrivere un&#8217;altra tappa di questo viaggio. A qualcuno potr\u00e0 sembrare una stronzata, qualcun altro lo avr\u00e0 letto con curiosit\u00e0, altri ancora avranno criticato le mie scelte musicali e\/o lessicali&#8230;io c&#8217;ho creduto, e ci credo ancora!<br \/>\nCos\u00ec quasi in sordina \u00e8 arrivato anche il numero 40 e con esso la sesta (accidenti!) tappa di questo vissutissimo racconto e sar\u00e0 per la pioggia che stanotte non mi lascia un attimo, sar\u00e0 per la strana sensazione di amarezza che mi ha lasciato quella insolita cover udita qualche ora fa, che mi trovo seduta a cavalcioni sul letto a cercare di persuadervi ad ascoltare quello che ho ascoltato io (e se lo faccio vuol dire che ne vale la pena)! Come sempre inutile che vi dica che i generi sono stati chiamati in causa quasi tutti e anche stavolta vi sar\u00e0 impossibile rimanere indifferenti, forse vi suoneranno familiari molte delle realt\u00e0 di cui parleremo, altre vi faranno venir voglia di saperne di pi\u00f9 o di cercare un live per smentire le mie personalissime opinioni riguardanti pensieri, parole, opere e omissioni (chiarissima citazione semi accertata!).<br \/>\nDiario di Bordo, parte sesta&#8230;let&#8217;s go!!!<\/p>\n<p><strong>THE HACIENDA<\/strong> &#8211; Pi\u00f9 volte citati da Bf, sono stati protagonisti di interviste e di un vecchissimo e acerbo Diario di Bordo di qualche tempo fa&#8230;oggi pi\u00f9 che allora il loro spettacolare live \u00e8 un&#8217;occasione divertente per godere di meravigliosa musica dal sapore di altri luoghi. Il loro nome non vi suoner\u00e0 certamente sconosciuto in quanto chiaramente ispirato dal locale di Manchester ed \u00e8 vessillo dell&#8217;interessantissima scena indie.rock italiana degli ultimi anni. Sono in questo &#8220;brutto&#8221; giro ormai dal 2003, ma la vera conferma arriva qualche anno pi\u00f9 tardi (nel 2010) con la pubblicazione dell&#8217;EP &#8220;Conversation Less&#8221; che ha allargato il raggio di interesse verso il gruppo fiorentino. La loro musica sprizza autenticit\u00e0 ad ogni nota, sar\u00e0 questo il motivo per il quale l\u2019Europa li adora, soprattutto posti generalmente ostili come la Repubblica Ceca e la Germania\u2026loro in effetti sono un po\u2019 cos\u00ec: pazzi scatenati\/nti dall\u2019aria disinvolta e indifferente. Non stupitevi se a met\u00e0 di un loro concerto starete l\u00ec a chiedervi se avete capito male la loro origine (italianissima!) e vi sembrer\u00e0 di trovarvi non troppo lontano dai sobborghi londinesi, dove la buona musica si fa per caso, cos\u00ec come viene! \u201cConversation Less\u201d \u00e8 stato osannato dalla critica di ogni genere ed \u00e8 un album straordinario, ricco di stile e da ascoltare tutto d\u2019un fiato, di quelli che quando li ascolti pensi che non ne potranno uscire di uguali, poi un giorno dal nulla il gruppo se ne esce con \u201cPicking pennies off the floor\u201d ed \u00e8 la conferma all\u2019opinione positivissima che gi\u00e0 avevo di loro. Ogni loro concerto \u00e8 occasione lieta di risa e ilarit\u00e0, la loro simpatia, oltre che eccellenza musicale, supera la soglia consentita dalla normalit\u00e0 e la naturalezza con cui affrontano palchi ardui e sconosciuti \u00e8 lodevole. Paroloni a parte si possono bere fiumi di birra e riuscire a scandire il tempo che passa solo da quello, se non fosse che ad un certo punto i concerti finiscono, nessuno si sposterebbe dal proprio posto, se non per accennare\u00a0 qualche passetto mooolto brit. Bravi, bravi quanto lo erano gli Oasis prima di divenire gossip pari e rovina famiglie o quanto i Blur prima di trasformarsi in cartoni animati inanimanti. Se vi piace il genere o solo l\u2019idea che vi \u00e8 rimasta del defunto, correte a sentirli da qualche parte, vi accorgerete che finalmente esiste qualcosa che qualcun altro potrebbe invidiare alla nostra Italia.<\/p>\n<p><strong>JOHN DE LEO<\/strong> \u2013 Se potessi allegare a queste sterili pagini le emozioni che mi hanno condizionata durante questo concerto sicuramente sarrebbe tutto pi\u00f9 chiaro. E\u2019 grande autore, un eccellente interprete ed un performer all\u2019altezza di qualunque palchi (e dire che nella sua carriera sono stati tantissimi e di ogni tipo, pure l\u2019Ariston, ve lo ricordate no quando con i Quintorigo shoccarono SanRemo con la straordinaria \u201cBentivoglio Angelina\u201d e \u201cRospo\u201d? E non solo\u2026)\u2026I Quintorigo sono stati tra i gruppi che pi\u00f9 ho amato da quando ho il coraggio di ascoltare musica, e con estremo piacere e assoluta fortuna il John De Leo che mi aveva lasciata sotto shock anni fa lo ha rifatto, anzi lo ha fatto in modo ancora pi\u00f9 incisivo. Per molto meno di due ore (purtroppo) ha calibrato tutte le attenzioni su di un piccolissimo palchetto con su una chitarra (quella del bravissimo Fabrizio Tarroni, eccezionale musicista e tale anche ai cori) spaziando tra atmosfere musicali assolutamente insolite ed un\u2019estensione vocale sempre pi\u00f9 aliena piuttosto che umana\u2026La sua voce sensualissima e calda, ancora una volta \u201ctrattata\u201d come uno strumento, assecondata, accarezzata, anche sfidata, attorcigliata a loop estremi e ripetuti all\u2019infinito ma che ogni volta suonavano in modo diverso. L\u2019ultimo lavoro in studio ormai risale a troppi anni fa, \u00e8 \u201cVago svanengo\u201d eccezionale esempio di cantautorato aulico ed autentico di un\u2019artista che dell\u2019originalit\u00e0 ne ha fatto il punto d\u2019inizio. Per chi ricorda (spero un po\u2019 tutti) Demetrio Stratos \u00e8 un gioco da ragazzi capire cosa fa De Leo\u2026totalmente fuori gli schemi canori e stilistici puri, rappresenta la qualit\u00e0 assoluta, che ormai in Italia si tende a dimenticare un po\u2019 troppo spesso! A met\u00e0 strada tra la musica d\u2019autore e la letteratura, il concerto assolutamente minimale, possiede un certo carisma teatrale, fascino e bellezza tutto insieme, e credetemi nessuno intorno a me aveva il coraggio di dire una sola parola\u2026Salta all\u2019occhio l\u2019incredibile goffaggine di questo strano personaggio, una certa simpatia infantile confermata da un\u2019esperimento canoro eseguito con l\u2019ausilio di un registratore giocattolo . Dal 2005 ormai la sua strada si \u00e8 allontanata da quella dei Quintorigo e da allora si \u00e8 fatta sempre pi\u00f9 forte il prepotente carisma di questo incredibile artista\u2026se qualcuno di voi avesse un minimo dubbio \u00e8 giusto che si conceda un concerto di De Leo, lo deve alla musica, ma soprattutto lo dovete a voi stessi\u2026questa volta non scherzo, rimarrete senza parole almeno per un\u2019ora buona!<\/p>\n<p><strong>FRANKIE MAGELLANO<\/strong> \u2013 E\u2019 un folle visionario e come si fa a non andare ad un suo concerto quando \u00e8 proprio a portata di mano dietro l\u2019angolo di casa??? E\u2019 un dovere assolutamente da compiere\u2026\u00e8 come concedersi un ritorno alla giovinezza, all\u2019et\u00e0 delle favole (per chi come me ormai le avesse dimenticate) quando bastava un racconto fantastico per farci andare lontano. Quelli di Frankie non sono racconti fantastici, solo meravigliosamente reali ma narrati con la magia con cui si parla ai fanciulli. In casi come questo si dovrebbe prima concentrare l\u2019attenzione sul significato vero e proprio del \u201cfare teatro\u201d, ma spiegare l\u2019insieme di stili rubati qua e l\u00e0 ad esso e alla musica d\u2019autore sarebbe come banalizzare un progetto che va ben oltre la catalogazione.\u00a0 La carriera di questo particolare progetto risale al 1995, da allora lo straordinario autore\/attore\/interprete ha viaggiato e ha fatto viaggiare in mete sconosciute e poetiche con l\u2019ausilio dei grandi musicisti che lo accompagnano: una chitarra, un contrabbasso, un pianoforte, una batteria, Frankie e nient\u2019altro. Credetemi, vi baster\u00e0 eccome, per un momento sar\u00e0 come staccare la spina e abbandonarsi all\u2019arte del teatro, quello drammatico e ironicamente recitato. Si possono leggere grandi cose a proposito di questo particolare progetto\u00a0 e si pu\u00f2 cercare di incanalarlo dentro dei canoni stilistici ben precisi, ma \u00e8 un\u2019impresa assai ardua, l\u2019unico modo di giudicare (non lucidamente) qualcosa del genere \u00e8 trovarsi di fronte a questo spettacolo, dimenticandosi degli attori stessi e di tutti gli spettatori intorno, solo ascoltando la \u201cfantomatica recita\u201d, magari chiudendo gli occhi, il resto verr\u00e0 da s\u00e9! Per descrivervi le sensazioni che potreste provare citer\u00f2 l\u2019autore stesso, che ad ogni gesto d\u00e0 regala un particolare significato, in questo caso ogni canzone recitata diventa improvvisamente \u201c\u2026una seconda vita, viene eseguita al fine solo del piacere.\u201d. Ma dopo una premessa del genere magari le aspettative saranno entusiasmanti\u2026lasciatevi andare, tutto potrebbe andare esattamente come pensate\u2026a vostro rischio e pericolo e ricordatevi che (come dice un loro lavoro discografico) prima o poi lui vi manger\u00e0!<\/p>\n<p><strong>ANZIKITANZA<\/strong> \u2013 Sono passati ormai dieci anni da quando per la prima volta gli Anzikitanza presero sul serio l\u2019idea di dare vita ad una grande (sia di numero che di intenti!) realt\u00e0 musicale\u2026e da qui al secondo e particolare lavoro in studio, \u00e8 Questione di Stile l\u2019ultimo e attesissimo album del gruppo pseudo catanese. C\u2019\u00e8 chi lo ha definito un lavoro stilisticamente ibrido, a me piace pensare che invece in esso sono convogliati tutti i gusti musicali dei componenti e le lezioni imparate durante questi anni di progetti e concerti in giro per l\u2019Italia. Sono stati etichettati come i figliocci di Roy Paci, definizione che a loro non proprio calza a pennello, in quanto figli adottivi dei grandi nomi del raggae e del rock steady giamaicano, sono ben altri i nomi a cui si sono ispirati per giungere fino a questo punto. Sulla loro strada prestigiosi palchi e innumerevoli collaborazioni, da Udine a Rosolini, una carriera fatta di riconoscimenti e di grandi amici, gli stessi che nel tempo sono diventati collaboratori! Durante la presentazione dell\u2019album, in vendita da qualche giorno, la veste del gruppo diventa pi\u00f9 classica e patinata, adatta al riarrangiamento acustico di alcuni pezzi fatto apposta per l\u2019occasione. Il palco di un teatro\/libreria per\u00f2 li mette un po\u2019 troppo in imbarazzo quindi dopo un po\u2019 si inizia a far casino, i fiati smettono di comportarsi da \u201cbravi ragazzi\u201d e le percussioni riprendono il loro posto accanto ai ritmi caldi della batteria! Una voce femminile dolce e ammaliante, un \u201ccantastorie\u201d greve e affascinante, altri sette musicisti e il gioco \u00e8 fatto: i toni del raggae si smorzano e il ritmo in levare coinvolge persino un timido tango (e come dicono loro \u201cNon ci resta che piangere coltivando speranze\u2026\u201d) ma ahim\u00e8, la vita \u00e8 fatta anche di tristi realt\u00e0, soprattutto negli ultimi tempi, ecco perch\u00e9 anche il\u00a0 brio musicale de \u201cLa questione meridionale\u201d si interrompe quando si ascoltano le tristi parole\u00a0 che raccontano una diversit\u00e0 economica e culturale ancora troppo pesante da sopportare e sostenere. Gli Anzikitanza sono grandi comunicatori, al di l\u00e0 dei gusti musicali e di chi va a vedere i loro concerti, fanno della parola (italiana, inglese e dialettale) il principale mezzo per arrivare a tutti coloro che si trovano ad incrociare il loro cammino artistico. La magia di un loro live \u00e8 legato all\u2019incredibile carisma di tutti e nove gli elementi e alla forza della musica in levare, ancora troppo sottovalutata\u2026Cercateli e se vi siete messi in testa di trovare i soliti musicisti con i dreadlocks cambiate prospettiva, potrebbe piacervi tutto ci\u00f2.<br \/>\nIl Diario di Bordo giunge alla fine (forse vera e propria) inutile ribadire tutto il divertimento e la speranza legati ad ogni singola parola riportata in tutto questo tempo\u2026ancora una volta rimane a voi l\u2019ultima parola, i miei sono solo divertenti suggerimenti d\u2019ascolto. Vi lascio con quella che forse rimarr\u00e0 la citazione pi\u00f9 sentita (e qui non si tratta di ascoltare!) \u201c\u2026e non ci resta che piangere coltivando speranze, noi fotografi liberi degli eventi che cambiano, e non ci resta che scrivere parole amare, suonando liberi, liberi cos\u00ec.\u201d (Anzikitanza)\u2026e mai parole furono cos\u00ec azzeccate.<br \/>\nStay freaks\u2026on the road\u2026sempre!<\/br><br \/>\nPer contatti e info: Maruska Pesce <a href=\"http:\/\/www.facebook.com\/indiemska.pesce\" target=\"_blank\">www.facebook.com\/indiemska.pesce<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Wow!!! A che numero siamo arrivati??? 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