{"id":199,"date":"2009-07-14T14:55:33","date_gmt":"2009-07-14T12:55:33","guid":{"rendered":"http:\/\/www.beautifulfreaks.org\/online\/?p=199"},"modified":"2009-07-14T21:46:31","modified_gmt":"2009-07-14T19:46:31","slug":"lucianna-argentino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.beautifulfreaks.org\/online\/2009\/07\/lucianna-argentino\/","title":{"rendered":"Lucianna Argentino"},"content":{"rendered":"<p><strong>Diario inverso<br \/>\n(Manni)<\/strong><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"size-thumbnail wp-image-222 alignleft\" title=\"luciannaargentino\" src=\"http:\/\/www.beautifulfreaks.org\/online\/wp-content\/uploads\/2009\/07\/luciannaargentino-150x150.jpg\" alt=\"luciannaargentino\" width=\"150\" height=\"150\" \/>Diario inverso \u00e8 un viaggio a ritroso, nei labirinti dell\u2019animo, per assecondare quei flussi che portano a metabolizzare una stagione del sentimento facendo ricorso al verso. Lucianna Argentino ha tutta la lucidit\u00e0 e la maturit\u00e0 poetica per conseguire i migliori risultati con omogeneit\u00e0 e stile, lascia ampio respiro tanto alla fruibilit\u00e0 dell\u2019opera quanto alla cosmografia interiore e, soprattutto, non perde mai di vista acume e spessore. Solenne incalza il tempo, \u201ccompiuto \u00e8 l\u2019anno, invertita la rotta\/ed \u00e8 risacca che spagina il tempo\u201d, salvifica urgenza di esserci e altrove, varcando il frammentario caos sedimentato, lo smarrimento. L\u2019 \u201caltrove dove le cose si spogliano\/di vaghezza\u201d, dove l\u2019 \u201cabbraccio senza il calore delle braccia\u201d altrui torna di riferimento. \u201cLuce nepente\u201d e poche altre, misurate ricercatezze linguistiche coronano un essenziale, elegante e suadente versificare per un \u201cpresente puro\u201d, \u201cmondato dell\u2019attesa\u201d, ma anche \u201csativo\u201d. Ricorrono elementi religiosi, a partire da uno \u201csguardo cireneo\u201d, \u201cstrenua difesa\u201d sull\u2019altro \u201csguardo\u201d, quello \u201cmanicheo\u201d. Anamnesi che, talvolta, non sono prive d\u2019invettive per l\u2019 \u201cottuso sdegno\u201d che \u201caccelerava il disincanto\u201d di una \u201cluce giunta da una stella morta\u201d, luce tramontata e che svela \u201cil diniego, la resa\u201d. Al di l\u00e0 di ogni pi\u00f9 che naturale e congeniale negazione, affiorano, tuttavia, \u201cdue lepri bianche braccate dalla loro stessa paura\u201d, le mani. \u201cCoraggio perso \u00e8 il suo guardarmi\u201d. \u201cChi pu\u00f2 dirmi chi sono\/se lui non mi \u00e8 pi\u00f9 specchio?\u201d sono emblematiche rivelazioni della dicotomia amorosa, perdita d\u2019identit\u00e0 e orientamento. Mimesi nella stasi domenicale, i \u201cgerani\/stanno pazienti contro il luccichio dei vetri\u201d. Resta un \u201clento ritirarsi delle cose\/alla strenua avanzata degli anni\u201d tra \u201cmulinelli d\u2019aria e foglie secche\u201d\u00a0 per un \u201ccanto rinnegato\u201d (\u201cradice breve \u00e8 quanto ci ha uniti\u201d), ma anche la rivisitazione di una \u201cchiaroveggenza possibile solo\/nell\u2019infanzia\u201d, dove imbattersi in un poetico \u201csentiero dumoso\u201d, chiave di una vita poi \u201cadulta\u201d. \u201cL\u2019aut-aut imposto al mio ventre in festa\u201d richiama il sempre pi\u00f9 ravvivato dibattito intorno all\u2019aborto ma qui, come altrove, \u00e8 in ogni caso il femminile, la madre terra, a discernere del seme. Evocativa e visionaria del reale quando \u201cguaisce il vento braccato dalla geometria\/delle strade\u201d, trasalendo per una blasfema panchina di periferia, l\u2019autrice raccoglie \u201csfatta l\u2019emozione mietuta fuori stagione\u201d, percorre \u201cbinari in disuso dell\u2019impallidito destino\u201d. Si celebra il \u201ccommiato dell\u2019anima\u201d \u201cdall\u2019arco teso dell\u2019avvenimento\u201d, e non solo lo si accetta. Del resto, il rito funebre, \u00e8 insito nella tradizione, congedo per altra esistenza nel patrimonio stratificatosi. \u201cRammendavo la distanza\u201d \u00e8 il tentativo ostinato e comunque mai vano opposto all\u2019irreversibile, cosciente riflesso che \u201ctriste \u00e8 pure non avere nulla da rimpiangere\u201d malgrado non restino che \u201cfisionomie\/di cartone rosicchiato dai topi\u201d a testimonianza dell\u2019evento. Considerazioni di apertura al nuovo, sebbene sottaciute, trapelano in chiusura perch\u00e9 \u201cmanca la poesia\/nel giorno sceso in cenere\u201d ed \u00e8 ormai forzata \u201cla veglia stanca e irragionevole\/al dio liquefatto nell\u2019inchiostro\u201d. Nel complessivo quotidiano incedere di una volgarit\u00e0 strisciante, qui la voce della scrittura ancora distingue, media ed elabora l\u2019imponderabile umano nel divenire della sua esperienza, discende nelle radici pi\u00f9 profonde, ricerca una dimensione per quanto ci accomuna. Del resto, il sondare oltre nel \u201ctravaglio del tempo\u201d, \u00e8 condizione sincera ed irrinunciabile per i poeti nella contemporanea \u201csperimentazione di stati interiori\u201d, indagine indispensabile e qualificante la poetica in accordo all\u2019introduzione di Marco Guzzi intitolata \u201cvedere altro\u201d.<br \/>\n(Enrico Pietrangeli)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Diario inverso (Manni) Diario inverso \u00e8 un viaggio a ritroso, nei labirinti dell\u2019animo, per assecondare quei flussi che portano a metabolizzare una stagione del sentimento facendo ricorso al verso. 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