The Bell



E’ successo come dicono loro. E’ stato il mio incontro segreto. Fuori dalle luci del palcoscenico, dove non ti aspetti di trovare. E invece, puntuale, il din don arriva e capisci subito che è diverso dagli altri. La mattina dopo apri gli occhi e lo senti ancora. Non è stato solo per una notte. E’ la mia new wave. E la campana suona per me.

All’origine della band.
Comporre musica diretta a più di 50 fighetti svedesi. Ci siamo messi insieme e creato canzoni pop a dispetto dell’indie-drone-electro che tanto va ora.

E questo nome, “The Bell”?
E’ nato una domenica mattina, una di quelle domeniche rilassanti piene di suggestioni esterne. Sul momento suonava come un’opera artistica piuttosto che il nome di una band. "The Bell and The Glass" è un pezzo fantastico di Christian Marclay, che è la rappresentazione poi di un lavoro di Marcel Duchamps. La più grande collezione di Duchamps al mondo è al museo moderno di Philadelphia, dove suona la famosa Liberty Bell. Il nostro nome è così un tributo e una diretta continuazione alla linea Duchamps-Marclay. Marclay inoltre, ha fatto un’opera meravigliosa per una versione del vinile di “Sound of Silence” di Simon and Garfunkels, che si guarda ma si ascolta. Cosciente di quante persone l’avessero ascoltato, ha ben pensato che il visual del disco da solo bastasse a scatenare il playback nella mente delle persone.

Quando pensi ad una band svedese, l’immagini metal o indie pop. Voi avete il sapore nostalgico degli anni 80. Quanto appartenete a quegli anni e in cosa vi sentite diversi?
Avevo 8–18 negli anni ’80, immagino di esserne stato influenzato per forza di cose ma non mi sento un nostalgico. Il panorama delle band svedesi è ampio, dalla vastissima scena metal, alle migliaia di band indie che girano per il mondo, fino ai super hip electro disco, garage rock per non dimenticare la scena soul e mod che a Stoccolma è gigantesca. Non c’è un’identità chiara e noi di conseguenza…

Le fonti d’ispirazioni dei the Bell. Artisti, film, musica, scenari.
Tarkovsky, Bergman, Arvo Pärt, il socialismo, l’esistenzialismo. Oggi, questo è. Ma l’ispirazione cambia sempre no? C’è sempre qualcosa da prendere, a cui attingere, l’abbiamo fatto da anni ma il prossimo passo sarà ridurre. La mia creatività attinge molto dai dischi e dai libri ormai fuori moda, li preferisce ai nuovi che escono in continuazione…

Make some quiet è un album notevole. Me lo racconti ?
Volevamo creare qualcosa che restasse più a lungo del solito album “in” per il 2008. Il tempo di ideazione e sviluppo è stato lungo; ti accorgi delle tessiture e delle sfumature che compongono il lavoro solo quando lo ascolti più volte. Ogni canzone non si svela subito, va svelata e nasconde sorprese. Anche la scrittura dei testi ha coinvolto un lungo periodo. Ero in preda a pene sentimentali, amore, estasi familiari e altri stati d’animo diversi e confusi. Il prossimo album sarà invece molto più focalizzato e concettuale.

Parlando di cuore, “I am history” è una canzone da tremore cardiaco. I Church incontrano i Depeche Mode e…
…mi diverte sentire dei Church e dei Depeche, due band incredibili davvero, ma sapessi quanti altri riferimenti c’hanno visto dentro e le opinioni sentite su questa canzone. E’ stata tra le prime che abbiamo creato e di fondo quella che ci ha fatto decidere di provarci davvero. Il desiderio era una tipica canzone indie in stile Creation ma col feeling elettronico di un brano disco. Abbiamo grato il video da soli con le royalty del materiale gratis trovato on line!

Con chi vi piacerebbe collaborare?
Con qualcuno come John Cale, Lou Reed or Bowie, una leggenda vivente. Anche Jason Pierce ma finirebbe col sangue, ne sono quasi certo.

Amo il vostro sound ma confesso di essere di parte. Si sente parlare pochissimo di voi in giro e mi chiedo, che aspettate per i riflettori?
Considera che ora siamo con una piccola etichetta americana e non siamo una touring band. Crediamo nella produzione di un repertorio e nell’abilità che necessita la costruzione di una buona canzone. Non abbiamo il look o lo stile che vuole il mercato di massa. Siamo forse più una band segreta fatta per persone che amano scoprire e affezionarsi col tempo piuttosto che “salti in padella”. Preferiamo l’amore duraturo a quello di una notte. Dopo tutto siamo dei romantici. Siete in tour? A quando in Italia?
No. Arriveremo sul palco quando sarà il momento giusto. Per ora ci sentiamo più a nostro agio nello studio nei panni di nerd.

Progetti?
Prossimo autunno usciamo col secondo album. Sarà molto più elettronico, strumentale e d’atmosfera. Abbiamo fatto fuori il pop dal nostro sistema con “Make some quiet”, ora è tempo di lasciare un segno come la più moderna band in circolazione.
(ADL - lessia.deluca@gmail.com)

Per saperne di più: www.myspace.com/thebelltheband

 

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