Delitto per delitto di Craig Warner (tratto dal romanzo di Patricia Highsmith)
Teatro Sala Umberto - con A. Gassman e G. Fiorello - Regia di Alessandro Benvenuti
La vicenda, psicologicamente emozionante, è stata messa in scena molto bene. Si è fatto spesso uso di escamotage cinematografici, come sottofondi musicali, voci fuoricampo e sovrapposizioni spaziali e temporali che hanno reso davvero avvincente il racconto. Inoltre i due protagonisti hanno recitato con grande energia e convinzione soprattutto nei momenti di maggiore phatos, regalando ad entrambi i personaggi lo spessore psicologico e drammatico mancante quasi del tutto nell’omonima interpretazione dello scritto da parte di Hitchcock.
…Si raffiguri l’anima come la potenza d’insieme di una pariglia alata e di un auriga. Ora tutti i corsieri degli dèi e i loro aurighi sono buoni e di buona razza, ma quelli degli altri esseri sono un po’ sí e un po’ no. Innanzitutto, per noi uomini, l’auriga conduce la pariglia; poi dei due corsieri uno è nobile e buono, e di buona razza, mentre l’altro è tutto il contrario ed è di razza opposta. Di qui consegue che, nel nostro caso, il compito di tal guida è davvero difficile e penoso…
[Platone, Opere, vol. I, Laterza, Bari, 1967, pagg. 752-758]
Mentre uno dei due legge queste parole dal Fedro di Platone, li vedi lì davanti: uno vestito di bianco, l’uomo retto, pieno di ideali e spirito creativo, con grandi sogni, l’altro tutto di nero, spregiudicato, assetato di vita, senza progetti e alla ricerca di uno scopo. E subito ti chiedi chi trascinerà l’altro.
La storia è un dramma psicologico che riprende questa antica parabola di Platone. Anche qui si vuole dimostrare come in ognuno di noi c’è il meglio e il peggio, le intenzioni e le pulsioni migliori e la disperazione e l’odio più cupo. Il nero, Charlie, travolge il bianco, Guy, e la sua vita, dandole prima la spinta per compiere il grande balzo: l’uccisione della moglie di fatto libera il suo spirito creativo e la sua vita sentimentale… poi però viene l’abisso: secondo il patto detto/non detto, il delitto deve essere ricambiato e Guy deve uccidere il padre di Charlie.
La persecuzione del “nero” è tale e totale che alla fine il folle gesto viene compiuto.
E non è la fine. I due si rivedono ancora… è come se Charlie cercasse di entrare nella vita normale e “sana” di Guy, di essere sollevato verso l’alto dal cavallo bianco, così come aveva trascinato entrambi verso l’abisso del delitto.
Ma non sarà così, alla fine Charlie si suicida, malato e disperato. Guy non l’ha salvato né lo hanno fatto i due omicidi da lui architettati.
E per Guy uno spiraglio di speranza esiste solo nel momento in cui accetta il gesto folle che ha compiuto, il dramma che ha vissuto è oggettivato nel racconto alla moglie… l’accettazione della sua parte malvagia, coinvolta suo malgrado (ma fino a che punto?) in due omicidi, è l’unico modo per riprendere il controllo della sua anima e della sua vita.
Ma è anche l’amore che salva (in questo caso la vicinanza e l’aiuto della nuova moglie), e qui torna Platone, per il quale le ali spezzate delle anime cadute sulla terra possono ricrescere solo se nutrite dall’amore…
Un messaggio per tutti i Guy e Charlie che si agitano nel nostro cuore?
Forse dietro l’odio, l’aggressività, il desiderio di onnipotenza (guidare il destino, avere il potere di togliere la vita) si cela solo un grido di disperazione e solitudine…
Forse la salvezza è nell’accettare la parte di noi che meno ci piace, che rinneghiamo…
E l’amore è spesso un’ ancora di salvezza, o meglio un’ ala per tornare a volare…
E in fondo, soprattutto, che…TUTTO BIANCO O TUTTO NERO NON ESISTE.
Cassandra.m@libero.it