Antonio e Cleopatra di W. Shakespeare
Musiche dal vivo dei Dounia - Regia di Ninni Bruschetta
E così ho aperto la mia stagione a teatro andando a vedere “Antonio e Cleopatra”...un classico, una tragedia di grande intensità come solo Shakespeare sapeva scrivere.
La "tragedia del disincanto" la definisce Ninni Bruschetta, il regista. In questa opera l'autore riesce a mostrare la miseria umana chiusa tra le sue passioni e la sua corruzione e a suscitare mille interrogativi. E allora, cos’è l’amore? Quel sentimento che acceca e annienta una persona come succede ad Antonio che sembra a volte incapace di intendere e di volere, totalmente soggiogato dalla sua regina d’Egitto ? E come deve essere giudicato un uomo che rinuncia al suo mondo, al suo ruolo politico, per rinchiudersi in un limbo di amore?
Sono da notare le diverse prospettive di lettura possibili che rendono l'opera come un diamante dalle molte sfaccettature…
Cleopatra mangiatrice di uomini, ma allo stesso tempo vittima del suo amore che la porterà alla morte, puttana come l’appellano a Roma o semplicemente donna che ama un uomo?
E Antonio cos’è? Perdente, valoroso soldato ormai rammollito o vittima degli eventi, di personalità forti e soggioganti come quella di Cleopatra e di Cesare? Folle a fare del suo amore per Cleopatra la sua ragione di vita o vero saggio che fugge da un mondo ipocrita e violento? E ancora Cesare, questa immensa figura inquietante che tutto domina e tutto organizza (veramente ben recitato) è il vero pacificatore e riorganizzatore che la tradizione ci tramanda o come si legge tra le righe di Shakespeare un ambizioso e fortunato che, pur di raggiungere il suo obiettivo tutto arraffa e tutto distrugge (nemici, alleati, felicità dei cari, in questo caso la sorella Ottavia, sposa di Antonio)? E oltre a tutto questo, il dramma nel dramma del consigliere di Antonio, combattuto tra il suo senso dell’amicizia e la delusione per il cambiamento del suo comandante ormai non più capace di essere un buono stratega e nemmeno un buon uomo politico, dilaniato tra la fedeltà al suo ideale di comandante e la possibilità di salvarsi. Alla fine muore, questo grande personaggio...ha tradito, ma non sfrutta il tradimento per salvarsi, muore maledicendosi per il suo gesto. Si deve condannare chi tradisce l’amico, chi si vende al nemico? Ma chi non ha vissuto dentro di sé lo stesso dramma di questo personaggio quando al posto della persona cara che stimava e amava ritrova una persona che non riconosce più, che non può più stimare pur continuando ad amarla? Chi è il primo ad abbandonare l’altro? Enobardo o Antonio?
Quando sono uscita dal Valle avevo tutte queste idee in testa e penso che qualsiasi cosa riesca a risvegliare le nostre coscienze e a farci porre delle domande è qualcosa che vale la pena vedere o ascoltare o leggere.
Due parole solo sulla messa in scena. Premettendo che non sono una grande amante dei riadattamenti e delle modernizzazioni, posso dire che ho apprezzato questa realizzazione che trasmette in pieno la forza e il patos del testo originale. Interessante anche la presentazione della scena, ovviamente spoglia, ma piena di candelabri che creano un bel gioco di luci e la presenza sulla scena di tre musicisti che suonano dal vivo le musiche che accompagnano gli attori. Da segnalare l’escamotage del far susseguire una scena all’altra in modo velocissimo, cosicché si passa da Roma all’Egitto come se si stesse guardando un film o un flusso di coscienza.
La scena più bella? Quella iniziale nella quale i tre musicisti salgono a turno sul palco e iniziano a suonare, entrano gli attori che iniziano ad accendere i candelabri e l’ancella di Cleopatra intona una preghiera in una lingua incomprensibile proiettando subito lo spettatore in un mondo lontano e misterioso come è l’Egitto.
Cassandra.m@libero.it