Il Teatro Degli Orrori



Una delle band più interessanti del panorama indipendente nazionale: Il Teatro degli Orrori, ospite di Radiolevano 2007, sono un’ esplosiva band formata da Gionata Mirai - chitarra, voce; Francesco Valente - batteria; Giulio Ragno Favero - basso, chitarra, voce; Pierpaolo Capovilla – voce. I nostri cari musicisti provengono da progetti già affermati quali One Dimensional Man e Super Elastic Bubble Plastic. La loro è una sfida, una seria sfida al tutto il mercato discografico italiano e un modo originale per mettere la vita reale in scena. Questa è un’ intervista piena zeppa di storie, sentimento e ironia.

Dove, come, quando nasce Il Teatro Degli orrori? E Perché.
Pierpaolo: “ Devo rispondere io?’ … ‘ Certo è colpa tua!!’ (gli fa eco il resto della band).
P.: “Diciamo che è una storia lunga, sono passati un paio di anni ormai, ci siamo trovati prima io, Gionata e Franz. Volevamo vedere se veniva fuori un progetto parallelo ai nostri rispettivi gruppi, poi abbiamo chiesto a Giulio, dopo un po’ che suonavamo insieme, di unirsi alla band. Abbiamo così cominciato a provare come un quartetto e tutto e iniziato a diventare un po’ diverso, alla fine il nostro non è più un side-project, ma un gruppo vero e proprio. Una cosa seria. Ci siam messi a provare e abbiamo costruito un repertorio, in due anni, che è diventato il nostro primo disco, ‘Dell’ Impero delle Tenebre’“.
(Qui Pierpaolo ci spiega il perché del progetto a modo suo) .
P.: “ Al perché non ti rispondo … Perché è come chiedere a un prete perché si è fatto prete. La nostra è stata una scelta vocazionale, cominci da ragazzino, ti piace fare questa roba e la fai, è la vita. Un perché non c’ è”.

Influenze nella musica de Il teatro degli Orrori.
Giulio: “Penso che si sentano. Bene o male la scuola è sempre quella degli One Dimensional Man e dei Super Elastic bubble Plastic, la scuola di Chicago, ma la differenza fondamentale sta nel cantato in italiano. Poi, a noi piace quel tipo di musica e penso si senta“.

Cosa aspettavate ad uscire fuori. Vista la forza che sprigionate.
P.: “È da un po’ di tempo che penso di arrivare alle cose fighe con un po’ di ritardo. Però ci arrivo. In realtà c’ è una certa puntualità nel ritardo. Abbiamo semplicemente fatto un disco in italiano, fatto con il senno di poi. Sappiamo quello che non vale la pena cantare”.

Un disco, Dell’Impero delle Tenebre, uscito nell’ aprile 2007, e che in poco tempo si è preso molte critiche positive dalla stampa specializzata.
P.: “Soprattutto quella, è il pubblico che manca (ride)“.
G.: “Il consenso della critica c’ è stato e ci fa piacere, ma anche quello del pubblico pian piano sta venendo fuori. Abbiamo venduto già una buona parte dei dischi stampati e nei nostri concerti il calore del pubblico non manca, anzi è in ascesa”.

Io paragonerei il vostro primo disco a dischi fondamentali, seminali per la musica Made in Italy, quali Germi (Afterhours), Catartica (Marlene Kuntz), etc...
G.: “Noi rispetto ai Marlene Kuntz o agli Afterhours siamo partiti da un gradino più alto di aggressività, siam partiti un po’ più cattivi. Anche se poi nel nostro disco ci sono anche degli episodi tranquilli e più verso il pop“.
P.: “Io direi che abbiamo fatto un disco rock, abbiamo fatto un disco di genere. Noi non siamo dei musicisti a trecentosessanta gradi, magari un giorno lo saremo. E come fare del cinema, puoi fare una commedia, una spy story o un gangster movie, ecco noi siamo vicini a questa terza categoria”.

Come vi è venuta in mente l’ idea del nome, paragonandovi al teatro della crudeltà di Artaud?
P.: “Perché il teatro della crudeltà è quella voglia di fare del teatro che fosse vita reale, la vita messa sul palcoscenico. Quello che cerchiamo di fare è vero, niente è finzione, allora ecco perché Artaud più che Peter Brook, per esempio. L’ idea è di mettere in scena quello che siamo. Noi non siamo un gruppo Glam, non siamo moda, siamo il rock come piace a noi messo a nudo davanti alla gente. Siamo vocazionali, lo facciamo perché ci piace”.

Parlateci delle vostre canzoni. Ce ne è una in particolare a cui siete legati?
P.: “Le canzoni hanno tutte una storia, si legano tra loro in base al legame che tu vuoi sentirci. Magari qualche episodio può essere più legato alla realtà come La Canzone di Tom, pensata su una persona, un amico morto in un incidente stradale. È la descrizione dell’ attimo che passa tra il dolore e il dimenticare“.
G.: “Il bello di questa canzone è che è stata la prima che abbiamo fatto in italiano. Prima era in inglese e quando il testo è stato tradotto e adattato in italiano abbiamo sentito l’esigenza di abbandonarla perché per noi, emotivamente, era troppo forte. Poi è tornata e ora la suoniamo più facilmente. È sicuramente uno degli episodi più significativi del disco. Poi, come diceva Pierpaolo, ogni nostra canzone è la creazione di un evento che poi tu ascoltatore, fai tuo“.
P.: “Bisogna saper ascoltare le canzoni in maniera consapevole, per dirla alla Demetrio Stratos. Ciò che io scrivo non è più mio quando diventa canzone, ma di chi ascolta. L’ unico mio compito è quello di resuscitare la morta parola scritta e farla vivere sul palco“.

Suggestivi sono i vostri live … sprigionano una potenza raramente vista . Un Carrarmato Rock detta alla Teatro degli Orrori!!
… (A questo punto Pierpaolo ci racconta un episodio vissuto da bambino, che ci svela il perché del titolo della canzone Carrarmato Rock. Con una zia suora, Redenta, rimase colpito da un concerto a Jesolo … mille risate!)
P.: “I nostri concerti, come ho detto prima, sono la vita messa in scena. È tutto vero“. Il vostro rapporto con La Tempesta Dischi che ha creduto in voi?
G.: “Diciamo che La Tempesta Dischi sono i Tre Allegri Ragazzi Morti che, essendo musicisti, sanno come ragiona un musicista e dunque non è stato difficile trovarci subito in sitonia. Si sono appassionati al nostro progetto. Lasciano ai gruppi la gestione totale del progetto e questo in Italia non è facile da trovare“.

A questo punto il tempo a nostra disposizione è scaduto e finiamo la chiacchierata parlando di sbronze, di Baudelaire, di intercity e del live che di li a due ore sconvolgerà una tranquilla serata estiva in provincia di Roma. Ah ... dimenticavo. Grazie ai “Carrarmato Rock” che una sera di tanti anni fa suonarono e ammaliarono il piccolo Pierpaolo Capovilla in quel di Jesolo.
(Emiliano De Carolisi)

Per contatti: ilteatrodegliorrori@yahoo.it

 

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