Stella Diana



Del loro disco “Supporto Colore” ci eravamo occupati, segnalandone gli innumerevoli pregi e l’ottima resa sonora, nel numero 29 di BF. Degli Stella Diana avevamo apprezzato il gusto pop e gli echi new wave, le atmosfere cariche di tensione e le melodie eteree. Torniamo ora ad occuparci della band di Napoli per approfondirne la conoscenza e soddisfare qualche curiosità. A rispondere alle nostre domande sono Dario e Raffaele rispettivamente voce e chitarra degli Stella Diana.

A marzo avete festeggiato i vostri primi dieci anni… guardandovi allora e guardandovi ora come vi trovate?
Dario: In realtà io li conto sempre da quando la band si è assestata in modo definitivo, cioè da quando Massimo è entrato nel gruppo e quindi per me gli anni sono tre.... Siamo cresciuti tanto raggiungendo un livello di professionalità, sul palco e fuori, al quale abbiamo sempre mirato. In primis poi, siamo riusciti ad avere un nostro suono che ci caratterizza, e questa è una cosa alla quale teniamo moltissimo.
Raffaele: In questi anni siamo diventati certamente più consapevoli della nostra identità musicale.

Nel 2002 veniste definiti gli Arab Strap italiani. Come vi siete trovati con questa etichettatura?
D: Fu una definizione che uscì su rockit. All'epoca ne fummo lusingati, oggi, almeno per me, non credo abbia attinenza con la musica che scriviamo.
R: Quello delle etichettature è un “ vizietto ” tutto italiano, francamente non notiamo poi così tante somiglianze...

Come definireste la vostra musica? Cosa cercate di trasmettere con essa?
D: Non so...A me piace suonare musica che faccia sognare. Vorrei che fossimo bravi a trasmettere gioia e emozioni in modo lento ma profondo....
R: Siamo degli abili ipnotizzatori.

L’incontro con la Seahorse e la registrazione di “Supporto Colore” vi hanno lasciato soddisfatti? O c’è qualcosa che tornato indietro non fareste o fareste in modo diverso?
D: E' chiaro che non si è mai soddisfatti dell'ultimo lavoro e per un artista questo è scontato... Per quel che ci riguarda siamo soddisfattissimi del lavoro di Paolo Messere, molto legato alla vecchia new wave inglese e cose così... il produttore migliore almeno per un gruppo come il nostro. C'è stato un continuo scambio di vedute molto intenso e franco durante la gestazione del disco che ci ha portato ad una visione d'insieme del nostro lavoro. E credo che si noti che “Supporto Colore” sia un lavoro molto omogeneo nelle sue parti.
R: L'incontro con Seahorse e tutto ciò che ne è seguito sono stati fondamentali per gli Stella Diana. Avere un disco di riferimento “tuo” è un ottimo punto di partenza. Magari accorceremmo i tempi che ci hanno portato alla realizzazione del primo disco, visto che gli 8/10 delle canzoni erano pronte già un annetto prima che entrassimo in studio.

Siete già in preparazione di un nuovo album?
D: Premesso che stiamo ancora promuovendo “Supporto Colore”, la nostra prima creatura.... Si… stiamo scrivendo nuovo materiale nel nostro studio/sala e abbiamo già avviato la pre-produzione del nuovo lavoro. Prevedo che entreremo in studio, dio piacente, in primavera, per poi pubblicare in autunno 2009.
R: Sarà un album spiazzante!

Quali sono le band che in questi anni vi hanno influenzato maggiormente?
D: Un'infinità.... per la musica direi Joy Division, Bauhaus, gli Smiths, tutto lo shoegaze inglese con Ride e My Bloody valentine in testa, gli Stone Roses, ma anche Blue cheer, Kyuss, Smashing pumpkins (che adoro), God machine, Sophia, Tool... Mira, Calla e sopratutto Mazzy star, Denovo, Diaframma, Uzeda, Scisma e Disciplinatha... Poi siccome canto in italiano e poiché ne sono io il diretto responsabile in qualità di cantante, amo moltissimo l'uso della nostra lingua in Tenco, Ivan Graziani, il Battisti periodo Panella, e il mitico Rino Gaetano....
R: Come mie influenze personali aggiungo i primi Pink Floyd, Frank Zappa , the Who, Rolling Stones e Quicksilver messenger service, la band del mitico John Cipollina!

Pensi che un giorno sarete citati voi come riferimento da parte di qualche nuova formazione?
D: Mi piacerebbe un sacco essere ricordato come un gruppo che vent'anni fa fece quello che doveva essere fatto e ha ispirato a fare di più.....
R: Già a Napoli delle band più giovani hanno manifestato la loro stima (che ricambiamo!) per quello che proponiamo in studio e durante i nostri live-set. Chissà che dopo il secondo disco non si formeranno delle colonie di adepti... siamo pronti anche ad essere gettati nell'acido comunque!

Un giudizio e qualche consiglio per i lettori di BF sulla scena napoletana?
D: Napoli non è più quella degli anni 80/90 con realtà, che personalmente amo e alle quali mi riferisco cioè Contropotere, Psicorami, Von Masoch, Handle with care, Silken Barb, Nista e Growing Ocean che non hanno nulla a che vedere col movimento della posse dello stesso periodo. Come situazioni interessanti cito il Mamamù, o l'Arci Oplonti che sono tra i pochissimi locali dove puoi davvero esprimerti.... o il Movimento lavico che dà voce a molte realtà locali. Della scena ti potrei segnalare anche i gruppi della Seahorse e su tutti dico gli El Ghor, oppure altri come Il Vortice o i Primaluce di David Green un vero genio, il gruppo di Paolo Messere: i Blessed Child Opera o anche Nino Bruno e le 8 tracce... mitico... infine Inigo Grasso un bravissimo cantautore che non è più tra noi da poco tempo. Sicuramente ho dimenticato qualcuno e mi scuso. Invito tutti i lettori a cercare i citati su myspace e ascoltarli...
R: La scena è viva ed è ricca di band che proliferano di anno dopo anno; consiglio di recarsi direttamente a Napoli e informalmente, assistere ai concerti abbeverandosi alla fonte.
(a.p.)

Per saperne di più: www.stelladiana.com - www.myspace.com/stelladiana

 

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