The Smiths: la band con la spina nel fianco
Sono poche le band che riescono a rapire l’ attenzione di un’ audience di diversa estrazione musicale: pop, rock, dark, wave. Ancor meno quelle che riescono a stendersi come decadente manifesto di una generazione di giovani fragili, insicuri e in cerca di disagi emotivi nei quali identificarsi. Per poter rappresentare tutto ciò, unici ingredienti indispensabili sono un’ innata comunicabilità emozionale e soprattutto il talento. Nella schiera di questi eletti, un posto di primo piano è occupato da una delle formazioni più importanti degli anni 80: The Smiths.
Possono essere considerati i responsabili dell’ inaugurazione di una stagione musicale che conia una nuova accezione delle sonorità indipendenti. La band reagisce all’ irruenza del punk-rock nato durante la fine degli anni 70 e raccoglie le ombre del dark nascente nei primi 80. Il risultato è quello di una armoniosità che riesce ad assumere tinte intimiste e talvolta rabbiose, intensamente coinvolgenti.

La formazione nasce nel 1982 a Manchester, in Inghilterra, quando il chitarrista John Maher, in arte Johnny Marr, dopo una sfortunata esperienza con una band, è in cerca di un cantante compositore con il quale fondare un gruppo. La scelta cade su Steven Patrick Morrissey, personaggio controverso con il mito di James Dean. Il duo prende vita e risponde al nome di The Smiths. Subito vengono assoldati il bassista , amico di Marr, Andy Rourke e il batterista Mike Joyce. Dopo l’ esordio live verso la fine dell’ 82, e una manciata di concerti, gli Smiths rifiutano un contratto con l’ “oscura” etichetta Factory e incidono un singolo di prova con la Rough Trade Records. Il brano, Hand In Glove, stimola l’ attenzione della critica e scala le chart. Si tratta di una originale love song striata di nero e pennellata da tinte country. Il singolo successivo, This Charming Man (83) innalza i toni cupi e profuma di pop. Intanto tabloid e magazine sono in fermento. I testi di Morrissey lasciano il segno, fanno gridare allo scandalo tanto più quando non si fa mistero della sua omosessualità. Sotto questi elettrizzanti auspici, arriva nel febbraio 1984 l’ album di debutto The Smiths . I magazine musicali lo elogiano senza troppe esitazioni; prende forma quella generazione che presto si adagerà sulle struggenti e sensibili melodie che trovano espressione nel disco che raggiunge i vertici delle classifiche inglesi. In seguito ad un discreto successo riscosso con la pubblicazione di Hatful Of Hallow, una compilation di retri e BBC session, la band inglese presenta il secondo album ufficiale Meat is Murder ( febbraio 85 ) che irrompe al primo posto. E’ ancora un’ affascinante malinconia che aleggia in questo lavoro avvolto tra suggestioni oscure e deliranti.

Anticipato dalle irresistibili dolci sonorità di The Boy With The Thorn In His Side ( titolo assai emblematico…), viene dato alla luce quello che è stato indiscutibilmente consacrato il capolavoro degli Smiths: The Queen Is Dead ( 86 ). In quest’ opera ci imbattiamo in ballate di una bellezza e intensità disarmante, come There’s A Light That Never Goes Out, e nell’ energica eleganza di Bigmouth Strikes Again, uno dei loro classici. Intanto, a causa di problemi con la droga, A. Rourke viene temporaneamente sostituito dall’ ex Aztec Camera Craig Gannon che accompagna la formazione solo per poche settimane. Il successo degli Smiths cresce quando vengono dati alle stampe i singoli Panic e Ask, popsong sostenute da brillanti strutture ritmiche. Le raccolte di b-sides The World Won’t Listen ( 87 ), per il mercato europeo, e Louder Than Bombs ( 87 ), per quello americano, incrementano la loro produzione discografica. Nel settembre dello stesso anno ecco arrivare il quarto ed ultimo album di studio ufficiale Strangeways Here We Come. Un epilogo di alta classe che raccoglie epica tragicità, come in Last Night I Dreamt That Somebody Loved Me, ma anche limitati momenti di taglienti bagliori, Girlfriend In A Coma. Già da qualche tempo alcune incomprensioni tra Marr e Morrissey avevano minato le fondamenta della band che si sciolse subito dopo l’ uscita della loro ultima fatica. Dopo questa dolorosa conclusione, un memorabile concerto del gruppo durante il tour del 1986, viene inciso sull’ album live Rank ( 88 ). Quindi giungiamo alle due raccolte edite dalla Wea, Best of I e Best Of II ( 92 ), che ripercorrono l’ intera carriera della formazione, e infine ad un assemblaggio di singoli, Singles ( 95 ).
Morrissey, in seguito allo scioglimento, si lancia in una carriera solista nei cui lavori la eco smithsiana appare ormai sfocata e i fragili intimismi dell’ artista perdono quella magia che impreziosisce i dischi della sua band precedente. Anche il chitarrista Johnny Marr si dà da fare e fonda prima i The The, poi gli Eletronic, con l’ ex New Order Bernard Summer, quindi ultimamente gli Healers.
Nonostante siano passati anni dal loro scioglimento, la melodica poesia degli Smiths continua ad essere più viva che mai. Non poche sono state le band indipendenti britanniche che, durante gli anni 90, hanno attinto alla loro scia ( prime fra tutte i Gene ). Tuttora si susseguono omaggi alla band di Steven Patrick Morrissey e John Maher.
Se vi state chiedendo come gli Smiths siano capaci di tale prorompente, dolce e irresistibile malinconia, come riesca un collettivo musicale a rappresentare così tanto per una persona…beh la risposta non è poi così complicata: provate a vivere con una spina nel fianco.
Soul Driver (jimmythemod@libero.it)