Commemorazione di un evento

Ciao a tutti, oggi più che un articolo vorrei scrivere una lettera, ed anche se questa è una rivista di musica, mi piacerebbe che quanto sto per scrivere compaia su una fanzine come questa. Io penso che chi come noi ascolta tanta musica, legge anche tanti libri, scende in fondo alle notizie per scoprirne la verità, discute, si espone, a volte entrando in conflitto con se stesso… insomma scusate forse la troppa autostima, sia una persona intelligente.
Bene, eppure qualcosa è sfuggito anche a noi: 10 anni fa, mentre Guns e Metallica si contendevano il primato di miglior gruppo rock, mentre ci sconvolse la morte di Kurt Cobain, mentre c’erano i mondiali di calcio e la guerra in Bosnia… mentre succedeva tutto questo stavano per trovare la morte un milione di persone, si ragazzi 1.000.000.
Mi direte voi, dove è successo tutto ciò? In Ruanda… in Africa, sì sì nel nostro stesso pianeta!
Questo non è il solito remake del tipo aiutiamo l’Africa, i bambini poveri, azzera il debito ecc… NO, quello di cui sto parlando va ben oltre. Nell’Aprile del 94 in Ruanda ci fu un genocidio che per metodicità, sistematicità e violenza non è neanche paragonabile all’olocausto. In 100 giorni furono sterminate, violentate, uccise, mutilate, torturate il numero di persone che ho detto in precedenza. Senza neanche il fucile o le camere a gas, ma col macete.
Vi riassumo quanto successo: il Ruanda era stato colonizzato dal Belgio, il quale, per mantenere l’egemonia e sfruttare il paese, ha applicato una divisione razziale, i Tutsi (quelli che possedevano più di 10 vacche) da una parte e gli Hutu dall’altra. La cosa si è protratta negli anni e l’odio tra le due razze (“create a mano” perché le differenze morfologiche ci sono, ma non hanno mai causato problemi e in più ci sono sempre stati un’infinità di matrimoni misti) è cresciuta nel tempo, accresciuto dal gioco Belga. Il colone poi è andato via e nel ‘94 il solito incidente scatenò la scintilla.
Il potere centrale Ruandese, molto forte e autoritario, scatenò delle squadre di sterminio mirato, non solo verso i Tutsi, ma anche verso gli Hutu moderati, dimostrando che non era questione di razza soltanto, ma di potere.
Il Ruanda è oggi il paese con più orfanotrofi al mondo perché le donne violentate hanno partorito figli di nessuno. Vennero anche istituite squadre di sieropositivi per fare in modo che la ferita rimanesse aperta nel tempo. Tra profughi, malati e conseguenze di guerra si stima che l’eccidio ruandese abbia provocato due milioni di morti. Quasi un terzo del paese!
Ma dov’era l’occidente, dov’era l’ONU? Guardava signori, sì le truppe dell’ONU erano lì ma non ricevettero mai l’ordine di intervenire e sarebbero bastati 5000 soldati! Ma i media non fecero clamore, l’Africa non faceva più audience, i suoi problemi ci avevano stancato… e se nell’82 Michael Jackson e il resto della cream americana cantava “We are the world”, 12 anni dopo “the world” avrebbe avuto l’ennesima ferita causata dalla stronzaggine insita nell’uomo.
Ma vi rendete conto della portata dell’evento? Come facevo io stesso a non saperne niente fino a 2 mesi fa? Cazzo ma come è possibile, che persone siamo? Incredibile l’egoismo umano.
Comunque, scusate se non ho parlato di musica, questo e forse stato uno sfogo di un pirla che da troppa importanza ad argomenti noiosi e di poco interesse.
Infondo chissenefrega, ci sono i Franz Ferdinand adesso, gli europei tra poco, le vacanze… anche frasi di questo tipo quante volte le abbiamo sentite… e da quando avanziamo qualcosa da mangiare che nostra madre ci dice, “ma come non finisci? Con tutti i bambini che muoiono di fame?”… ci siamo rotti i coglioni di parlare di gente che soffre e vi dirò una cosa forse è anche giusto, infondo cosa ci possiamo fare noi?
Quindi finiamo il piatto, non avanziamo niente, piuttosto ingozziamoci, così non sentiremo più nostra madre che rompe il cazzo. Così non ci accorgeremo dell’olocausto Ruandese e non lo ricorderemo nemmeno, perché chissenefrega.
Ma è proprio questo il punto, ciò che è avvenuto in Ruanda è stato possibile grazie alla nostra indifferenza, la stessa che ha fatto si che Dellaire, il comandante ONU che in quel momento era in Ruanda al comando dei caschi blu, non ricevesse l’ordine di intervenire. Dellaire oggi è schizofrenico, ha pagato in prima persona ciò che i suoi occhi gli stavano facendo vedere.
In definitiva io non dico che ci dovremmo sempre sentire colpevoli su ciò che accade nel mondo, non dico che non sia un nostro diritto goderci la vita con i privilegi che fortunatamente disponiamo, non dico che sia sbagliato che esista il ricco e il povero, non dico che sia sbagliato essere un po’ egoisti, anzi sono convinto che la vita và goduta per come ci viene data, ci mancherebbe.
Ma qualcosa dieci anni fa è successo, qualcosa di immanemente grave. Qualcosa di inumano, ma di evitabile in modo semplicissimo.
Non serviva donare soldi, rinunciare a qualcosa che ci apparteneva, non serviva cadere nelle solite frasi umanitariste, non serviva un cazzo… bastava l’attenzione. Ma è qui il problema: l’attenzione può costare più di dieci euro perché una volta che doni qualcosa spesso ti lavi la coscienza, ma perdi attenzione. E’ meglio sentire vicino chi è lontano che donare dieci euro magari grazie ad un SmS, perché l’attenzione significa Media (come questa piccola fanzine) che significa governi che significa vero Aiuto.
Essere umano non vuol dire solo “uomo” ma anche e soprattutto individuo, essere appunto umano.
Il denaro è un buon mezzo per aiutare gli altri, questo non lo discuto, ma il tempo vale molto di più, non fa da tramite e ci coinvolge in primis. In Ruanda vengono celebrati 10 minuti di silenzio (uno per ogni anno passato) in commemorazione di quanto accaduto, ma il loro tempo vale economicamente meno del nostro.
Fermiamoci quindi un attimo e pensiamo un pochino. Facciamolo quantomeno un po’ di più. L’indifferenza è la panacea del nuovo millennio, siamo indifferenti verso tutto, non solo verso gli altri, va anche verso noi stessi verso quello che ci circonda. L’altro giorno ad esempio ho fatto un giro in bici nella mia città, Milano, un giro nelle vie del centro, ho attraversato piccoli vicoli e strade grandi, ho visto palazzi e monumenti che in 26 anni non avevo mai visto. Ho scoperto di vivere in una bella città davvero.
Cerchiamo allora di essere più coinvolti in quello che facciamo, apprezziamo ciò che abbiamo intorno, le nostre amicizie, i nostri legami, la nostra musica. Noi da soli non possiamo fare niente per l’Africa, questo è vero, ma è proprio questo concetto che scaturisce l’indifferenza.
Noi NON DOBBIAMO fare niente per l’Africa, tranne che ricordarci che esiste, è li vicino a noi, consideriamola parte del nostro mondo, ascoltiamo la sua musica da Fela Kuti agli Alpha Blondy a Youssoun Dour, amiamo i suoi sgargianti vestiti, la sua cultura tribale, i suoi paesaggi (per chi ha la fortuna di vederli) i suoi sorrisi. Facciamo “un giro in bici” nelle loro strade e accorgiamoci di lei, vedrete il resto verrà da se.
Emanuele Di Ruscio (ema.diru@tiscalinet.it)