Otto Meno Dieci

Quella sera Franzino chiuse la pompa di benzina dieci minuti prima del solito. Erano quattro giorni che non beveva e quella sera aveva deciso di fare una sorpresa a Lea, la sua donna. Infatti aveva prenotato al Gattopardo per le venti e quindici, uno dei migliori ristoranti del circondario.
Dopo aver messo in automatico gli erogatori ed aver apposto il cartello con su scritto "chiuso", si diresse sul retro verso il bagno dei dipendenti. Aprì il barattolo della pasta lavamani al limone che aveva su una mensola ricavata da una vecchia insegna e ne prese abbondantemente. Non gli era mai piaciuto l'odore che emanava specie perché il profumo di limone misto al puzzo di benzina, nafta e olio di cui si impregnava durante tutto il giorno, creavano una miscela a dir poco rivoltante. Comunque, quello passava il convento.
Si lavò velocemente la faccia, le ascelle ed il petto. Si tolse gli abiti da lavoro e si diede una sistemata ai capelli.

Quando tutto sembrava fosse in ordine chiuse la porta dietro di se e si diresse verso la sua Renault 4 bianca che lo scarrozzava da quando aveva preso la patente vent'anni prima.
Appena avviò il motore sentì qualcuno bussare sulla portiera. Abbassò il finestrino e vide un uomo sulla cinquantina, in abito da sera, che con tono arrogante gli disse:
-Mi scusi ragazzo... ma non dovevate chiudere alle venti?-
-Sì... ma guardi, abbia pazienza, ho un problema personale abbastanza serio e devo correre a casa.- rispose Franzino. Poi continuò:
-Comunque c'è l'automatico inserito. Deve solo selezionare l'importo e fare rifornimento.-
-Eh no! Mi spiace.. li dice che siete pagati fino alle venti. Non credo che il tuo datore di lavoro sarà contento di sapere che te la svigni con dieci minuti di anticipo dal posto di lavoro. Io sono partito dalla gavetta... - ecc ecc. Cominciò una lezione sul senso del dovere e su quanto i giovani fossero scapestrati e senza disciplina.
Ora c'è da dire che Franzino in quanto a self-control non era mai stato un campione. "Dotato di un temperamento violento di ineguale misura per la sua età. Si consiglia la famiglia di sottoporlo ad accertamenti di carattere psichico e, se necessario, di intraprendere una cura farmacologica", questo scrisse il preside della scuola elementare dalla quale fu espulso per aver assalito la maestra Maria, un energumero biondo, a colpi di compasso solo per aver tentato di cambiarlo di posto.

-Vuole che gliela mettà io? D'accordo, in fin dei conti ha ragione...- riprese Franzino.
-E' un suo dovere!- senteziò il pinguino.
Si avviarono tutti e due verso la BMW nera parcheggiata vicino la pompa di benzina. Dopo aver sistemato l'erogatore nell'apposita feritoia si diresse verso il cofano della vettura. Nuova, fiammante.
-Vuole anche una controllatina all'olio?- chiese con finta onesta Franzino.
-Bhe.. magari..-
Ancora prima di rispondere Franzino aveva già alzato il cofano.
Le lettere BMW sembravano brillare di luce propria sulla vernice nera del cofano, quasi fossero stelle nel firmamento.
Svitò delicatamente il tappo sul motore. Pescò una manciata di monete da uno, due, cinque e dieci centesimi da una tasca e le fece rotolare nell'apertura. Richiuse il tutto altrettanto delicatamente.
-Tutto a posto!- disse -e mi scusi ancora per il disguido...-
-Non si preoccupi. Ehi, anch'io quando ero giovane ero uno scavezzacollo. Ricordo una volta mia madre...- ecc ecc ecc.

Dopo essersi dilungato in un minuzioso quanto superfluo racconto dei suoi anni giovanili, salutò e ripartì.
Franzino ebbe appena il tempo di rollarsi una canna. La mise in bocca e diede fuoco. Aspirò, alzo la faccia e seguì con lo sguardo la BMW nera. Un rumore sordo, simile a quello di un cassetto pieno di forchette e cucchiai che rovina a terra, ruppe la quiete della sera. Sentì le urla del pinguino in ghingheri e se ne compiacque.
Ora poteva andare. Aveva fatto un buon lavoro. Probabilmente il motore era andato in pezzi. Era altrettanto probabile che l'indomani sarebbe stato licenziato, ma in quel momento pensò che ne era valsa la pena.
Per qualche bizzaria della chimica gli venne in mente di quando da piccolo catturava lucertole e piccoli animali per poi incollarli con del nastro adesivo sulle maniglie delle porte del vicinato e dopo gustare dalla finestra del soggiorno le facce inorridite e le urla della gente.
A pensarci bene non era poi così strano che gli venissero in mente certi ricordi. Aveva lo stesso sorriso di allora, solo di trent'anni più vecchio.

Giuseppe Tiberio

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