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	<pubDate>Tue, 22 Nov 2011 13:44:12 +0000</pubDate>
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		<title>In uscita la terza raccolta in versi del poeta romano Enrico Pietrangeli</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Nov 2011 13:44:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[Con Mezzogiorno dell’animo, il poeta romano Enrico Pietrangeli giunge al suo terzo libro in versi realizzato nell’arco di oltre un decennio. Il testo, in uscita nei prossimi giorni ed edito dalla CLEUP di Padova, si compone di cento pagine e un’appendice che riporta alla recente manifestazione estiva di poesia e bicicletta denominata CicloInVersoRomagna 2011, rassegna [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Con Mezzogiorno dell’animo, il poeta romano Enrico Pietrangeli giunge al suo terzo libro in versi realizzato nell’arco di oltre un decennio. Il testo, in uscita nei prossimi giorni ed edito dalla CLEUP di Padova, si compone di cento pagine e un’appendice che riporta alla recente manifestazione estiva di poesia e bicicletta denominata CicloInVersoRomagna <span id="more-2263"></span>2011, rassegna che, per il secondo anno consecutivo, ha visto l’autore impegnato nell’organizzazione a fianco di Gloria Scarperia insieme ad altri alternatisi. Notevoli, in questo senso, sono i riferimenti del testo, soprattutto a partire dalle tematiche sviluppate in quest’ultimo Giro partito da Pavia e giunto a Ravenna. Un Giro che ha visto, in primo luogo, emergere tematiche storiche insieme alla sempre presente poesia a due ruote. Se già nella precedente silloge poetica uscita nel 2007, quella dedicata Ad Istanbul, tra pubbliche intimità, compariva una traduzione in versi, con la nuova raccolta ne viene riproposta un’ulteriore, più che mai a tema col dolore e la sua capacità catartica, a chiusura del ciclo delle dodici sezioni che compongono il libro in una ripartizione saldamente imperniata su questo aspetto. Sempre con retaggi e continuità derivanti dalla precedente opera in versi, anche qui vengono messe in risalto corrispondenze e funzionalità tra pubblico e privato, quale espressione culturale coincidente col politico, volta all’interazione e non alla spettacolarizzazione nel rendere compartecipi sollecitando un flusso sociale sul piano umano e universalistico sul piano artistico. Sul versante dei contenuti, invece, si torna in qualche modo alle origini, ovvero quelle di Di amore, di morte, prima raccolta in versi dell’autore uscita nel 2000, prendendo qualche distanza da sincretismi a favore di una centralità cristologica più demarcata. Complessivamente, nella forma, non viene rinnegata, bensì estesa, una ricerca che, da elementi tradizionali, mantiene sempre uno sguardo attivo sullo sperimentalismo commisurato al verso e mai preponderante. Gli argomenti trattati sono plurimi e coraggiosamente intrecciati intorno all’amore che, a tutt’oggi e nonostante qualche protratto abuso, è ancora un andare controcorrente nella ricerca di valori da contrapporre a un mondo in dissoluzione e di cui, altrettanto eroicamente, occorre riappropriarsi. L’autore, da parte sua, sembrerebbe volerlo fare senza troppi gesti eclatanti, partendo dalla rispettiva anima, da un’analisi attenta e inflessibile del rispettivo mondo interiore. Lo fa affrontandolo con “animo” per giungere, infine, ad una possibile rivelazione, volta a costruire un mondo migliore a partire da quante energie si è capaci di evolvere e trasmettere verso il nostro prossimo, senza glissare, mettendosi in qualche modo a nudo senza temere, anzi destando serenità e pace interiore alla fine del suo percorso.</p>
<p>Ufficio Stampa<br />
Poesia, scrittura e immagine<br />
E mail: uf.stampa@fastwebnet.it<br />
Tel: 0662207421 digitare 795 quando risponde il centralino</p>
<p>Scheda Libro:<br />
Titolo: Mezzogiorno dell’animo<br />
Autore: Enrico Pietrangeli<br />
Genere: Poesia<br />
Editore: CLEUP – novembre 2011<br />
ISBN: 978 88 6129 775 3<br />
Pagg. 100 - Euro 12,00</p>
<p>Estratto dal libro:<br />
Fammi sentire</p>
<p>Fammi sentire, o Signore,<br />
non importa che sia dolore.<br />
Temprami e dammi coraggio<br />
che son pronto e lieto<br />
per essere sacrificato,<br />
ma non lasciarmi solo,<br />
non abbandonarmi mai<br />
tra l’inedia di un nulla<br />
dove sprofonda l’animo.<br />
Dammi un Tuo paterno castigo,<br />
fammi piangere di commozione,<br />
appendimi sulla Tua croce!<br />
Ma non separarmi dal cuore,<br />
donami speranza nel tormento<br />
e troverò coraggio di resurrezione.</p>
<p>[tratto da Mezzogiorno dell’animo – diritti depositati – CLEUP – Enrico Pietrangeli – 2011]</p>
<p>Nota biografica:<br />
Enrico Pietrangeli, autore della raccolta di poesie Di amore, di morte, pubblicata in versione cartacea (Teseo editore - 2000) e in elettronica (Kult Virtual Press - 2002), collabora con giornali e riviste da diversi anni ed è giornalista pubblicista. Presente sulla scena romana della poesia sin dagli anni Ottanta, ha curato anche rassegne e spettacoli come Poesia da Bruciare, Sicilia Poetry Bike, CicloPoEtica 2010, Nettuno Fiera di Poesia 2010 e CicloInVersoRoMagna 2011. Attraverso la traduzione poetica, si è dedicato all&#8217;opera di alcuni autori poco conosciuti. Ha ripubblicato il suo romanzo d’esordio In un tempo andato con biglietto di ritorno (Proposte Editoriali – 2005) con una seconda edizione in elettronica (Kult Virtual Press - 2007) e un’ulteriore silloge poetica dal titolo Ad Istanbul, tra pubbliche intimità (Il Foglio - 2007).</p>
<p><a href="http://www.beautifulfreaks.org/online/wp-content/uploads/2011/11/copertinalibro.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2264" title="copertinalibro" src="http://www.beautifulfreaks.org/online/wp-content/uploads/2011/11/copertinalibro-187x300.jpg" alt="copertinalibro" width="187" height="300" /></a></p>
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		<title>Chi l’ha visti?</title>
		<link>http://www.beautifulfreaks.org/online/2011/10/chi-l%e2%80%99ha-visti201110/</link>
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		<pubDate>Wed, 19 Oct 2011 07:43:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Chi l'ha visti]]></category>

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		<description><![CDATA[ovvero: breve scheda d’identità di gruppi inutili scomparsi nel nulla e che (per ora) ci hanno risparmiato una reunion ancora più inutile.

Madasun
Genere: R&#8217;n'b poppettaro.
Nazionalità: inglese.
Formazione: Vicky (Victoria) Barrett (voce); Abby (Abigail) Norman (voce); Vonda Barnes (voce).
Discografia: The Way It Is (2000, Lp).
Segni particolari: Folli come il sole.
Data e luogo della scomparsa: Gennaio 2001 durante un&#8217;eclissi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>ovvero: breve scheda d’identità di gruppi inutili scomparsi nel nulla e che (per ora) ci hanno risparmiato una reunion ancora più inutile.<br />
</em></p>
<p><strong>Madasun</strong><br />
<strong>Genere</strong>: R&#8217;n'b poppettaro.<br />
<strong>Nazionalità</strong>: inglese.<br />
<strong>Formazione</strong>: Vicky (Victoria) Barrett (voce); Abby (Abigail) Norman (voce); Vonda Barnes (voce).<br />
<strong>Discografia</strong>: The Way It Is (2000, Lp).<br />
<strong>Segni particolari</strong>: Folli come il sole.<br />
<strong>Data e luogo della scomparsa</strong>: Gennaio 2001 durante un&#8217;eclissi di vendite discografiche.<br />
<strong>Motivo per cui saranno (forse) ricordati</strong>: Il singolo “Don&#8217;t You Worry”.<br />
<strong>Motivo per cui dovrebbero essere dimenticati e mai più riesumati</strong>: con formazioni come le Sugababes ancora (ahimè!) in attività, almeno queste tre sgallettate ce le siamo risparmiate.</p>
<p><strong>Trio</strong><br />
<strong>Genere</strong>: New Wave Teutonica in salsa minimalista.<br />
<strong>Nazionalità</strong>: tedesca.<br />
<strong>Formazione</strong>: Stephan Remmler (voce e, occasionalmente, tastiere Casio VL-1); Gert “Kralle” Krawinkel (chitarra); Peter Beherens (batteria).<br />
<strong>Discografia</strong>: Trio (1982, Lp); Trio live im Frühjahr 82 (1982, live Lp); Bye Bye (1983, Lp); What&#8217;s the Password (1985, colonna sonora del film autoprodotto, autodiretto e autointerpretato “Drei gegen Drei”); 5 Jahre zuviel (1986, raccolta); Trilogie (2000, best-of&#8230;).<br />
<strong>Segni particolari</strong>: artisti senza fronzoli e senza arte.<br />
<strong>Data e luogo della scomparsa</strong>: 1985. Al botteghino.<br />
<strong>Motivo per cui saranno (forse) ricordati</strong>: Da da da, ich lieb dich nicht du liebst mich nicht aha aha aha.<br />
<strong>Motivo per cui dovrebbero essere dimenticati e mai più riesumati</strong>: perché trovare almeno un soggetto sano di mente che abbia una nostalgia melodica di una tastierina Casio VL-1 è praticamente impossibile.</p>
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		<item>
		<title>L’opinione dell’Incompetente</title>
		<link>http://www.beautifulfreaks.org/online/2011/10/l%e2%80%99opinioneincompetente201110/</link>
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		<pubDate>Wed, 19 Oct 2011 07:39:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[rece singola]]></category>

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		<description><![CDATA[L’opinione non potrà essere né ignoranza né conoscenza (Platone)

E’ arrivato il disco da recensire.
La copertina è nella tonalità del giallo, non so se è rilevante per una recensione ma a me la copertina dei dischi ha sempre comunicato qualcosa, spesso di sbagliato, ma comunque qualcosa.
Titolo: Relationship of Command;
Band: At the drive-in.
Titolo e nome della band [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>L’opinione non potrà essere né ignoranza né conoscenza (Platone)</em></p>
<p><em><br />
</em>E’ arrivato il disco da recensire.<br />
La copertina è nella tonalità del giallo, non so se è rilevante per una recensione ma a me la copertina dei dischi ha sempre comunicato qualcosa, spesso di sbagliato, ma comunque qualcosa.<br />
Titolo:<strong> Relationship of Command</strong>;<br />
Band: <strong>At the drive-in</strong>.<br />
Titolo e nome della band dividono la copertina in 2 settori: in quello superiore c’è un cavallo su uno sfondo urbano (grattacieli o comunque palazzi alti); in quello in basso gambe di cavalli presumibilmente al galoppo.<br />
Mi aspettavo di sentire Gianfranco D’Angelo ed Ezio Greggio cantare insieme ad Has Fidanken ed invece il disco è fico. E’ una bella galoppata (da qui forse la copertina).<br />
Ecco il mio punto di vista:<br />
bellissima musica ROCK ma parte vocale “trooOppo URLATA” , ‘zzo non è che per essere un bravo rocker devi per forza urlare come se avessi visto Belzebù.<br />
Nella prima traccia (Arcarsenal) il cantante urla come se gli avessero chiuso lo schwanzstücke nella portiera della macchina. In tutto il disco la parte cantata è  nervosa allo spasmo ma il CD nel complesso è però molto bello. Uno di quelli che ti viene subito voglia di riascoltare e comunque di avere a disposizione.<br />
E’ un mix di sensazioni ritmiche originali infarcito di motivetti e ritornelli che lo rendono vario e suggestivo.<br />
Veloce ed adrenalinico (Arcarsenal;  Pattern Against User; One armed shissor; Sleepwalk Capsules; Rolodex Propaganda) ma anche melodico e coinvolgente (Invalid Litter Dept ; Quarantined; Enfilade)<br />
Insomma non è il solito CD con 2, 3 pezzi fatti come si deve ed il resto  a riempire, qui si apprezzano tutti gli 11 brani.  Si può fare!<br />
Anche da un profano come me sorge ora spontanea la domanda:<br />
“ma con tanta monnezza che ci propinano perché questi qui io non li ho mai sentiti?!!”<br />
Misteri del music business!<br />
(Rubby)</p>
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		</item>
		<item>
		<title>DIARIO DI BORDO A 40° per il II MEETING de L’ARSENALE – (Catania, maggio 2011)</title>
		<link>http://www.beautifulfreaks.org/online/2011/10/diario-di-bordo-201110/</link>
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		<pubDate>Wed, 19 Oct 2011 07:38:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[rece singola]]></category>

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		<description><![CDATA[Come avrete sicuramente notato il nostro consueto appuntamento con il Diario di Bordo lascia il posto a qualcosa di più complesso e vasto, anzi stavolta si concentra esclusivamente su un solo evento, ma non disperate, in un’unica occasione avrete modo di leggere di tante piccole e variegate realtà musicali, tutte eccezionali ed esclusivamente indipendenti come [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.beautifulfreaks.org/online/wp-content/uploads/2011/10/diariodibordo_arsenale.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2261" title="diariodibordo_arsenale" src="http://www.beautifulfreaks.org/online/wp-content/uploads/2011/10/diariodibordo_arsenale-261x300.jpg" alt="diariodibordo_arsenale" width="261" height="300" /></a>Come avrete sicuramente notato il nostro consueto appuntamento con il Diario di Bordo lascia il posto a qualcosa di più complesso e vasto, anzi stavolta si concentra esclusivamente su un solo evento, ma non disperate, in un’unica occasione avrete modo di leggere di tante piccole e variegate realtà musicali, tutte eccezionali ed esclusivamente indipendenti come piacciono a noi.<br />
Il caldo è alle porte e non oso immaginare cosa significheranno questi due giorni stra-pieni di appuntamenti importanti, la mia borsa stavolta pesa più del solito in quanto le trasferte saranno più lunghe (oltre al block notes mi sono munita di macchina fotografica per documentare ogni singolo momento della rassegna), non mi rimane che augurarvi buona lettura… diario di bordo, parte quinta… let’s go!!!</p>
<p>Già nei numeri scorsi di BF avevamo accennato alle realtà de L’Arsenale, l’ambizioso progetto di una federazione di Arti nata dal genio del grande cantautore siciliano Cesare Basile (che a proposito di ciò avevamo già intervistato, vedi BF38 appunto). Sono state due lunghissime giornate di musica, arte e spettacoli vari, il tutto nella splendida e rivalutata location dello straordinario giardino di Villa Bellini. L’area vastissima è stata attrezzata a dovere, tra bancarelle di artisti dell’artigianato locale, stand di libri, dischi indipendenti, punti di ristoro (anche se devo dire che per nostra scelta di cibo ne abbiamo visto ben poco, ma la birra c’era, eccome…) e due palchi, uno per le situazioni in acustico e l’altro per i concerti veri e propri, su cui comunque si sono dati spazio più o meno una ventina di gruppi.<br />
Prima di occuparci dell’aspetto musicale in sé, come non citare la particolarità che ha preceduto ogni live: sul palco insieme alle band altri esponenti dell’ambito musicale, ma anche del teatro, hanno recitato con maestria delle perle tratte dalla letteratura contemporanea e dalla poesia (lo stesso Basile si è cimentato nella lettura di qualche testo poetico tradizionale)…più in là, su un altro palchetto, piccole rappresentazioni teatrali hanno deliziato gli spettatori interessati e quegli altri che proprio non riuscivano più a girovagare tra le varie attrazioni che il meeting offriva!<br />
Nessuna scaletta stilistica particolare, il panorama musicale che mi si presenta è vastissimo: si passa  dal cantautore ricercato, al rock duro, senza un’apparente logica.<br />
Inutile dire che per il semplice fatto di aver partecipato alla rassegna e per aver comunque superato stress vari legati agli spostamenti e all’organizzazione stessa dei live, tutti i gruppi meritano hanno meritato enorme stima, ma ad onor di cronaca, eviterò di menzionare quelli che proprio non si sono distinti per bravura o che comunque secondo me hanno ancora un po’ di strada da fare… (naturalmente l’ordine non è quello di esibizione ma solo quello che sono riuscita a carpire dai miei appunti, presi praticamente ovunque…)</p>
<p>Tra  i live più commoventi e “essenziali” c’è sicuramente quello del maestro di cerimonie <strong>CESARE BASILE</strong> che sta presentando  l’ultimo eccellente lavoro “Sette pietre per tenere il diavolo a bada”. Inutile dire che la grande bravura di Basile può anche fare a meno di superflui “gingilli” musicali, tutto è mistico e perfetto anche solo con un sottofondo di chitarra. Ad addolcire poi le crude storie narrate  dal cantautore catanese, una dolcissima Dina Basso recita versi poetici contemporanei più che attuali.<br />
Sullo stesso palco, rinominato Ciccio Busacca per l’evento un live  caratterizzato da un’intensa atmosfera teatrale; la storia è quella di un ragazzo, innamorato e confuso, perso nei meandri di una Palermo più che popolare. Il progetto ha il nome di <strong>TEATRI RIFLESSI</strong> e il giovane avventuriero è Riccardo Serradifalco (già componente degli “Accura”), il risultato è molto verace, ma divertentissimo.<br />
Dall’altro lato, sul palco dedicato a Danilo Dolci, si contendono l’attenzione del vastissimo pubblico grandi nomi del panorama indipendente italiano:<br />
- <strong>DI MARTINO BAND</strong> – capitanati dall’ex Famelica Antonio Di Martino, hanno visto nascere da poco il loro primo progetto in studio, l’interessante “Cara maestra abbiamo perso”, prodotto dallo stesso Cesare Basile e che è caratterizzato dall’irriverenza e dall’ironia dell’eclettico autore. Il live è una decisa testimonianza di tutto ciò, pacato, diretto e intelligente.<br />
- <strong>LOCOMOTIF</strong> – una realtà musicale che si è fatta spazio molto lentamente e quasi con riverenza artistica. Sul palco sono in tre, nell’album pure: una voce delicata, un vecchio pianoforte ed una batteria accondiscendente. Nel dar vita a “Twimog” sono stati ispirati, a loro dire, dai sogni, dalla luna, dal circo, da Matisse e Modugno, tanti frammenti diversi che insieme hanno sprigionato le intense canzoni del disco, nato, cresciuto e suonato orfano di chitarra.<br />
- <strong>ENTROFOBESSE</strong>- devo dire, una delle più belle sorprese che mi ha riservato il meeting…un po’ come la storia di Dottor Jeckill e Mr Hyde, ho conosciuto ai piedi del palco quattro simpatici ragazzi di un paesino di provincia, spigliati, ma soprattutto “normali”…sul palco avviene la “mostruosa” metamorfosi, mi ritrovo ad osservare lo show di tre notevoli musicisti e un folle cantante stuntman, che assecondando il loro sound punk molto “new stile” ne hanno combinate veramente di tutti i colori. Il lavoro in studio degli Entrofobesse si chiama “Behind my spike”, un grazioso esempio di come il post-punk andrebbe suonato, ma live, credetemi, è tutta un’altra (spettacolare) storia.<br />
- <strong>ULTRAVIXEN</strong> – se non fosse che comunque i nomi dei componenti del gruppo non mi sono affatto sconosciuti sarei tentata a credere che un aereo è appena atterrato dagli Stati Uniti di altri tempi…Lo stile (e non solo quello musicale) degli Ultravixen ha il sapore del Rock&amp;Roll old school, ma arricchito delle nuove sonorità del rock duro di oggi. Il disco “Avorio erotic movie”, concilia le vecchie ballatone americane e i suoni wave, mozza il fiato ed è stato distribuito persino in Nord America e Giappone.<br />
- <strong>NAKED MUSICIANS</strong> – Apparentemente una comitiva di pazzi con degli strumenti in mano, nel dettaglio sono parte di un progetto sperimentale che si divide tra la musica e il teatro d’avanguardia, un cammino musicale guidato, dove non si suona leggendo uno spartito, ma interpretando i suggerimenti gestuali di Francesco Cusa, noto batterista e direttore di questo insolito progetto, che ha trovato un interessantissimo metodo per “svecchiare” il jazz.<br />
- <strong>WAINES</strong> – che dire, stavolta non servono tantissime parole…amati ormai da un vastissimo pubblico in tutto lo stivale, osannatissimi dalla critica specializzata, vantano collaborazioni illustri e cast di attori stellari nei loro video e sono palermitanissimi (un po’ di sano e patriottico onore!). “STU”, ultimo disco dei Waines, live è un gran bel casino, di quelli che continuano dentro al cervello anche quando la musica è finita…ho goduto come una ragazzina ebete davanti alla sua prima barbie (perdonate il paragone poco indie…). Non c’è storia, meritano il posto d’onore che hanno.<br />
- <strong>IOTATO’LA</strong> – e in questo caso invece vorrei spendere milioni di parole…<br />
Due donnine sul palco (date le proporzioni minute) armate di tutto punto, con chitarra in spalla e casse, grancasse, piatti, sonagli e timpani che spuntano praticamente da ogni lato. Stiamo parlando di Serena Ganci (la “parte” jazz e romantica, la voce delicata e l’eleganza del duo) e Simona Norato (l’anima rock, sensuale e decisa), insieme danno vita ad un intreccio sismico, meravigliosamente glamour-rock e ad uno spettacolo di disilluso divertimento, caratteristiche peculiari dei testi intelligenti delle loro canzoni.<br />
Avrei ancora moltissimi nomi da proporvi, ma lo spazio è quello che è e ne ho già abbondantemente abusato (credo!), solo qualche ultimo spunto per consigliarvi cosa dover ascoltare oltre ai nomi già citati: i <strong>GENTLESS3</strong> (e il loro rabbioso fuoco del rock sperimentale), i <strong>FELDMANN</strong> ( nuovo progetto blues dei noti Massimo Ferrarotto e Tazio Iacobacci, il cui ultimo lavoro è “Immaginary bridge”), gli <strong>OMOSUMO</strong> (che ci hanno fatto sudare non poco con il loro sound elettronico spettacolarmente rockeggiante) e i <strong>CLOUDS ON A POCKET</strong> ( sublimi esecutori di un piacevolissimo pop dal sapore dolcemente acustico).</p>
<p>Beh, tutti gli altri, secondo me o sono stati penalizzati dall’audio, o si sono penalizzati da soli non essendo stati all’altezza.<br />
Come non citare poi l’interessantissimo spazio espositivo dedicato ad artisti emergenti della fotografia e delle arti grafiche in generale…hanno esposto tra i tanti <strong>NOT SO ACADEMIC</strong>, <strong>LELIO ZUCCALA’</strong>, <strong>FLORIANA GRASSO</strong>, <strong>ALICE SOGNA</strong>, <strong>VALERIO D’URSO </strong>e moltissimi altri “talentuosi” esempi di maestria e assoluta originalità.</p>
<p>Negli intervalli “silenziosi” tra un concerto e l’altro (veramente pochissimi devo dire!) abbiamo dato sfogo a tutta la nostra curiosità raccogliendo impressioni un po’ ovunque…ci sono fotografi, intenditori d’arte, qualche scrittore, alcuni giocolieri, ma soprattutto moltissimi musicisti (o musicanti comunque!), alcuni si sentono catapultati in realtà “estranee” ai nostri luoghi ma per questo positivissime, altri criticano lo stile da PrimoMaggio troppo rozzo per un occasione del genere, c’è chi si lamenta dello scarso livello musicale e chi è venuto solo perché crede il contrario…ah, e c’è anche chi passa per caso e si chiede stranito cosa stia capitando (ho visto una comitiva di vecchiette aggirarsi furtive e spaventate nei meandri del meeting!).<br />
Lascio per la fine qualche piccola considerazione non positivissima: qualche pecca forse era legata all’audio dei concerti (soprattutto il primo giorno) e all’organizzazione vera e propria degli spazi, a primo impatto sembrava una sorta di Festa di Liberazione o qualcos’altro di simile, ma nessuna grave lacuna, al contrario l’atmosfera è stata  piacevole e interessante o comunque ha fornito un’occasione di relax molto moooolto particolare.<br />
Altra piccola nota dolente, fatta notare anche dal team de L’Arsenale, la scarsa partecipazione della stampa specializzata alle conferenze che hanno preceduto l’evento, che comunque è stato pubblicizzato in modo costante e appropriato sulle piattaforme web.</p>
<p>Anche stavolta i miei sacrifici sono stati enormi, per non parlare degli spostamenti chilometrici che ho dovuto sostenere (vi avevo già detto che la location del meeting si trova a circa 10 metri da casa mia???),  senza cibo (vedi sopra!), né acqua (vedi sempre sopra!), ma so che voi bravi e comprensivi lettori di BF saprete apprezzare i miei sforzi immani.<br />
Detto ciò (e a parte gli scherzi) spero che anche stavolta la vostra sete di buona musica sia stata esaudita tanto quanto lo è stata la mia, che comunque già da ora cercherò di scovare altre interessanti novità musicali da sottoporvi (potreste suggerirmi qualcosa voi ogni tanto però dato che sapete come scovarmi!)<br />
Stay (freaks) on the road…<br />
(Maruska Pesce - purpetz.mska@hotmail.it)</p>
<p>Se siete interessati alle attività de L’Arsenale il sito è: www.larsenale.org<br />
Se invece siete interessati al reportage fotografico del meeting le foto sono pubblicamente disponibili sul profilo facebook “IndieMska Pesce”.</p>
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		</item>
		<item>
		<title>33 GIRI DI PIACERE… QUANDO E’ TEMPO DI VINILE!</title>
		<link>http://www.beautifulfreaks.org/online/2011/10/33-giri-di-piacere201110/</link>
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		<pubDate>Wed, 19 Oct 2011 07:33:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[33 giri di piacere]]></category>

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		<description><![CDATA[A cura di Lorenzo Briotti (lorenzobriotti@yahoo.it)

LA WEST COAST POP ART EXPERIMENTAL BAND: Storia e discografia 
L&#8217;acquisto della raccolta “Companion” mi fa cogliere l&#8217;occasione per scrivere una breve recensione su uno dei più grandi gruppi della psichedelia californiana: i West Coast Pop Art Experimental Band.   Il gruppo nasce nel primi anni 60 per opera di Bob [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>A cura di Lorenzo Briotti (lorenzobriotti@yahoo.it)<br />
</em></p>
<p><strong>LA WEST COAST POP ART EXPERIMENTAL BAND: Storia e discografia </strong><br />
L&#8217;acquisto della raccolta “Companion” mi fa cogliere l&#8217;occasione per scrivere una breve recensione su uno dei più grandi gruppi della psichedelia californiana: i West Coast Pop Art Experimental Band.   Il gruppo nasce nel primi anni 60 per opera di Bob Markley, figlio adottivo di un magnate del petrolio che dall&#8217;Oklahoma si era trasferito a Los Angeles con la speranza di diventare una star.   Le prime composizioni di Markley risalgono al 1960 e sono in tipico stile “frat rock”, ll tardo rock &#8216;n&#8217;roll dei collegiali americani (Louie Louie per intenderci).   Nel 1963 Bob Marley incontra i fratelli Shaun e Danny,  figli del compositore Roy Harris. I tre decidono di formare  una band che chiamano The Laughing Wind e che registra alcuni demo per il grande produttore-musicista-agitatore di folle Kim Fowley (primo o poi bisognerà dedicare uno speciale “33 giri di piacere” al grande Kim).    Fowley intorno al 1965 organizza una festa privata in cui si esibiscono gli Yardbirds. Markley rimane impressionato dal gran numero di ragazze attratte dai componenti della band britannica e decide di formarne una tutta sua. Con loro c&#8217;è anche il batterista John Ware e a fasi alterne Michael Lloyd. Quest&#8217;ultimo è un ottimo musicista e conoscitore della scena di Los Angeles: Llloyd deve infatti scovare per lconto della Tower Records gruppetti underground a cui affidare le varie colonne sonore dei biker movie co-prodotti dall&#8217;etichetta.   Il gruppo prende il nome West Coast Pop Art Experimental Band (quasi una risposta west coast ai Velvet Undergroud) e grazie all&#8217;aiuto di Kim Fowley  diventa subito ospite fissa ai vari happenings che si svolgono sul Sunset Strips di Los Angeles. A questo punto la strada è in discesa e nella fine del 1966 arriva il contratto con la Reprise con cui pubblicano subito “Part One”, il loro disco più bello.<br />
Nell&#8217;album compaiono cover (“Help Me I&#8217;m Rock” di Zappa, “Here&#8217;s Where You belong” di P.F. Sloan, “High Coin” di Van Dyke Parks) e diversi originali tra cui “Ashifting Sands”, la super-psichedelica “I Won&#8217;t hurt You” e le folkeggianti molto Byrds “Transparent Day” e “If You Want This Love”.    Nel 1967 esce “Volume 2”, album inferiore rispetto al primo ma che contiene alcune gemme come “Smell Of Incense” rifatta poi dai Southwest F.O.B. e “Buddha”, brano a cui non può mancare ovviamente una massiccia dose di sitar.   Ormai la WCPAEB è lanciata e con “Volume 3: A Child&#8217;s Guide TO Good &amp; Evil” il suono torna a farsi più convincente (da segnalare qui “Eighteen Is Over The Hill”,“Ritual #1”, “Our Drummer Always Plays In The Nude”, Until The Poorest Of People Have money To Spend”).   Il gruppo registra poi “Where&#8217;s My Daddy”nel 1969, disco senza infamia e senza lode in cui il pop si incrocia con il wah-wah pedal. Sempre nel 1969 esce un album a nome “Markley A Goup” che in realtà non è altro che il quinto album della band (da segnalare qui il brano “Roger The Rocket Ship”).Il gruppo nel frattempo si era ridotto ai tre originari e da “Where&#8217;s My addy” si  era oramai allontanato dalla Reprise. La storia della WCPAEB finisce praticamente qui.    Interessanti anche alcuni progetti paralleli: Michael Lloyd produce un gruppo floreale dal nome October Country che nel 1968 registra un fantastico album omonimo; nello stesso anno, sempre Lloyd suona con i Smoke, altra formazione oscura che registra un album assolutamente da avere per tutti gli amanti delle buone vibrazioni (ascoltate “Cowboys And Indians”&#8230;). Shaun Harris invece, nel 1973 registra un discreto album per la Capitol di cui si può anche fare a meno. Qui di seguito trovate tutta la discografia completa della band e le segnalazioni delle ristampe.   Bob Markley muore nel 2003 in un ospedale di Gardena in California. Il valore dei beni in suo possesso viene stimato, si legge nel libretto di “Companion”, in poco meno di 2800 dollari. Gli altri componenti della band saranno probabilmente invece ancora da qualche parte a suonare e a produrre dischi. La California&#8230;&#8230;bei tempi quelli là.  Discografia WCPAEB:  “Part One” (Reprise, 1966 ristampato dalla Sundazed) “Volume 2” (Reprise, 1966 ristampato dalla Sundazed)  “Volume 3: A Child&#8217;s Guide To Good &amp; Evil” (Reprise, 1968 ristampato dalla Sundazed) “Where&#8217;s My Daddy” (Amos 1969 ) “Markley A Group” (Forward Records, ristampato su vinile e cd)   Raccolte:  “Transparet Day” (Edsel records): contiene i primi due album “Volume One” (Sundazed): contiene i primi demo e i primi singoli della band (circa 1966)  “Companion” (Sunbeam Records): contiene diversi singoli dei vari progetti dei componenti della band prima, durante e dopo la WCPAEB.</p>
<p><a href="http://www.beautifulfreaks.org/online/wp-content/uploads/2011/10/33-giri-a-child-guide-to-good-evil.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2257" title="33-giri-a-child-guide-to-good-evil" src="http://www.beautifulfreaks.org/online/wp-content/uploads/2011/10/33-giri-a-child-guide-to-good-evil-300x300.jpg" alt="33-giri-a-child-guide-to-good-evil" width="300" height="300" /></a></p>
<p><a href="http://www.beautifulfreaks.org/online/wp-content/uploads/2011/10/33-giri-markley-a-group.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2259" title="33-giri-markley-a-group" src="http://www.beautifulfreaks.org/online/wp-content/uploads/2011/10/33-giri-markley-a-group-300x300.jpg" alt="33-giri-markley-a-group" width="300" height="300" /></a></p>
<p><a href="http://www.beautifulfreaks.org/online/wp-content/uploads/2011/10/33-giri-part-one.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2258" title="33-giri-part-one" src="http://www.beautifulfreaks.org/online/wp-content/uploads/2011/10/33-giri-part-one.jpg" alt="33-giri-part-one" width="280" height="281" /></a></p>
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		<title>YPSIGROCK FESTIVAL</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Oct 2011 07:31:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
		
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho preso una borsa morbida, modello Naione, con il doppio fondo e così capiente da contenere tutto il disagio accumulato in un lungo inverno di nebbie interiori e non. Ho chiamato un amico con cui non andavo in vacanza dal ’97 e sono bastati un paio di costumi, tre magliette e un telefono non intelligente per farmi sentire pronto. Sono andato in Sicilia, sono andato all’Ypsigrock,il festival indie che senza troppo giri di parole superflue: “ti mangia il cuore”. Accade ogni anno in Agosto da 15 anni a questa parte, è un culto d’amore che si celebra in un Castello che pare scappato dalla matita di Mihazaki per adagiarsi in cima alle Madonie e ramificare introno a sé vicoli brulicanti di rosticcerie, barbieri e bar arredati come 60 anni fa. Si chiama Castelbuono proprio per chiarire i concetti. L’anno scorso mi è successo di capitarci e di vivere brividi così intensi da chiamarne il bis e così eccomi di nuovo errante, imbrattato di sole e con un sorriso ebete pintato in faccia che manco fossi sbirulino,diosanto. Il cartellone parla chiaro e detta i tempi di masticazione, deglutizione e rigurgito della bole musichifera. E se il mattino ha l’oro in bocca, il venerdì ha l’alito cattivo non tanto per le stratificazioni dei Captain Quentin, quando più per la vinaccia della casa dei bar nei vicoli. A seguire il folk scarno e denso di riverberi del barbuto Josh T.Pearson, un fauno decisamente più pittoresco a vedersi che bravo a sentirsi. Canzoni che vorrebbero rivendicare la provincia ma hanno smarrito nervo per articolare emozioni e così collassano su sé stesse incapaci di comunicare, gelide come solo certe ragazze di città.<br />
A sbuffare via il disagio ci pensa il rock moda-mare ’82 di Twin Shadow che snocciola perle di chillwave à la Neon Indian, passando per Morrisey via ciuffo e canotta aderente. Protagonisti indiscussi della serata: i Pere Ubu di David Thomas, che ormai ha raggiunto le dimensioni spaziali del Sig. Creosoto dei Monthy Piton Portano in scena il glorioso capolavoro post-punk “Modern Dance”. Opera-rock lacerata dai moniti apocalittici, performata da un Mr.Thomas in gran rispolvero, abbigliato come un nonno di montagna il cui passatempo preferito è centrare la sputacchiera del circolo Opera Pastori con palle da tennis di catarro fluorescente.</p>
<p>Il sabato è costruito per ballare, provocare, ballare ed espellere in ogni forma i liquidi ingurgitati. Si parte con il tropicalismo nonsense degli stralunati Honeybird &amp; The Birdies, e di contrasto si passa all’oscurità electro-wave di Esben e strega annessa. Durante lo show di questi ulimi Esben &amp; The Witch sono assalito dalla sindrome “Paolo Frajese”, ossia mentre la cantante si tarantola in un’intro di 5 minuti abbondanti, sento l’irrefrenabile impulso di catapultarmi sul palco e infilarle un rosario liberatorio di calci nel culo. Mi trattiene solo il mio immenso senso civico e la pietas infusa dal contesto sociale in cui sono cresciuto. Mi soffio sulle unghie con finto fare distratto… Ma passiamo al piatto portante della serata è la shoegaze super90’s degli Yuck che ondeggiano manco fossero i Ride e fanno sballare con frustate d’eco in pieno stile “la Mia Valentina Sanguinante”. A seguire il set 80’s di Junior Boys così patetici da farti rimpiangere i Simple Minds. Giusto il tempo di uno slalom speciale tra birrette sgasate e briochine al gelato di pistacchio grandi come la mia testa ed è tempo di far mattino al campeggio di San Focà con i djset di Fabio Nirta e Robert Eno.</p>
<p>La domenica si inizia con il cantautore locale Dimartino a cui non deve dispiacere certo la vena sbroccante del nostrano Rino Gaetano ma con un pizzico in più di quella passione per la pasta con la sarde che lo rende benvoluto dagli indigeni. Si continua con la dubstep di Mount Kimbie antipastino elettro per i signori Mogwai che catalizzano ogni attenzione con un set così fitto da oltrepassare i cancelli del giudizio sensoriale. La band scozzese stende la folla con quasi 2 ore di rock apocalittico. Un suono stratificato e avvolgente che riesce perfettamente nell’intendo di creare il panico per sguazzarci dentro come solo i veri provocatori sanno fare. Il live s’incentra maggiormente sul recente disco “Hardcore will never die, but you will’” ma lascia spazio anche a vecchie glorie del calibro di “Mogwai Fear Satan”, “Fright of the Night”, “Mexican Grand Prix” e altre perle in cui l’hardcore strizza l’occhio alla trance senza perdere identità di razza. Un suono maschio, scozzese, ubriaco, lucido, nervoso, esplosivo, delirante, pelato e immenso cazzomerda.</p>
<p>Vorrei chiudere con fare strafottente e citazione trash italiota à la Califano, roba tipo” Tutto il resto è noia” o tipo qualcosa di abbagliante à la Thomas Miliàn, chessò “Mortacci Soya”. Invece devo confessarvi di essermela spassata di aver visto da lontano solo un paio di ristoranti cinesi, senza essere mai costretto a varcarne la soglia.<br />
Rosso come un peperone ripieno e gonfio di cassatine, rustici, panelle, birra sgasata, paste con le bestie di mare e antipasti rustici, rotolo verso l’aereo e mene torno affanculo da dove sono venuto.<br />
Sìssignore…!</p>
<p>(Tum)</p>
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		<title>JACK JOHNSON LIVE</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Oct 2011 07:29:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
		
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho passato almeno un quarto d’ora sulla pagina web della rassegna 10 Giorni Suonati. E più contavo questi benedetti giorni del Castello di Vigevano e più continuavano impertinenti a risultarmi sette. Sette come i magnifici, come i veli, o sette come la numerazione delle note…forse? Gli apocalittici direbbero sette come i peccati capitali mentre i rastafariani risponderebbero flemmatici buttandola con nonchalance sui colori dell’arcobaleno. Beh, poco importa ora, la scommessa anti-provincialismo zanzarifero di casa Barley Arts si è chiusa vittoriosa anche quest’anno con il concerto di Jack Johnson, surfista con il piglio per il pop acustico assente dall’Italia dal 2006. Una delizia di contesto per una serata che non delude affatto le altissime aspettative dei numerosi buongustai del pop in levare. Jackie si presenta sul palco alle 22 precise, sciabattando allegramente per compiacere istantaneamente un nutrito gruppo di studentelli del “progetto orgasmus” asserragliati alla transenna, impugnata come fosse la barra di sicurezza delle montagne russe. Indiscussi protagonisti della serata, i suddetti studentelli starnazzanti emetteranno gemiti striduli per l’intera durata della performance . Lo spettacolo, quello vero, decolla solo quando JJ imbraccia la sua Diavoletto. Un occasione speciale che richiede una band di alta levatura, tipo Merlo Podwleski degli Spain al basso, Adam Topol dei CCDC alla batteria e il fantastico Zach “tuttofare” Gill a districarsi tra Rhodes, melodica e fisarmonica. Si Inizia forte con una “You &amp; Your heart” e neanche il tempo di prendere fiato e si alza l’intramontabile inno spiaggistico “Taylor”, tre accordi di magia capaci di tramutare un bordello in campo estivo con una squisita melodia di facile presa. Sullo sfondo viaggiano statici scenari vacanziferi: spiagge, lagune, oceani di pixel a cui sarei anche pronto ad abboccare, non fosse per il venticello fresco che mi sbuffa dispettoso sulle tempie. Manco a farlo apposta ci si rituffa a colpi grevi di basso funky in una recente “To the Sea” cui segue “Upside Down” su cui il Nostro ondeggia con fare scimmiesco richiamando George, il primate animato di serie B da cui è tratta questa canzone. Un breve problema d&#8217; illuminazione al palco crea un ottimo pretesto per servire una “Flake” scarna ed incisiva grazie all’assenza di inutili virtuosismi afroblues. A salvarmi ci pensano un paio di perle da Brushfire Fairytales come “Bubble Toes” e “Mudfootball”. Ma quando il basso grave e pulsante inizia a stufare, la chitarra slide di Kaki King entra in gioco a centro palco per regalare un tocco d’etereo a una “Breakdown” tutta ukulele e stogo. Tornano alle memoria le spiaggie zuccherine di “In Between Dreams” quadra perfetta della carriera di Mr.Johnson.<br />
Resta benzina per il groove schiacciasassi che porta alla fusione di &#8220;If I Had Eyes&#8221; con “Staple it Together”, passando bizzarramente per la cover di &#8220;Foxy Lady&#8221;. Il tutto inseguito da un imbarazzantissimo Oh-OhOh-Oh! collettivo su “At or with me”, brividi d’imbarazzo che mi riportano alle adunate liceali negli stadi del pensionato panzone di Zocca. Ma per fortuna non abbandonerò il Castello con l’amaro sulle gengive e il mio cinico pensiero laterale non prenderà il sopravvento nel giudizio. Jack tornerà sul palco armato di sorrisone modello-mentadent e di chitarra acustica, suonerà quattro gioiellini vestiti d’arpeggio e voce, riuscendo persino a far calare il tanto atteso silenzio tra il pubblico. Trivellazione emotiva che parte dalla superficialità delle piccole cose elencate in “Do you remember?” per colpire con “Times like This” e affondare con l’intensità vibrante di “Better Together”. Un brivido unico, un cuore solo. Grande però.<br />
(Tum)</p>
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		<title>JOHN GRANT LIVE @ SOUND ART FESTIVAL</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Oct 2011 07:28:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Al via la prima edizione di Sound Art Festival,  il primo festival di motion graphics al mondo che riesce ad intrufolarsi nel Castello di Abbiategrasso e a tramutare un insulso venerdì di provincia in “place to be” che qualche sfigato dalla braghe larghe non tarda a etichettare come evento cool-turale.   Alle 19.30 si inaugura la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Al via la prima edizione di Sound Art Festival,  il primo festival di motion graphics al mondo che riesce ad intrufolarsi nel Castello di Abbiategrasso e a tramutare un insulso venerdì di provincia in “place to be” che qualche sfigato dalla braghe larghe non tarda a etichettare come evento cool-turale.   Alle 19.30 si inaugura la mostra “Video Sound Art&#8221;, arricchita dalla presenza degli artisti Daniel Rossa e Robert Seidel.  Dalle scuderie si passa al cortile interno, dove alle 21.15 Mister John Grant calca il palco. L’ex frontman degli Czars è accompagnato dal fido Chris Cumberton al piano e synth. Strumentazione minimale per lasciare spazio alla voce profonda del protagonista,  come a ricalcare un vissuto denso e traboccante di ricordi che bramano di emergere in ballate piano-folk.  L’austero cantore dal cuore scuro delizia gli astanti suonando per intero il suo disco d’esordio solista “Queen of Denmark”, sparagliando certo l’ordine nei brani perfugare ogni celebrazione di sé. Su tutto spicca la profondissima “I wanna go to Marz” che come confida lo stesso John è stata ispirata leggendo il menu di una nota catena di dolciumi americani. Prende forma un party acido tra bambini di liquirizia, uomini-caramella e un pubblico silenzioso e rapito come abbracciato da un dilagante blob di marshmallow. Come se non bastasse il nostro incalza con Outer Space, ballata sentimentale  dedicata a un amico astronomo definita dallo stesso autore come un brano che potrebbe sembrare mieloso. E in effetti possiamo capire che non sia facile per un tipo come Mr.Grant cantare “Because you can open up the heavens for me. With just one smile.” Ripetendo ad libitum queste parole con espressione facciale in stile Prosperini post-cattura.  C’è spazio anche per qualche inedito, come la bella Vietnam, dove il silenzio tra gli amanti può diventare un&#8217; arma di distruzione di massa portando morte e distruzione nella terra dei sorrisi estinti.  Quadretti apocalittici dipinti dal nostro con un realismo spaventoso, brano su brano in arrampicata verso un climax di grazia sublime. Dopo un paio di cover degli Czars tra cui la stupenda Drug, dalla mente di Mister G. prende il volo uno stormo di lucciole: “Fireflies”.  È un ricordo lontano che odora d’infanzia nel Mitchigan, di adolescenza nel Colorado austero di Arturo Bandini, dove i sogni devon prender troppa  rincorsa per scavalcare le montagne. In chiusura “Little Pink House” contenuto manco a farlo apposta su Goodbye degli Czars. Un ricordo affettivo della nonna materna e la sua casetta rosa con le finestrelle blu, quasi a voler lasciare un&#8217; immagine rasserenante dopo un oretta abbondante di tempesta emotiva.<br />
Spazio ai sospiri dunque, protagonisti assoluti di questa notte deliziosa&#8230;<br />
I wanna go to Abbiategrasso, where Green Rivers flow, and your sweet sixteen is waitin for you after the show, I wanna go to Abbiategrasso, you’ll meet the Goldust Twins tonight, you’ll get your heart’s desire, I will meet you under the lights.<br />
(Tum)</p>
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		<title>Contrabbando Poetico</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Oct 2011 07:26:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Poesie]]></category>

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		<description><![CDATA[non comportarti così.
come se niente stesse accadendo.
lasciati scheggiare i denti
con la solitudine meccanica
dei nostri saluti seriali
e armonizza. il sangue colato sul terreno
sotto il peso dei nostri passi
incolla i tuoi respiri
alle grida. dei nostri futuri in rivolta.
Francesco Aprile
“2011-08-07”
Contrabbando Poetico nasce dalla lettura di una situazione. Da una domanda. Contrabbando Poetico
è una risposta. Una delle possibili risposte. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>non comportarti così.<br />
come se niente stesse accadendo.<br />
lasciati scheggiare i denti<br />
con la solitudine meccanica<br />
dei nostri saluti seriali<br />
e armonizza. il sangue colato sul terreno<br />
sotto il peso dei nostri passi<br />
incolla i tuoi respiri<br />
alle grida. dei nostri futuri in rivolta.<br />
<em>Francesco Aprile<br />
“2011-08-07”</em></p>
<p>Contrabbando Poetico nasce dalla lettura di una situazione. Da una domanda. Contrabbando Poetico<br />
è una risposta. Una delle possibili risposte. Contrabbando poetico è un gruppo di ricerca artistica<br />
formato da giovani sotto i 30 anni, con sede a Lecce e Roma, con l&#8217;obiettivo di indagare le modalità,<br />
i mezzi, gli assetti e le strutture dei supporti, delle connessioni dell&#8217;opera in relazione allo spazio<br />
sociale. La poiesi. Nell’accezione più ampia del termine. Dei suoi rifornimenti agli abissi disastrati<br />
dei nostri giorni. Diroccati. Defraudati. Derubati. Oggi_ che il governo taglia alla cultura. La mette<br />
in ginocchio. La mette al bando. Oggi_ che la politica ruba ai nostri futuri. Oggi_ che la messa al<br />
bando della cultura è legalizzata. Oggi. Contrabbando poetico. Frazionamento ed irruzione. Negli<br />
spazi della negazione. Della poiesi furtiva, nascosta. Fotografata nell’attimo contaminativo delle<br />
esperienze e dei linguaggi e dei pensieri e dei mezzi e dei supporti e dei metodi e. Contrabbando<br />
poetico. All’azione. Nell’azione. In azione. Per l’azione. New action. Quotidianità e stratificazione.<br />
Flusso continuato dell&#8217;esistenza. Delle giornate. E dei cieli cancerogeni. Ammantati di niente. Sui<br />
nostri occhi. Mentre le colline passano. E sfumano al cielo rosso della battaglia. Mentre le ore<br />
deragliano. Mentre gli oceani s&#8217;infrangono. E palpita la vita. Nel caldo petto di una nuova<br />
generazione. Armatevi poeti. Delle vostre parole. Contrabbando Poetico è una risposta.<br />
Contrabbando Poetico<br />
contrabbandopoetico@libero.it<br />
<a href="http://contrabbandopoetico.wordpress.com" target="_blank">http://contrabbandopoetico.wordpress.com</a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Antonietta Benagiano - Poetiche sinapsi (Ist. Italiano di Cultura di Napoli)</title>
		<link>http://www.beautifulfreaks.org/online/2011/10/antonietta-benagiano/</link>
		<comments>http://www.beautifulfreaks.org/online/2011/10/antonietta-benagiano/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 19 Oct 2011 07:24:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Libri]]></category>

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		<description><![CDATA[Incipit solenne, che nel noumeno dell’immortalità mortale ritrova “l’eletto verbo” e tra miti, classicismi e persino riferimenti biblici ci conduce nella lettura del libro. Talvolta s’incorre anche in misurati retaggi d’avanguardia, al verso interrotto che scandisce tratti dialogici, perlopiù riportati in corsivo; forse il modo migliore per focalizzare adeguatamente il razzismo (“sporco bianco/sporco negro/sporco giallo”) [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Incipit solenne, che nel noumeno dell’immortalità mortale ritrova “l’eletto verbo” e tra miti, classicismi e persino riferimenti biblici ci conduce nella lettura del libro. Talvolta s’incorre anche in misurati retaggi d’avanguardia, al verso interrotto che scandisce tratti dialogici, perlopiù riportati in corsivo; forse il modo migliore per focalizzare adeguatamente il razzismo (“sporco bianco/sporco negro/sporco giallo”) e lo spirito che lo corrobora, “l’altrui quiddità” che “non ama”. Si fotografa una sempre grigia borghesia accalcata nel cerimoniale (“non sono/ferrati non bavano veleni ma/negli occhi ridono nemiche lame”), rivisitata attraverso un maschile che si personifica in “cadaveri incravattati” tra un femmineo solforoso. E’ un “tricolore consunto” quello che fuoriesce dai suoi versi, ma nondimeno ancora consapevole e tributante al sangue risorgimentale versato, “bella Italia disamata/utopia risorgimentale”. Altrove si associano “bandiere e sillogismi”, fumi “d’odio” “oltre le dune”, possibili riferimenti alle sanguinose esperienze totalitariste del Novecento, ma quello di Antonietta Benagiano è soprattutto un incessante scavare il presente ed i suoi simbolici presagi, un mondo dove il Verbo è morto e “all’asta artifici raccozza il venditore di finto oro”. “A firmamento spento canterà l’androide perfetto” è quanto l’autrice intravede in un imminente futuro d’incomunicabilità, quale criogenia approntata a liberazione. Tuttavia, proprio nell’ “imperfezione nostra”, sussiste la costante di una “gran falce” preposta come “avvio alla Conoscenza”, Ercolano ne ripercorre il mito e svela Thanatos nel “nulla più reale”. “Ancor vuol esser la materia/enigma lo spirito lontananza dal Vero/che del minimo l’abisso dal massimo disvela” ne diviene l’esegesi poetica. Nel vivere, fortunatamente, resta comunque un “narghilé all’occaso”, che “dello scoglio spigoli arrotonda” per un senso d’inadeguatezza verso una “camaleontica/normalità anormale che t’esclude”. Pasanisi, curatore della prefazione, cita Pasolini e quel &#8220;nuovo fascismo&#8221;, insidia mediatica, omologazione culturale nel livellamento consumistico, trasversale e lontano da un autentico spirito liberale, ma soprattutto capace di penetrare laddove neppure lo stesso fascismo riuscì nei suoi più espliciti intenti totalitari: “Nessun centralismo fascista è riuscito a fare ciò che ha fatto il centralismo della civiltà dei consumi”. Fascismo che comunque, al contrario del &#8220;nuovo&#8221;, con Salò e le 120 giornate di Sodoma si presenta in tutta la sua esplicita violenza in un’identità culturale negatagli col dopoguerra e che Pasolini, nel pieno degli anni Settanta, non omette di esternare. Un fascismo che, alla base, vede il “travisamento” della modernità, dove il cantore omerico non ha più platea, né tra gli uomini né sull&#8217;Olimpo. Invece il &#8220;Nuovo fascismo&#8221; non risparmia neppure la poesia senza implicazioni di ermetismi, strumentalizza tanto la folla quanto i margini della follia, ne fa spettacolo e mercato incurante di letture e confronti. “Abbiamo ammelmato la farfalla”, come meglio precisa in versi l’autrice. Persino la lira di Orfeo sembrerebbe assoggettarsi a fredde timbriche forgianti “metalliche sinapsi” assetate più dell&#8217;altrui disgrazie che di cultura nell&#8217;ansia di un sentimentalismo preconfezionato, dove “anche Orfeo anfana”, poiché “più non dirozza d’Orfeo la baldracca cetra”.<br />
(Enrico Pietrangeli)</p>
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