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	<description>A Music Fanzine</description>
	<pubDate>Tue, 15 May 2012 23:44:14 +0000</pubDate>
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		<title>conclusioni</title>
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		<pubDate>Tue, 01 May 2012 19:14:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[tempo di andare,
percorrere il raccordo anulare
in carreggiata esterna &#38; interna,
contemporaneamente.
un po’ come perdere gli avverbi
(hai presente i cinesi, al primo piano?),
non il telecomando, quello no
(e poi lo sai, che è tra i cuscini del divano).
e così, my beautiful freaks,
miei strani fiori strani,
traemmo le seguenti conclusioni:
(Littlerunner)
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>tempo di andare,<br />
percorrere il raccordo anulare<br />
in carreggiata esterna &amp; interna,<br />
contemporaneamente.<br />
un po’ come perdere gli avverbi<br />
(hai presente i cinesi, al primo piano?),<br />
non il telecomando, quello no<br />
(e poi lo sai, che è tra i cuscini del divano).<br />
e così, my beautiful freaks,<br />
miei strani fiori strani,<br />
traemmo le seguenti conclusioni:</p>
<p>(Littlerunner)</p>
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		<title>_non si esce vivi dagli anni ‘80</title>
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		<pubDate>Tue, 01 May 2012 19:11:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[recensione]]></category>

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		<description><![CDATA[la birra ora calda sul tavolo. riviste_ un tempo in pile regolari_ ora. il disordine tutto intorno&#124;
e macchie di sangue. la finestra aperta ed una forte corrente. Nello stereo qualcuno  urlava che non si esce vivi dagli anni &#8216;80.
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ma andiamo per ordine. la porta era socchiusa. provando a bussare ne scoprì l&#8217;inaspettata apertura. uno spiraglio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>la birra ora calda sul tavolo. riviste_ un tempo in pile regolari_ ora. il disordine tutto intorno|<br />
e macchie di sangue. la finestra aperta ed una forte corrente. Nello stereo qualcuno  urlava che non si esce vivi dagli anni &#8216;80.<br />
/////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////<br />
ma andiamo per ordine. la porta era socchiusa. provando a bussare ne scoprì l&#8217;inaspettata apertura. uno spiraglio di vento fra i capelli. sul viso. il disordine volato via. che provavo a raccogliere a mo&#8217; di neve nel cielo. un colpo alla nuca. il mio sangue. sopra il suo sangue. la finestra ancora aperta. e di nuovo nessuno nella stanza. mentre lo stereo «lo sai cosa non mi piace di questo baraccone?» .<br />
è terribile come la successione degli accadimenti possa coincidere con le parole di una canzone. è terribile come le nostre storie possano confidarsi l&#8217;una con l&#8217;altra, sostenendo lo sguardo ripido di una canzone vecchia una decina d&#8217;anni. mentre le situazioni cambiano. gli accadimenti scorrono. le parole mi si sfumano nella gola dopo un colpo alla nuca, sangue a risacca dalla mia nuca sgorga s&#8217;infrange torna ritorna, destituisce le mie ultime parole mai nate. il mio sangue ancora caldo ravvivava la pozza gelida del suo sangue sgorgato in precedenza, una confusione di stimoli intensa. un orgasmo ha aperto l&#8217;uscita di sicurezza che non si richiuderà. i nostri corpi coperti dalla notte reclamano i titoli di coda.</p>
<p>Francesco Aprile</p>
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		<title>Musica indipendente in Italia di Chiara Caporicci - Editrice ZONA</title>
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		<pubDate>Tue, 01 May 2012 19:09:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[recensione]]></category>

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		<description><![CDATA[Da una tesi sviluppata sull’argomento ha avuto poi origine questo saggio breve, frutto anche di un impegno in prima linea, che vede l’autrice da diverso tempo dedita alla documentazione di tali attività. S’inizia con un inquadramento storico per delineare quanto, sia pure in fasi discontinue, forse a tratti incongruenti, ma variegate e nondimeno arricchite delle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da una tesi sviluppata sull’argomento ha avuto poi origine questo saggio breve, frutto anche di un impegno in prima linea, che vede l’autrice da diverso tempo dedita alla documentazione di tali attività. S’inizia con un inquadramento storico per delineare quanto, sia pure in fasi discontinue, forse a tratti incongruenti, ma variegate e nondimeno arricchite delle stesse inquietudini, è parte di una ricerca che assume determinante rilevanza, nel tempo, sulle produzioni nazionali. Dalla cultura giovanile degli anni Cinquanta, quella che incarna gli archetipi della ribellione sotto il seme del rock ‘n roll, inizia pure la stagione dei grandi numeri per l’industria discografica e, contrapposta ma complementare, nasce anche l’esigenza di etichette indipendenti, inclini a dare autonomia espressiva e, di conseguenza, humus all’intero settore. Con il punk, di fatto, s&#8217;impone a modello la cultura del do it yourself, ma è soprattutto con gli anni Settanta più politicizzati e impegnati che, attraverso etichette come la Cramps, qui da noi verranno alla luce progetti che segneranno la storia della musica indipendente, emblematico quello degli Area e il mito dello scomparso Stratos. Tuttavia, per meglio focalizzare il fenomeno, la Caporicci introduce il concetto di “musica di massa” prendendo spunto e riferimento da Adorno e la Scuola di Francoforte. All&#8217;alienazione strumentale della &#8220;musica leggera&#8221;, si contrappone, con nostalgia, un passato con cui il suono assolveva &#8220;una funzione espressiva ed equilibratrice&#8221;, che trascende la forma. Con &#8220;Adorno, lo scopo della musica non è la bellezza ma la verità, la conoscenza&#8221;. Il mercato delle major, nel  frattempo, si  è andato conformando nelle cosiddette &#8220;quattro sorelle&#8221;, nate da più fusioni su corrispondenti interessi globali. Da sole controllano la quasi totalità del mercato. Una condizione piuttosto asfittica dal punto di vista espressivo e culturale, oltretutto minata dalle stesse nuove tecnologie, dove tuttavia resta larga la fascia del ricorso al download pirata. Da questa situazione prende consistenza e slancio l&#8217;operato di diversi circuiti di etichette indipendenti che, sia pure con limiti e contraddizioni, tanto hanno apportato nel mercato culturale, finanche veri e propri successi commerciali, come gli Offspring di Smash. Nato nell’eredità della pregressa esperienza fiorentina, da anni il MEI è la testimonianza italiana più importante sul fenomeno col convegno romagnolo. Un meeting, quello di Faenza, che è stato pure condiviso dall’autrice attraverso la sua presenza per conto di una radio universitaria. Un evento che la porterà in contatto con l’esperienza del Collettivo Angelo Mai ripercorrendone la rispettiva storia. Con un’intervista a Pino Marino e un’altra a Niccolò Fabi, realizzate sempre a Faenza nel 2008, si conclude il libro e vengono meglio esposti alcuni dei più rilevanti progetti per cui, la Caporicci, ha senz’altro investito molto nel suo patrimonio formativo. Un saggio interessante e scorrevole, ma anche collage di memorie e impressioni vivide di partecipe passione, che mette in rilievo, più complessivamente, criticità e impegno della parte migliore delle nuove generazioni.<br />
(Enrico Pietrangeli)</p>
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		<title>CicloInVersoRoMagna 2011: la poesia mette radici con la bicicletta</title>
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		<pubDate>Tue, 01 May 2012 19:07:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[recensione]]></category>

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		<description><![CDATA[Col collegamento in streaming del 12 agosto, si conclude CicloInVersoRoMagna 2011: quarto Giro ciclo-poetico, iniziativa col patrocinio della Federazione Italiana Ciclismo, dell’Università La Sapienza di Roma e dell’Università degli Studi di Pavia, oltre che della Provincia e il Comune di Ferrara e dei Comuni di Cremona e Ravenna, ed evento inserito nell’ambito della Festa del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.beautifulfreaks.org/online/wp-content/uploads/2012/05/articoloresocontocicloinversoromagna2011.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2310" title="articoloresocontocicloinversoromagna2011" src="http://www.beautifulfreaks.org/online/wp-content/uploads/2012/05/articoloresocontocicloinversoromagna2011-240x300.jpg" alt="articoloresocontocicloinversoromagna2011" width="240" height="300" /></a>Col collegamento in streaming del 12 agosto, si conclude CicloInVersoRoMagna 2011: quarto Giro ciclo-poetico, iniziativa col patrocinio della Federazione Italiana Ciclismo, dell’Università La Sapienza di Roma e dell’Università degli Studi di Pavia, oltre che della Provincia e il Comune di Ferrara e dei Comuni di Cremona e Ravenna, ed evento inserito nell’ambito della Festa del Ticino 2011 col Comune di Pavia curato insieme a Gloria Scarperia e Andrea Bisighin. L’argomentazione di scelta per un epilogo che coincide con la narrazione, avviene attraverso l’uso di sole fotografie, a bassa risoluzione e senza l’ausilio di riprese in video. A seguire l’intervento in diretta, la traccia audio sovrappone alcuni testi poetici dai vari raduni svolti, insieme a talune sonorizzazioni di fondo improvvisate fra italici frammenti di jazz a 78 giri. Una scelta motivata da una presa di distanza dalla fagocitante società d’immagine, come pure a ricostituire un unicum dell’evento, irripetibile, sia esso tangibile e reale che in streaming. Quindi si delimitano momenti distinti, da non assommare o clonare, ciascuno con una propria natura e ragione d’essere. Momenti che aspirano a vivere di propria esistenza, a partire da riferimenti e modalità di comunicazione. Ne fluisce una poetica del tempo che, tutto sommato, solo la fotografia sa ben restituire, colma di dettagli da riscoprire, capaci di prendere forma oltre la sintesi temporale di un vissuto. Una prospettiva che, integrando evento e narrazione, oltre ogni vana celebrazione dà consistenza e vita ad “altro”, a quanto evocato nell’istante, per mezzo di un’epica condivisa senza dover far ricorso all’impresa e la sua spettacolarizzazione. Un qualcosa che, dalle trame del compiuto, sia in grado d’interagire tanto con la memoria quanto con l’immaginario dei protagonisti e degli stessi spettatori. Questo epilogo di fine evento, per la cronaca, resta disponibile in formato videoregistrato sul canale www.ustream.tv/channel/ciclopoetica.<br />
CicloInVersoRoMagna, raccordando tradizioni di poesia orale sulle due ruote nella complessità dello sviluppo sostenibile, è un progetto che ha aperto il nuovo corso ciclo-poetico alla tematica storico-culturale ed è operativo fin dal febbraio scorso. Tracciando un itinerario “InVerso”, che riconduca al mito nella poesia, il riferimento resta sempre il format siciliano del 2008, primo festival itinerante di poesia, bicicletta, tradizioni e arti, caratterizzato da incontri con poeti, artisti, sportivi e performance per ogni tappa del viaggio in una no-stop di una settimana. Il titolo preposto a questa rassegna itinerante, nella sua polisemantica semplice e diretta, sintetizza anzitutto una concezione ciclica del tempo, dell’eterno ritorno che, nella civiltà greca come quella romana, progredisce in un divenire che sedimenta la storia sul mito, dove l’eroe riporta sul piano umano l’archetipo divino tramite l’azione. Tempo che, tra i simboli assunti, vede il cerchio e la correlazione più diretta della ruota che, nella fattispecie, è tanto metafora quanto espressione letterale di veicolo nel tempo. Ciclicità già segnate nel corso delle prime due edizioni e che, nel 2009, convergono nel paradigma della partenza-arrivo da Messina mentre, a partire dal 2010, divengono altresì prefisso preposto al titolo marcando un altrove che ritorna nella dialettica della poetica di un “Ciclo” “In” “Verso”, quale momento sincretico di apporto culturale per tutti. La Romagna è terra esplicitamente inserita nel titolo come nel contesto, punto di arrivo e di partenza, chiusura di un ciclo della stessa romanità ma anche raccordo di persistenza condiviso attraverso i suoi popoli. Da Pavia a Ravenna, con CicloInVersoRoMagna, si è configurato un tragitto caratterizzato nella sconfitta di Oreste da parte di Odoacre e la relativa deposizione di Romolo Augusto, sia sul piano simbolico che rievocativo. La Romagna, peraltro, riporta alle più lontane radici della stessa poesia in bicicletta attraverso la figura di Olindo Guerrini, primo ciclo-poeta della nostra letteratura. “Sono nato (ahimè!) a Forlì; ma la mia vera patria è Sant&#8217;Alberto, 15 km al nord di Ravenna, dove i miei avi hanno sempre vissuto” sono parole che introducono e motivano da sole una scelta decentrata, rispetto la città, su questa contrada per la tappa di Ravenna. La locale biblioteca dedicata al poeta, purtroppo coincideva con la chiusura per ferie dello spazio adibito, ma la particolare location del Museo NatuRa ha opportunamente ospitato l’evento richiamandosi, per di più, alla precedente edizione. Considerando il concorrere di un altro 150° insieme all’Unità d’Italia, ovvero quello della bicicletta, il Guerrini meriterebbe, senz’altro, una doppia menzione. A lui, come poeta e ciclista urbano, dedicai un saggio breve già nel 2003, e, tramite i suoi versi, associavo quel primo embrione di poesia in bicicletta ancora da sviluppare. Un embrione poi evoluto e che divenne consistente a Cesena, durante un breve soggiorno per un premio letterario nel 2007, prendendo forza con la lettura di un libro, poi recensito, di Massimo Gugnoni, così come ricordato durante l’incontro ravennate dello scorso 8 agosto. Nel 2008 sarà esteso a Ugo Magnanti e, in breve tempo, si arriverà a una co-organizzazione della prima edizione individuando un’area operativa e il relativo tragitto. Nel 2009, Andrea Ingemi e Vittoria Arena, prenderanno parte all’organizzazione della seconda edizione. Notevole, in questa occasione, è stato l’apporto strutturale di Andrea, tramite il quale sono state predisposte le prime richieste di patrocini sul territorio tracciando nuovi percorsi. Con Vittoria la rassegna apre a una serie di donne che, a tutti gli effetti, diverranno protagoniste della pluriennale iniziativa. Sarà lei ad allargare la manifestazione a più discipline coinvolgendo vernissage di pittori coi reading di percorso, oltre a poeti e cantastorie. Nel 2010, con Daniela Fargione, la nuova edizione apre il progetto ai patrocini universitari nonché, per la prima volta, coinvolge collaboratori per le iscrizioni ciclistiche. Gloria Scarperia e Giulia Penzo, che pure avevano già preso parte a questa edizione, diverranno poi insostituibili elementi nella gestione di un più lungo e laborioso sviluppo del nuovo progetto, la prima in qualità di co-organizzatrice e la seconda come collaboratrice. Sempre nel 2011, comparirà anche un nuovo co-organizzatore, Andrea Bisighin, quale riferimento per estendere la manifestazione in Veneto ma anche per un organico sviluppo della tematica ciclistica storico-culturale, in armonia coi presupposti progettuali, mentre, per il secondo anno consecutivo, Emilio Diedo sarà tra i più validi e affidabili collaboratori al progetto. Senza dimenticare le tante adesioni di collaborazioni a diverso titolo, rimarcabili soprattutto in quest’ultima edizione e che hanno visto, in nome della cultura e della poesia, più soggetti partecipi dal mondo laico a quello sociale e anche cattolico, ringraziamo tutti per aver condiviso e reso possibile tutto questo nella più cristallina chiarezza d’intenti e, soprattutto, operando senza fondi.<br />
Tra i presenti al prologo di CicloInVersoRoMagna, si segnala Vitaldo Conte, che riallacciandosi a un suo precedente intervento su Pantani, ne ha esteso un ulteriore sulla  poetica delle “rose rosse”. Hanno inoltre contraddistinto l’incontro la sicilianità di Maria Costa collegata in diretta insieme ad altri poeti coordinati dall’area pontina e da Messina. L’antica Zancle quindi, in uno stesso tempo e altro luogo, ha seguito il corso di un “ciclo” storico e poetico, da lei partito nel 2008 al Fortino degli Inglesi di Capo Peloro. Notevole è stata la media degli interventi che ha caratterizzato poi il percorso, con diversi artisti che hanno raggiunto l’iniziativa da più parti d’Italia. A Pavia, luogo di partenza, si rammentano per incisività ed esposizione quelli di Piero Balcalini, attore radiofonico, e Gian Luigi Valsecchi, fotografo, oltre che poeta, autore di suggestive panoramiche urbane nella patina di un tempo che tutto cambia nel qualcosa che permane. Giovanni Segagni ha pure coinvolto i molti presenti con la ricostruzione di un viaggio fluviale del 1911. La presenza di musicisti è stata pressoché continua e apprezzabile in quasi tutti i quotidiani incontri previsti lungo il viaggio, interagendo col testo poetico dal repertorio classico a quello etnico ed anche elettronico attraverso una rosa d’interessanti e variegati esecutori, di cui diversi anche autori. Nell’ambito teatrale, la giovane e promettente Denise Valentino, duettando con Susanna Farina Contardi, ha senz’altro colto consensi dal pubblico di Cremona, cospicuo ed attento. Ben accolti anche i versi del giovane Stefano Reggiani nonché l’originale e inoltre tematica performance per “pompa di bicicletta” proposta, per l’occasione, dal poeta Alberto Mori. Interessanti sono stati anche i versi di Fabio Clerici, che tornano dalla scorsa stagione, insieme a quelli proposti da Massimo Bondioli. Tra gli imprevisti di percorso, la presenza sempre più determinata e affinata di agguerrite zanzare ha contraddistinto una stagione anomala e assai umida. Alla positiva assenza di concreti problemi per una sempre paventata pioggia, si è esteso un inaspettato vento forte e contrario durante l’ultima tappa, in direzione di Ravenna, cagionando rallentamenti e un ulteriore sforzo per raggiungere la meta. Prepotente, in ogni caso, durante questa settimana è ritornata la calura. Lunghi tratti su strade sterrate, come quelli percorsi alla volta del Veneto, hanno talvolta cagionato qualche piccolo problema di approvvigionamento di liquidi. Due tappe, per la cronaca, sono stato costretto a desistere dal percorrerle per un trattamento in corso. Le restanti pedalate le ho fatte partendo di buon ora e lentamente. Con la tappa di Villafranca di Verona si è reso un ottimo assetto al binomio bici-poesia sul versante storico delle due ruote, apportando le coinvolgenti testimonianze di Nicola Minali, ex ciclista professionista, insieme a quella di Dario Pegoretti e tutti gli altri, con un nutrito pubblico al seguito durante l’intera serata, insieme ai preziosi modelli d’epoca esposti in sala e un intervento congiunto dei tre curatori. Anche quest’anno, tanto la libertà del viaggio di ciascuno quanto una generica disposizione che invoglia al ritmo lento, cadenzato e osservatore del circostante ma anche dell’interiore, ha evidenziato i contenuti non agonistici della manifestazione nella condivisione di un’esperienza che, sempre di più, include testimonianze con lo stesso mondo del ciclismo, forse il più prossimo e connaturato alla poesia, come anche Vendemiati ha voluto ricordare nel corso di un suo intervento. Non sono quindi mancate le occasioni d’incontro, nell’ambito strutturato per ogni serata come pure sulla strada. Forse più rilevante, tra quest’ultime, la chiacchierata condivisa con un cicloturista francese sulla direttiva di Verona, determinato a raggiungere Gerusalemme al solo ritmo del pedale: in bicicletta di strada se ne può fare sempre molta, ancor più di quanto noi stessi si possa pensare. Con Legnago credo che, per molti aspetti, si sia raggiunta un’armonia d’evento, capace di approfondire al meglio le complessive tematiche con un pubblico consistente e partecipe. Non solo qui, forse più che altrove, si è creato quel clima per assecondare un dialogo sull’esposizione di contenuti e modalità dell’iniziativa riuscendo a cogliere anche spiritualità nel brillante intervento di Nicola Pavanello, altresì una suggestiva atmosfera si è insinuata tra il reading, con Giulia Penzo e altri poeti provenienti da Chioggia, ma anche da Verona, come nel caso di Ralph Denton, che ha preso spunto dalla poesia per riproporre attenzione sul Tibet. Bruna De Gaspari ha aperto la serata interpretando il monologo surrealista &#8220;Angeli sui pedali&#8221;. Frazionate perlopiù in singole tappe alcune, rinunciatarie altre, forse a causa di mancanza di precise convenzioni, purtroppo impossibili a stabilirsi per assenza di tempo e di mezzi, sono state comunque considerevoli le iscrizioni all’iniziativa, pervenute da diverse regioni d’Italia. Diverse, anche quest’anno, sono state le adesioni di artisti fuori programmazione lungo il percorso. Nello spirito della manifestazione, sono stati tutti ben accolti nei limiti di spazio e di tempo relativi alla logistica delle singole location ospitanti. Uno degli aspetti ricorrenti più interessanti dell’iter storico di questa rassegna, che non nasce sotto l’interesse o l’influenza di alcun gruppo, è quello della libera opportunità d’incontrarsi e conoscersi, permettendo interazioni tra poeti territorialmente spesso vicini e non solo lontani, con risvolti comunicativi diretti e non mediati da alcuna rete. A Ferrara, sia pure debordando un poco nei tempi, tanto da renderlo un poco meno incisivo di quanto in realtà meritasse, l’intervento di Melinda Tamas Tarr su collegamenti e relazioni tra risorgimento italiano e ungherese è stato comunque un perno dell’incontro. Un’occasione per assaporare insieme anche alcuni versi del grande Sandor Petofi. Particolatamente consistente è stata la presenza di pubblico. Considerando l’orario pomeridiano e la domenica d’agosto coincidente, la sala era gremita e partecipe. Tra i giovani è tornato Stefano Caranti, che ha proposto alcuni haiku. Si segnalano inoltre gli interventi del ciclo-poeta nonché storico Edoardo Peroncini e dello scrittore Emilio Diedo scanditi da eleganti versi, insieme al ritorno, per il secondo anno consecutivo, di Riccardo Carli Ballòla e Claudio Gamberoni. In questa tappa, come pure per la successiva, diversi artisti e collaboratori si sono aggregati raggiungendo il Giro da Roma e altre province. Tornando alla bicicletta, ineguagliabile resta sempre la naturale ebbrezza e il senso di forza di volontà che emerge dalla lunga pedalata, o meglio dalla consapevolezza che, amministrandosi, è possibile coprire anche lunghe distanze, altrimenti impensabili senza l’ausilio di una forza motrice. Corpo e mente, nel progredire del viaggio, divengono un tutt’uno armonico, di adattamento e conduzione dei ritmi, quelli della bicicletta associati alle gambe come pure ai pensieri. A fronte dei tanti litri di liquidi consumati la percezione di rigenerazione è non solo biologica, ma coinvolge per intero anche la psiche, implicandone la relativa sfera spirituale. A Ravenna, a dire il vero, forse il pubblico è stato meno presente che altrove, probabilmente anche per una mancanza di promozione, così come accennato da Gian Ruggero Manzoni, che ha fluidamente interagito tra sport, storia, poesia e letteratura incantando i presenti insieme a Gilberto Vendemiati, ciclista professionista degli anni Sessanta assai disponibile a dare spunti per un dibattito che, nell’insieme, ha visto il più alto livello qualitativo comunque in questa serata, con il migliore Marco Palladini performativo che interpretava un suo poemetto in omaggio a Pantani. Filippo Amadei, tra i giovani, ha espresso un talento degno di nota. Opportunamente ricordato, sempre in questa sede, è stato Alfredo Oriani, altro importante ciclo-poeta della nostra letteratura. “Il nostro aiuto all’iniziativa è stato minimo, ma è stato fatto con il cuore. Questa manifestazione va aiutata. Il sindacato crede molto nei suoi valori e intende supportarla, pur coi pochi mezzi di cui dispone” (Fonte Estense.com) ha commentato intervenendo a Ferrara Rocco Cesareo del Sindacato Scrittori. “Credo si tratti di un modo intelligente di unire due passioni come la bicicletta e la poesia che in questo modo, si espande per una vasta zona del nord Italia. Mi complimento con gli organizzatori che si sono impegnati e, ne sono certo, ora potranno ottenere la soddisfazione che meritano” ha pure commentato al riguardo della manifestazione Gian Marco Centinaio, Vice Sindaco e Assessore alla Cultura e Turismo del Comune di Pavia (Fonte Ufficio Comunicazione Comune di Pavia). Si ringraziano, con l’occasione, entrambi, per il sostegno offerto, la loro presenza e la fiducia accordata a questa iniziativa.<br />
CicloInVersoRoMagna è una storia circolare, che ritorna, ma che sa guardare anche altrove, arricchita di simboli ed esperienze lungo tutto il suo percorso. Torna per raccontare che, dopo un prologo repentino e forse un po’ barocco, orchestrato all’ultimo momento tra l’Antica Lavinium, Anzio e Messina, il trasbordo con le biciclette del nucleo ciclistico è avvenuto il 2 agosto, alla volta di Pavia, con quattro cambi di treni regionali e una complessiva durata di circa undici ore. Indispensabile, in simili circostanze, è arrivare con congruo anticipo. Un tempo oltretutto ben speso in fin dei conti, capace di trovare un inconsueto spazio di più tradizionale turismo, quello speso senza limitazioni di tempo vincolato allo spostamento. Ed è così che, finalmente, soltanto in questo secondo approdo pavese si è riusciti a rendere visita ai resti di Sant’Agostino e Severino Boezio qui custoditi. Dal 3 a sera inizia la maratona su due ruote che, senza sosta, vedrà giornate di bicicletta dal movimento lento congiungersi ad altrettante serate di eventi con pernottamenti, per i più, in campeggi. Un sacco a pelo e il contatto con madre terra a fianco della propria bicicletta, per chi se la sente, forse è il migliore dei modi per entrare nello spirito di questa iniziativa. Sei tappe e relativi incontri che hanno lasciato un’impronta consistente anche quest’anno, nel solco di un’argomentata evoluzione alla ricerca di altro nelle comunque sempre assecondate radici. Un epilogo in streaming “di ritorno”, infine, non poteva non concludersi trasmettendo da Roma nell’allusione a un’ “altra” Roma, significante di un segno poetico. Tra i testi trasmessi durante la diretta del 12 agosto figura anche il proemio dell’Eneide nella sempreverde eleganza della versione di Annibal Caro, già proposto al Museo dell’Antica Lavinium nel corso del saluto alla volta del prologo congiunto, oltre al Guerrini e alcuni versi del magiaro Petofi, dedicati ai moti di Palermo del ‘48. Un frammento tratto da “Ad Istanbul, tra pubbliche intimità”, in omaggio alle divinità classiche, è stato ripreso anch’esso dal prologo e originariamente associato, in chiave simbolica, ad alcuni versi del passaggio in Sicilia e relativo naufragio sulle coste africane narrato dall’Eneide, durante il collegamento del 30 luglio scorso con Messina.<br />
Quest’oggi, 13 agosto, il traffico è da vigilia di Ferragosto, l’evento è ormai concluso e, con una temperatura più addolcita dalla frescura dei venti, da stamani tento di relazionare un qualcosa che è di già passato (per quanto prossimo). Un tempo che vola e vanifica molte cose a cui, con la scrittura, tentiamo di far fronte. Tempo altrimenti demandato “ai posteri”, ma tra questi ci fu anche Hitler e si aggiungono, sempre di più, coloro che attendono l’occasione giusta per inserirci la loro memorabile impresa. L’ultima è sbocciata a Oslo, nell’altrettanto prossimo luglio scorso, determinando, nei risultati, assai poche differenze tra il fanatismo religioso di chi nella miseria è educato all’odio stragista e il razzismo annoiato con ossessioni di protagonismo del giovane occidentale, non più giovane anagraficamente e comunque agiato ed educato, soprattutto, all’indifferenza.<br />
(Enrico Pietrangeli)</p>
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		<title>Diario di bordo a 40° (sotto il diluvio universale!)</title>
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		<pubDate>Tue, 01 May 2012 19:04:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Wow!!! A che numero siamo arrivati??? Troppo, troppo lontano e ogni volta concedermi il tempo per raccontarvi cosa mi piace ascoltare/vedere è come concedere del tempo a me stessa, l&#8217;unica volta in cui posso dedicarmi alla musica, senza pensare troppo al gergo tecnico, a mostrarmi preparata sulla band o comunque senza troppe paranoie su chi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Wow!!! A che numero siamo arrivati??? Troppo, troppo lontano e ogni volta concedermi il tempo per raccontarvi cosa mi piace ascoltare/vedere è come concedere del tempo a me stessa, l&#8217;unica volta in cui posso dedicarmi alla musica, senza pensare troppo al gergo tecnico, a mostrarmi preparata sulla band o comunque senza troppe paranoie su chi dovrà leggere una determinata recensione. Nel tempo ho scoperto (e l&#8217;ho fatto fare anche a chi ha letto il Diario) tantissime realtà musicali che hanno meritato un minimo di attenzione, o solo di essere almeno menzionate, ho viaggiato, sudato, corso, bevuto, goduto e perchè no, perfino pianto, di volta in volta, tornando a casa con una principale preoccupazione: registrare tutto ciò che c&#8217;era di ricordare nella memoria (o in quel registratore disgraziato che ancora oggi mi ostino ad usare) per scrivere un&#8217;altra tappa di questo viaggio. A qualcuno potrà sembrare una stronzata, qualcun altro lo avrà letto con curiosità, altri ancora avranno criticato le mie scelte musicali e/o lessicali&#8230;io c&#8217;ho creduto, e ci credo ancora!<br />
Così quasi in sordina è arrivato anche il numero 40 e con esso la sesta (accidenti!) tappa di questo vissutissimo racconto e sarà per la pioggia che stanotte non mi lascia un attimo, sarà per la strana sensazione di amarezza che mi ha lasciato quella insolita cover udita qualche ora fa, che mi trovo seduta a cavalcioni sul letto a cercare di persuadervi ad ascoltare quello che ho ascoltato io (e se lo faccio vuol dire che ne vale la pena)! Come sempre inutile che vi dica che i generi sono stati chiamati in causa quasi tutti e anche stavolta vi sarà impossibile rimanere indifferenti, forse vi suoneranno familiari molte delle realtà di cui parleremo, altre vi faranno venir voglia di saperne di più o di cercare un live per smentire le mie personalissime opinioni riguardanti pensieri, parole, opere e omissioni (chiarissima citazione semi accertata!).<br />
Diario di Bordo, parte sesta&#8230;let&#8217;s go!!!</p>
<p><strong>THE HACIENDA</strong> - Più volte citati da Bf, sono stati protagonisti di interviste e di un vecchissimo e acerbo Diario di Bordo di qualche tempo fa&#8230;oggi più che allora il loro spettacolare live è un&#8217;occasione divertente per godere di meravigliosa musica dal sapore di altri luoghi. Il loro nome non vi suonerà certamente sconosciuto in quanto chiaramente ispirato dal locale di Manchester ed è vessillo dell&#8217;interessantissima scena indie.rock italiana degli ultimi anni. Sono in questo &#8220;brutto&#8221; giro ormai dal 2003, ma la vera conferma arriva qualche anno più tardi (nel 2010) con la pubblicazione dell&#8217;EP &#8220;Conversation Less&#8221; che ha allargato il raggio di interesse verso il gruppo fiorentino. La loro musica sprizza autenticità ad ogni nota, sarà questo il motivo per il quale l’Europa li adora, soprattutto posti generalmente ostili come la Repubblica Ceca e la Germania…loro in effetti sono un po’ così: pazzi scatenati/nti dall’aria disinvolta e indifferente. Non stupitevi se a metà di un loro concerto starete lì a chiedervi se avete capito male la loro origine (italianissima!) e vi sembrerà di trovarvi non troppo lontano dai sobborghi londinesi, dove la buona musica si fa per caso, così come viene! “Conversation Less” è stato osannato dalla critica di ogni genere ed è un album straordinario, ricco di stile e da ascoltare tutto d’un fiato, di quelli che quando li ascolti pensi che non ne potranno uscire di uguali, poi un giorno dal nulla il gruppo se ne esce con “Picking pennies off the floor” ed è la conferma all’opinione positivissima che già avevo di loro. Ogni loro concerto è occasione lieta di risa e ilarità, la loro simpatia, oltre che eccellenza musicale, supera la soglia consentita dalla normalità e la naturalezza con cui affrontano palchi ardui e sconosciuti è lodevole. Paroloni a parte si possono bere fiumi di birra e riuscire a scandire il tempo che passa solo da quello, se non fosse che ad un certo punto i concerti finiscono, nessuno si sposterebbe dal proprio posto, se non per accennare  qualche passetto mooolto brit. Bravi, bravi quanto lo erano gli Oasis prima di divenire gossip pari e rovina famiglie o quanto i Blur prima di trasformarsi in cartoni animati inanimanti. Se vi piace il genere o solo l’idea che vi è rimasta del defunto, correte a sentirli da qualche parte, vi accorgerete che finalmente esiste qualcosa che qualcun altro potrebbe invidiare alla nostra Italia.</p>
<p><strong>JOHN DE LEO</strong> – Se potessi allegare a queste sterili pagini le emozioni che mi hanno condizionata durante questo concerto sicuramente sarrebbe tutto più chiaro. E’ grande autore, un eccellente interprete ed un performer all’altezza di qualunque palchi (e dire che nella sua carriera sono stati tantissimi e di ogni tipo, pure l’Ariston, ve lo ricordate no quando con i Quintorigo shoccarono SanRemo con la straordinaria “Bentivoglio Angelina” e “Rospo”? E non solo…)…I Quintorigo sono stati tra i gruppi che più ho amato da quando ho il coraggio di ascoltare musica, e con estremo piacere e assoluta fortuna il John De Leo che mi aveva lasciata sotto shock anni fa lo ha rifatto, anzi lo ha fatto in modo ancora più incisivo. Per molto meno di due ore (purtroppo) ha calibrato tutte le attenzioni su di un piccolissimo palchetto con su una chitarra (quella del bravissimo Fabrizio Tarroni, eccezionale musicista e tale anche ai cori) spaziando tra atmosfere musicali assolutamente insolite ed un’estensione vocale sempre più aliena piuttosto che umana…La sua voce sensualissima e calda, ancora una volta “trattata” come uno strumento, assecondata, accarezzata, anche sfidata, attorcigliata a loop estremi e ripetuti all’infinito ma che ogni volta suonavano in modo diverso. L’ultimo lavoro in studio ormai risale a troppi anni fa, è “Vago svanengo” eccezionale esempio di cantautorato aulico ed autentico di un’artista che dell’originalità ne ha fatto il punto d’inizio. Per chi ricorda (spero un po’ tutti) Demetrio Stratos è un gioco da ragazzi capire cosa fa De Leo…totalmente fuori gli schemi canori e stilistici puri, rappresenta la qualità assoluta, che ormai in Italia si tende a dimenticare un po’ troppo spesso! A metà strada tra la musica d’autore e la letteratura, il concerto assolutamente minimale, possiede un certo carisma teatrale, fascino e bellezza tutto insieme, e credetemi nessuno intorno a me aveva il coraggio di dire una sola parola…Salta all’occhio l’incredibile goffaggine di questo strano personaggio, una certa simpatia infantile confermata da un’esperimento canoro eseguito con l’ausilio di un registratore giocattolo . Dal 2005 ormai la sua strada si è allontanata da quella dei Quintorigo e da allora si è fatta sempre più forte il prepotente carisma di questo incredibile artista…se qualcuno di voi avesse un minimo dubbio è giusto che si conceda un concerto di De Leo, lo deve alla musica, ma soprattutto lo dovete a voi stessi…questa volta non scherzo, rimarrete senza parole almeno per un’ora buona!</p>
<p><strong>FRANKIE MAGELLANO</strong> – E’ un folle visionario e come si fa a non andare ad un suo concerto quando è proprio a portata di mano dietro l’angolo di casa??? E’ un dovere assolutamente da compiere…è come concedersi un ritorno alla giovinezza, all’età delle favole (per chi come me ormai le avesse dimenticate) quando bastava un racconto fantastico per farci andare lontano. Quelli di Frankie non sono racconti fantastici, solo meravigliosamente reali ma narrati con la magia con cui si parla ai fanciulli. In casi come questo si dovrebbe prima concentrare l’attenzione sul significato vero e proprio del “fare teatro”, ma spiegare l’insieme di stili rubati qua e là ad esso e alla musica d’autore sarebbe come banalizzare un progetto che va ben oltre la catalogazione.  La carriera di questo particolare progetto risale al 1995, da allora lo straordinario autore/attore/interprete ha viaggiato e ha fatto viaggiare in mete sconosciute e poetiche con l’ausilio dei grandi musicisti che lo accompagnano: una chitarra, un contrabbasso, un pianoforte, una batteria, Frankie e nient’altro. Credetemi, vi basterà eccome, per un momento sarà come staccare la spina e abbandonarsi all’arte del teatro, quello drammatico e ironicamente recitato. Si possono leggere grandi cose a proposito di questo particolare progetto  e si può cercare di incanalarlo dentro dei canoni stilistici ben precisi, ma è un’impresa assai ardua, l’unico modo di giudicare (non lucidamente) qualcosa del genere è trovarsi di fronte a questo spettacolo, dimenticandosi degli attori stessi e di tutti gli spettatori intorno, solo ascoltando la “fantomatica recita”, magari chiudendo gli occhi, il resto verrà da sé! Per descrivervi le sensazioni che potreste provare citerò l’autore stesso, che ad ogni gesto dà regala un particolare significato, in questo caso ogni canzone recitata diventa improvvisamente “…una seconda vita, viene eseguita al fine solo del piacere.”. Ma dopo una premessa del genere magari le aspettative saranno entusiasmanti…lasciatevi andare, tutto potrebbe andare esattamente come pensate…a vostro rischio e pericolo e ricordatevi che (come dice un loro lavoro discografico) prima o poi lui vi mangerà!</p>
<p><strong>ANZIKITANZA</strong> – Sono passati ormai dieci anni da quando per la prima volta gli Anzikitanza presero sul serio l’idea di dare vita ad una grande (sia di numero che di intenti!) realtà musicale…e da qui al secondo e particolare lavoro in studio, è Questione di Stile l’ultimo e attesissimo album del gruppo pseudo catanese. C’è chi lo ha definito un lavoro stilisticamente ibrido, a me piace pensare che invece in esso sono convogliati tutti i gusti musicali dei componenti e le lezioni imparate durante questi anni di progetti e concerti in giro per l’Italia. Sono stati etichettati come i figliocci di Roy Paci, definizione che a loro non proprio calza a pennello, in quanto figli adottivi dei grandi nomi del raggae e del rock steady giamaicano, sono ben altri i nomi a cui si sono ispirati per giungere fino a questo punto. Sulla loro strada prestigiosi palchi e innumerevoli collaborazioni, da Udine a Rosolini, una carriera fatta di riconoscimenti e di grandi amici, gli stessi che nel tempo sono diventati collaboratori! Durante la presentazione dell’album, in vendita da qualche giorno, la veste del gruppo diventa più classica e patinata, adatta al riarrangiamento acustico di alcuni pezzi fatto apposta per l’occasione. Il palco di un teatro/libreria però li mette un po’ troppo in imbarazzo quindi dopo un po’ si inizia a far casino, i fiati smettono di comportarsi da “bravi ragazzi” e le percussioni riprendono il loro posto accanto ai ritmi caldi della batteria! Una voce femminile dolce e ammaliante, un “cantastorie” greve e affascinante, altri sette musicisti e il gioco è fatto: i toni del raggae si smorzano e il ritmo in levare coinvolge persino un timido tango (e come dicono loro “Non ci resta che piangere coltivando speranze…”) ma ahimè, la vita è fatta anche di tristi realtà, soprattutto negli ultimi tempi, ecco perché anche il  brio musicale de “La questione meridionale” si interrompe quando si ascoltano le tristi parole  che raccontano una diversità economica e culturale ancora troppo pesante da sopportare e sostenere. Gli Anzikitanza sono grandi comunicatori, al di là dei gusti musicali e di chi va a vedere i loro concerti, fanno della parola (italiana, inglese e dialettale) il principale mezzo per arrivare a tutti coloro che si trovano ad incrociare il loro cammino artistico. La magia di un loro live è legato all’incredibile carisma di tutti e nove gli elementi e alla forza della musica in levare, ancora troppo sottovalutata…Cercateli e se vi siete messi in testa di trovare i soliti musicisti con i dreadlocks cambiate prospettiva, potrebbe piacervi tutto ciò.<br />
Il Diario di Bordo giunge alla fine (forse vera e propria) inutile ribadire tutto il divertimento e la speranza legati ad ogni singola parola riportata in tutto questo tempo…ancora una volta rimane a voi l’ultima parola, i miei sono solo divertenti suggerimenti d’ascolto. Vi lascio con quella che forse rimarrà la citazione più sentita (e qui non si tratta di ascoltare!) “…e non ci resta che piangere coltivando speranze, noi fotografi liberi degli eventi che cambiano, e non ci resta che scrivere parole amare, suonando liberi, liberi così.” (Anzikitanza)…e mai parole furono così azzeccate.<br />
Stay freaks…on the road…sempre!</br><br />
Per contatti e info: Maruska Pesce <a href="http://www.facebook.com/indiemska.pesce" target="_blank">www.facebook.com/indiemska.pesce</a></p>
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		<title>L’Opinione dell’Incompentente</title>
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		<pubDate>Tue, 01 May 2012 19:01:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[recensione]]></category>

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		<description><![CDATA[Girs Against Boys - House of GvsB
Il disco da recensire mi arriva per corriere.
Il ragazzo che me lo porta sbraita perché è caduto a causa di due ragazzine in motorino che gli hanno tagliato la strada e neanche si son fermate per vedere come stava. E’ incaxxato anche perché gli agenti di polizia presenti nel [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Girs Against Boys - House of GvsB</p>
<p>Il disco da recensire mi arriva per corriere.<br />
Il ragazzo che me lo porta sbraita perché è caduto a causa di due ragazzine in motorino che gli hanno tagliato la strada e neanche si son fermate per vedere come stava. E’ incaxxato anche perché gli agenti di polizia presenti nel luogo dell’incidente che lo soccorrono non hanno preso la targa delle piratesse. E’ incaxxato perché le due incoscienti incarnavano il suo  prototipo di ragazza-lobotomizzata-logovestita. Classica mantenuta a vita da papino (prima) e ciccino (dopo). Vabbè, cose che capitano, l’importante è poterle raccontare.<br />
Il disco, fatalità, è dei “Girls against boys”.<br />
Perché scegliere un nome così per una Band? Le ragazze contro i ragazzi in che senso? A me “le ragazze contro i ragazzi” evoca il sesso più che la competizione.<br />
Mi viene in mente il film di Sorrentino “This must be the place”, l’avete visto? Ve ne guardate bene dal farlo? - Beh, comunque sia,  c’è una scena in cui un ragazzo, a nome della sua Band, invita  Cheyenne (che è Sean Penn nel ruolo di un cantante affermato ma non più sulle scene)  a produrre il suo disco – nel farlo gli fa presente che può metter bocca su tutto meno che sul nome della Band: “I pezzi di merda”.  “I pezzi di merda”, fantastico!!!  . Potrebbe essere un’altra divertente attività per gli opinionisti quella di speculare sul perché di certi nomi voluti dalle Band. Tanto ormai ci sono opinionisti per la qualunque.<br />
Veniamo al disco. Risulta essere il quarto album di questa Band e si dimostra degno del successo di cui sembra aver goduto all’epoca del suo lancio (1996). E’ bello, ricco di melodie taglienti, e ritmi ipnotici. Mi verrebbe da dire bello come New York di notte (e infatti la Band pur essendo originaria di Washington DC risiede a NYC)<br />
Il  suono è teso, variegato e rumoroso come la Grande Metropoli americana o almeno come la sua immagine pubblica.<br />
Sembra un viaggio di luci  eppure “House of  GvsB” è al contempo semplice e coinvolgente. In un termine che si usa oggi: “cool”.<br />
Ora mi sbilancio nella mia ignoranza musicale ed azzardo che questo tipo di musica  potrebbe essere classificato a metà tra il punk e il metallo (mandate pure insulti e commenti al mio indirizzo di posta che forse potrei decidere di studiare ed imparare qualcosa)<br />
Quattro canzoni più pesanti caratterizzano l&#8217;inizio, poi  uno scorrevole lento, prima della scalata, l&#8217;ascensione e poi la conclusione delicata, piacevole.<br />
Il disco, psichedelico durante le distorsioni della chitarra, rimane sempre affascinante e, persino, orecchiabile a volte.<br />
I suggest.<br />
(RubbY)</p>
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		<title>“Chi l’ha visti?”</title>
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		<pubDate>Tue, 01 May 2012 18:59:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Chi l'ha visti]]></category>

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		<description><![CDATA[ovvero: breve scheda d’identità di gruppi inutili scomparsi nel nulla e che (per ora) ci hanno risparmiato una reunion ancora più inutile (a cura di Mazzinga M.)
Hipsway
Genere: Pop rock.
Nazionalità: scozzese.
Formazione: Grahame Skinner (voce); Pim Jones (chitarra); Johnny McElhone (basso – abbandona il gruppo nel 1989 per fondare i Texas); Harry Travers (batteria) sostituito da Stephen [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ovvero: breve scheda d’identità di gruppi inutili scomparsi nel nulla e che (per ora) ci hanno risparmiato una reunion ancora più inutile (a cura di Mazzinga M.)</p>
<p><strong>Hipsway</strong><br />
<strong>Genere</strong>: Pop rock.<br />
<strong>Nazionalità</strong>: scozzese.<br />
<strong>Formazione</strong>: Grahame Skinner (voce); Pim Jones (chitarra); Johnny McElhone (basso – abbandona il gruppo nel 1989 per fondare i Texas); Harry Travers (batteria) sostituito da Stephen Ferrera sempre nel 1989.<br />
<strong>Discografia</strong>: Hipsway (1986, Lp); Scratch the Surface (1989, Lp).<br />
<strong>Segni particolari</strong>: la loro capigliatura ciuffata vagamente littletoniana e/o bobbysoliana.<br />
<strong>Data e luogo della scomparsa</strong>: fine 1989, Glasgow.<br />
<strong>Motivo per cui saranno (forse) ricordati</strong>: per il brano “The Honeythief” e per aver contribuito con il singolo “Tinder” a una campagna pubblicitaria della birra McEwan.<br />
<strong>Motivo per cui dovrebbero essere dimenticati e mai più riesumati</strong>: perché sono ancora meglio i Texas oggi che gli Hipsway domani!</p>
<p><strong><br />
The Young Homebuyers</strong><br />
<strong>Genere</strong>: Bop Pop Rock.<br />
<strong>Nazionalità</strong>: australiana.<br />
<strong>Formazione</strong>: Nigel Lawrence (voce); Greg Williams (seconda voce e forse chitarra); Mick Teakle (chitarra?); Greg Champion (chitarra?); Tony Thornton (batteria?); Paul Ziesing (basso?).<br />
<strong>Discografia</strong>: Take one step (1983, Lp).<br />
<strong>Segni particolari</strong>: uno più brutto dell&#8217;altro. Nome del gruppo compreso. Video inclusi.<br />
<strong>Data e luogo della scomparsa</strong>: 1984, Melbourne. A seguito di una compravendita discografica andata a male.<br />
<strong>Motivo per cui saranno (forse) ricordati</strong>: a parte essere brutti a 360°? Nessuno.<br />
<strong>Motivo per cui dovrebbero essere dimenticati e mai più riesumati</strong>: perché nella storia di questa rubrica non mi era mai successo di presentare un gruppo senza avere l&#8217;assoluta certezza di chi suonava cosa!</p>
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		<item>
		<title>33 GIRI DI PIACERE (a cura di lorenzobriotti@yahoo.it)</title>
		<link>http://www.beautifulfreaks.org/online/2012/05/33-giri-40/</link>
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		<pubDate>Tue, 01 May 2012 18:55:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[33 giri di piacere]]></category>

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		<description><![CDATA[Kim Fowley: storia e discografia di un grande produttore, talent scout e musicista degli anni Sessanta e Settanta 
Come promesso nel precedente numero di Beautiful Freaks ecco un intero “33 giri di piacere” dedicato ad uno dei più grandi produttori e musicisti degli anni Sessanta e Settanta: Kim Fowley.
Kim nasce nel 1942 negli Stati Uniti. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Kim Fowley: storia e discografia di un grande produttore, talent scout e musicista degli anni Sessanta e Settanta </strong></p>
<p>Come promesso nel precedente numero di Beautiful Freaks ecco un intero “33 giri di piacere” dedicato ad uno dei più grandi produttori e musicisti degli anni Sessanta e Settanta: Kim Fowley.<br />
Kim nasce nel 1942 negli Stati Uniti. Suo padre è Douglas Fowley, attore di pellicole western: suo nonno è invece Rudolph Friml, uno dei massimi compositori di operetta di Broadway. L&#8217;adolescenza Kim Fowley la passa ad Hollywood: giovanissimo si  improvvisa cantante, ballerino, e disc-jockey. A scuola fonda il suo primo gruppo con Gary Paxton e Ski battin, quest&#8217;ultimo suo assiduo collaboratore anche più avanti. Nel 1957 la prima esperienza che conta: Kim fonda un gruppo con Phil Spector.  Nel 1959 ottiene il primo incarico di produzione e non si lascia certo sfuggire l&#8217;occasione. Nel giro di quattro anni lancia gruppi “meteora” che nella stragrande maggioranza dei casi non sono sopravvissuti più di una manciata di anni: gli Hollywood Argyles di “Alley Oop” (1960), gli Stingers di “Nutrocker “(1962), i Rivingtons di “Papa-oom-mow-mow” (1962), i Murmaids di “Popsicles And Icicles” (1964), nonché i Paradons di “Diamond and Pealrs”, gli Innocents con “Honest I Do”, gli Jayhawks con “Stranded In The Jungle” fino a “Schaccianoci” di B. Bumble &amp; The Stingers, brano che ebbe una certa notorietà nel 1962 in Inghilterra.   Fowley nel 1965 decide di andare oltre oceano, precisamente a Londra. Anche se si tratta di un produttore alle prime armi, i nomi che lancia nel firmamento del rock britannico sono importanti: Rockin&#8217; Berries, P.J.Proby, Cat Stevens, Dave Mason, Jim Capaldi, i Belfast Gypsies, ossia parte dei Them senza Van Morrison  e il primo singolo dei Soft Machine..   Tornato in California, Kim canta nell&#8217;album d&#8217;esordio di Frank Zappa, scopre decine di nomi minori, suona sotto mentite spoglie in diversi dischi e incide il suo esordio discografico “Love Is Alive And Well” per la Tower nel 1967, accompagnato con alcuni singoli interessanti come la mitica “The Trip” il cui testo parla di un viaggio lisergico.  Un anno dopo arriva  l&#8217;album “Born To Be Wild”  e poi “Outrageous”, il suo album capolavoro, opera decadente che sperimenta in un modo che oggi appare semplice ma estremamente moderno. L&#8217;album è ricco di blues-jazz free-form dissonanti, parodie blues e country, canzoni vagamente pop come “Stranger From The Sky”, brani  duri come “Animal man” che negli anni diventerà un suo classico. Il disco è suonato con una chitarra veloce, acida e cattiva, con un organo che punta a creare effetti piuttosto che a creare melodie e con una voce che delira su temi quali droga, sesso e morte.   Dopo il capolavoro arriva “Good Clean Fun” per la Imperial nel 1969. Poi, un ritorno in Europa  e precisamente in Svezia: qui Fowley registra “The Day The Earth Stood Still” (1970),  disco per certi versi vicino al garage e sicuramente più accessibile.  Negli anni &#8216;70 lo stile si  trasforma. Kim abbandona il caos e realizza album che strizzano l&#8217;occhio ad artisti come Lou Reed: in quest&#8217;epoca escono i dischi “I&#8217;m Bad” (Capitol, 1972) e “International Heroes” (Capitol, 1973) antologizzati nelle raccolte “Visions Of Future” del 1978 e   “Automatic” del 1988. Da segnalare anche l&#8217;lp del 1972 “Animal God Of The Streets” con registrazioni che vanno dal 1969 al 1972 e realizzate tra la Nuova Zelanda, il Canada e gli Usa.  La carriera di Kim prosegue con “Living In  The Street” nel 1977. L&#8217;album è molto interessante e nasconde un&#8217;altra gemma orecchiabilissima: si tratta di “Motorboat”, il brano di apertura. Nel 1978 arriva “Sunset Boulevard” e il concept album “Snake Document Masquerade” per la Island. All&#8217;inizio degli Ottanta realizza raccolte con gruppi da lui scoperti per la Bomp di Greg Show (“Vampires From Outer Space”e “Wave”), e registra  “Hollywood Confidential” per la Island  (1980) e l&#8217;interessante “Son of Frankenstein” (Moxie, 1981). Poi, per il resto del decennio realizza album meno degni di nota. A questo punto della carriera, Kim sembra volontariamente mettersi da parte.  Sicuramente di questo personaggio che ha calcato la scena per almeno 20 anni, sono state importantissime anche le scoperte discografiche e le produzioni dei Settanta. A beneficiare dei suoi brani o della sua supervisione nel decennio ci sono New Riders Of Purple Sage, Blue Osyter Cult, R.E.O., Speedwagon, Dead Boys, Venus &amp; The Razorblades. Kim produce poi le Runaways, band proto punk tutta al femminile capitanata da Joan Jett e le Orchids, gruppo formato da alcune componenti delle Runaways. Insieme a John Cale produce i primi Modern Lovers di Jonathan Richman. Sempre in quegli anni scrive canzoni per gente tipo Kiss e Alice Cooper.  Che altro dire? Sembra sufficiente questa breve scheda per inserire Kim Fowley tra i grandi agitatori, produttori, musicisti del rock n&#8217;roll a stelle e strisce?</p>
<p><a href="http://www.beautifulfreaks.org/online/wp-content/uploads/2012/05/kim-insieme-ai-kiss.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2293" title="kim-insieme-ai-kiss" src="http://www.beautifulfreaks.org/online/wp-content/uploads/2012/05/kim-insieme-ai-kiss-300x207.jpg" alt="kim-insieme-ai-kiss" width="300" height="207" /></a></p>
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		</item>
		<item>
		<title>Intervista a L&#8217;Orso</title>
		<link>http://www.beautifulfreaks.org/online/2012/05/intervista-a-l%e2%80%99orso/</link>
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		<pubDate>Tue, 01 May 2012 18:52:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>

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		<description><![CDATA[
I trent&#8217;anni non esistono più. Ce li siamo persi, sono stati cancellati dalla precarietà lavorativa, dalle promesse dei dischi che continuiamo ad ascoltare e dai social network. Per chi pensa che L’Orso siano solo canzonette generazionali si perde qualcosa. Il collettivo di Mattia Barro e Tommaso Spinelli racconta storie che fanno parte di noi. Avere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.beautifulfreaks.org/online/wp-content/uploads/2012/05/lorso_2011_2.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2289" title="lorso_2011_2" src="http://www.beautifulfreaks.org/online/wp-content/uploads/2012/05/lorso_2011_2-150x150.jpg" alt="lorso_2011_2" width="150" height="150" /></a>
<p>I trent&#8217;anni non esistono più. Ce li siamo persi, sono stati cancellati dalla precarietà lavorativa, dalle promesse dei dischi che continuiamo ad ascoltare e dai social network. Per chi pensa che L’Orso siano solo canzonette generazionali si perde qualcosa. Il collettivo di Mattia Barro e Tommaso Spinelli racconta storie che fanno parte di noi. Avere vent&#8217;anni è uno stato esistenziale tra messaggi d’amore di 160 caratteri, dischi dei Beirut, amarezza scanzonata e paesaggi emozionali in continuo divenire. E la cultura pop ringrazia.<br />
<strong><br />
“L’Orso è quel paesaggio che attraversi in bicicletta quando dal paese ti dirigi verso la città”: com’è fatto questo paesaggio?</strong><br />
Campi che diventano periferie e negozi di alimentari che divengono ipermercati. Paesaggi aperti che si stringono e musica più fitta. Se si tengono gli occhi pronti puoi trovare il buono in entrambi i luoghi.<br />
<strong><br />
L’Orso non è una band ma un collettivo: chi può partecipare?</strong><br />
Chiunque voglia suonare con noi, disegnare, far video. Non ci poniamo limiti.</p>
<p><strong>Da L’adolescente a La provincia EP…cosa cambia e cosa è passato?</strong><br />
Cambia la maturità di approccio alla musica, alla composizione e alle registrazioni. Aumenta il range sonoro, aumenta il numero di musicisti impegnati nel nostro lavoro. &#8216;La provincia EP&#8217; è poi il nostro primo EP per un&#8217;etichetta (Garrincha Dischi, ndr.) e quindi si avvale di tutti i vantaggi della situazione: avere musicisti dell&#8217;etichetta disponibili a suonar con noi, avere un produttore, avere migliori attrezzature.</p>
<p><strong><br />
Da dove nasce la vostra ispirazione musicale?</strong><br />
Ti cito parte del nostro comunicato stampa perché molto incisivo su questo argomento: &#8216;Le influenze de L’orso possono essere ritrovate nel twee-pop innevato degli Acid House Kings, nella disperazione degli Arab Strap, nel verde dei Belle and Sebastian, nelle camminate sui Balcani con Beirut e nella provincia pavese degli 883. C’è chi parla dell’America, ma L’orso preferisce le bande che sfilano orgogliose per il paese in festa.&#8217;</p>
<p><strong>La provincia è uno stato d&#8217;animo come lo è essere adolescente. Che rapporto avete con la città in cui vivete e –ahimè- col diventare grandi?</strong><br />
Viviamo tutti - momentaneamente - a Milano. Tommaso è l&#8217;unico ad esserci nato e cresciuto. Il rapporto che noi fuori-sede abbiamo con la città è un rapporto abbastanza classico: odio profondo, ammirazione e, in parte, amore.<br />
Col diventare &#8216;grandi&#8217; abbiamo una certa problematica di fondo; siamo una generazione con un futuro a dir poco incerto e, a breve, bisognerà darsi da fare per davvero.</p>
<p><strong>Il momento più bello che vi piace ricordare da quando è nato L’orso.</strong><br />
A me piace ricordare la data al Castello di Ivrea con Brunori Sas. C&#8217;era la mia famiglia, la mia città, una scenografia bellissima.<br />
<strong></p>
<p>A quando un album completo? </strong><br />
Profezie Maya permettendo, nel 2013.</p>
<p><strong><br />
Progetti futuri e sogni nel cassetto- e che ci potete svelare-? </strong><br />
Usciamo con un nuovo EP a metà aprile, poi tanto tour!<br />
(ADL – Alessia De Luca)</p>
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		<title>INTERVISTA MARDI GRAS</title>
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		<pubDate>Tue, 01 May 2012 18:49:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>

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		<description><![CDATA[Incanto, magia, sogno e realtà: potrei già smettere di scrivere dei Mardi Gras, tutto ciò che riescono a crare musicalmente è racchiuso nel significato recondito di queste quattro semplici parole. Solo ascoltandoli, in pochi secondi si può assaporare la magia di un viaggio trasversale per il mondo che ha a che fare con mete assai [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.beautifulfreaks.org/online/wp-content/uploads/2012/05/mardi-gras-photo-by-giovanni-canitano.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2284" title="mardi-gras-photo-by-giovanni-canitano" src="http://www.beautifulfreaks.org/online/wp-content/uploads/2012/05/mardi-gras-photo-by-giovanni-canitano-150x150.jpg" alt="mardi-gras-photo-by-giovanni-canitano" width="150" height="150" /></a>Incanto, magia, sogno e realtà: potrei già smettere di scrivere dei Mardi Gras, tutto ciò che riescono a crare musicalmente è racchiuso nel significato recondito di queste quattro semplici parole. Solo ascoltandoli, in pochi secondi si può assaporare la magia di un viaggio trasversale per il mondo che ha a che fare con mete assai antitetiche tra loro, ma emozionalmente simili.<br />
“Among the streams” è l’ultimo intenso lavoro discografico del gruppo romano, un incantesimo d’amore riuscito alla perfezione, dove fanno da indispensabili ingredienti i formidabili musicisti che lo hanno concepito e collante dell’intruglio magico la straordinaria voce di Claudia McDowell, di sangue irlandese e (mi permetto!) un pizzico di nostalgico cuore tutto italiano!</p>
<p>Nella loro storia un precendente lavoro indipendente “Drops Made” che vanta passaggi radiofonici persino in America, terra che li tiene tutt’ora legati a sé, numerose collaborazioni degne di nota, dai Frames ai Noah And The Whale e la partecipazione all’omaggio italiano alla musica del grande Bruce Springsteen. Come non citare le due “chicche” del gruppo: l’intensa cover di “Songs of the time” di Neil Young e un commoventissimo omaggio a June Carter (tormentata compagna di Johnny Cash, spero non abbiate bisogno del suggerimento!) che regalano al disco, registrato insolitamente tra Roma e Nashville, un’ atmosfera romanticamente folk unica nel suo genere. Potreste ascoltare dieci tracce che parlano d’amore, di vita, di incredibile coraggio; dieci esperienze musicali misteriose e affascinanti (tra tutte “Ballad of love” e la spiazzante “Song of the end of the world”).</p>
<p>I Mardi Gras possono vantare titaniche imprese musicali, la critica li ama, una bella percentuale di pubblico li sconosce, proprio per questo motivo in questa particolare chiacchierata cercherò di svelare qualche altro losco segreto o più semplicemente darvi la possibilità di innamorarvi della loro musica…e se la fine del mondo dovesse realmente avere il suono che gli hanno dato, beh, allora non dovrebbe essere poi così male!</p>
<p><strong>Uno di voi (e non faccio nomi!) a proposito di “Among the streams”  mi ha detto che “…è un fottuto gran bel disco”…parlatecene! </strong><br />
CLAUDIA :E &#8216;un disco dove il filo conduttore è l uomo e i suoi  desideri, le sue mancanze, la sua voglia a volte di comunicare, quanto  di vedere una speranza anche laddove pare non esserci. La copertina  vede 2 foglie intersecate in un flusso di acqua, ecco credo che  racchiuda benissimo il leit motiv del cd, i flussi della vita che  scorre.<br />
FABRIZIO : E&#8217; un disco dove la band ha dato tutta se stessa, in termini  di coinvolgimento emotivo e di sostanza sonora, è un disco nato sui  palchi dei live club, dunque con un approccio molto live anche se poi  in studio abbiamo lavorato molto sulla forma canzone. Sempre però a  servizio delle storie che si raccontano in &#8220;Among the streams&#8221;.Ci sono  i nostri brani e inoltre una poesia di W.B.Yeats tradotta in musica  con un ospite speciale come Liam O&#8217;Maonlai (Hothouse Flowers) e  l&#8217;omaggio a Bruce Springsteen di &#8220;Land of hope and dreams&#8221; già  presente in &#8220;For you 2&#8243; (Route 61 Music) 25 artisti italiani che<br />
interpretano il songbook di Bruce secondo me in modo unico e speciale.</p>
<p><strong>Secondo i giornalisti di Jam e LosingToday è tra i dieci album più  belli del 2011, nonostante ciò a proposito di musica indipendente  escono fuori sempre i soliti nomi, alcuni meritatamente citati, altri  semplici fuochi fatui…che ne pensate a riguardo? </strong><br />
F: Avere la propria opera riconosciuta è stato un momento  veramente bello e inaspettato, aldilà di rientrare nelle classifiche<br />
di fine anno. E&#8217; un gioco divertente che da anche l&#8217;occasione di  andare poi a scoprire certi artisti o certe band. L ho fatto<br />
personalmente leggendo queste classifiche, è una opportunità per  conoscere quanto di buono è uscito nell anno trascorso. A tal<br />
proposito sto scoprendo band come Fleet Foxes o artisti come  Bon  Iver. Per il discorso soliti nomi/fuochi fatui questo si vedrà nel  lungo raggio, di come un artista o una band terrà botta nel suo  percorso e nella sua offerta musicale. In casa nostra posso dire che  c&#8217;è un attenzione quasi smodata su 3 o 4 nomi al momento, personalmente posso dire che un artista come Paolo Benvegnù ha fatto  un disco meraviglioso, profondo e anche difficile al suo primo ascolto&#8230; e sono felice che la sua opera sia ormai riconosciuta e<br />
apprezzata. Ed è stata per noi un emozione vera avere Paolo apprezzare tantissimo il nostro cd. Credo che tutte la band e artisti italiani debbano qualcosa agli Scisma.</p>
<p><strong>Il disco è nato tra Roma e Nashville, per questo motivo sono chiarissime le influenze della musica d’autore italiana e del folk  d’oltre oceano, ma oltre allo stile vero e proprio che differenza esiste nel modo di creare/suonare musica in America?</strong><br />
Claudia: Nashivlle è stato l ultimo step della realizzazione, il cd è stato masterizzato da Alex McCollough famoso per i suoi lavori con Kris Kristofferson , Carter Family, Nanci Griffith e Robert Plant (per me una speciale emozione!) .  In America come in altri luoghi fare musica è un lavoro rispettato e  importante per lo sviluppo e la crescita di un Paese. L ho visto con i miei occhi  anche in Irlanda  per esempio. Questo vuol dire migliori condizioni per i musicisti, rispetto per quello che hai scelto di fare. Qua in Italia c&#8217;è un diffuso senso di precariato, e non solo tra la musica. Parlo di tutte le arti ( e non solo).<br />
Fabrizio: E pensare che l&#8217;Italia è la patria del bel canto&#8230;.Per quanto riguarda la ricezione dell immaginario Mardi Gras in America,<br />
siamo stati molto trasmessi dalle radio indipendenti americane, ci  hanno sempre trattato molto bene, da Chicago all Alaska. C&#8217;è sempre molta curiosità e trasporto per ciò che arriva dall&#8217;Italia. Siamo sempre maestri di stile e di coolness in America nonostante il declino evidente che ci è stato negli ultimi anni agli occhi non solo dell&#8217;America, ma del mondo intero.<strong></p>
<p>Lo chiedo a voi che rappresentate la qualità nascosta della varietà musicale italiana, c’è un modo di riscattarla, contrariamente a ciò che attualmente ci propina il mercato musicale attuale? </strong><br />
Fabrizio:  Per me alla fine c&#8217;è solo un modo, quello di scrivere belle  canzoni e farle sentire in giro, sfruttando ogni canale, dal<br />
passaparola che è sempre secondo me il modo migliore e più diretto fino alle radio. Finalmente anche in radio mainstream si sentono band e artisti di qualità, mai fino a un po di anni fa speravo di sentire una band come i Virginiana Miller a Radio Deejay, ma ciò è avvenuto, dunque qualcosa sta cambiando, in Italia a differenza di altri Paesi certi processi sono molto lenti, sta a noi, alle nostre proposte, a come veicolarle&#8230;.</p>
<p><strong>Sei artisti di indole musicale diversa compongono i Mardi Gras, parlateci un po’ di questo assemblaggio mistico…<br />
</strong>Claudia: più che mistico io direi misterioso! considerati i nostri diversissimi background musicali è veramente sorprendente come a volte sia naturale, quasi inevitabile, trovare un terreno comune fertile per comporre delle canzoni che ci rispecchiano tutti.<br />
Fabrizio: Si ci sta del mistero quando sei persone cosi diverse tra loro  si incontrano in una stanza, attaccano gli strumenti e suonano questa musica&#8230;è un dono..e anche quando i nostri pianeti non sono perfettamente connessi è sempre un miracolo e un legame magico che ci lega, il titolo del cd rispecchia anche noi sei persi nella  musica e se non ci fossero loro non esisterebbe assolutamente un cd come &#8220;Among  the streams&#8221; e non esisterebbero soprattutto i Mardi Gras. Tengo a precisare che per &#8220;Among the Streams&#8221; io  (che suono la chitarra acustica) ho scritto i testi e le musiche assieme ad Alessandro Matilli (piano) mentre la produzione artistica e gli arrangiamenti sono di Alessandro Cicala (Chitarra elettrica), Alessandro Matilli, e David Medina (basso). Alla batteria c&#8217;è Alessandro Fiori.<br />
<strong><br />
Quando ascolto la vostra musica la mia mente viaggia verso mete  sconosciute e un po’ magiche, perfino la fine del mondo appare affascinante, qual’è la vera genesi di questa magia?</strong><br />
Claudia: La genesi è appunto il mistero&#8230;e direi la speciale alchimia.. è meglio forse  non indagare su come ciò avvenga&#8230;<br />
Fabrizio: C&#8217;era chi diceva che le canzoni già esistono e siamo noi ad afferrarle e portarle giu&#8230;la magia è quando un testo e una musica si incastrano perfettamente e danno vita a una canzone, magia è quando un colpo di basso e un tocco di rullante danno vita a un groove..la genesi di &#8220;Song from the end of the world&#8221; è esplicativa, avevo questa  melodia in testa e venne tutto cosi naturale che sentii subito una  magia, questo inizio cosi sospeso via via piu deciso&#8230;.lo ricordo  come un momento magico davvero. La band poi ha reso questa magia una canzone&#8230;<br />
<strong><br />
Giusto per saziare la curiosità del lettori di BF, che musica ascoltate? </strong><br />
Claudia: ascolto molto rock del passato, i vecchi U2, gli amatissimi Led Zeppelin e i Jefferson Airplane per esempio. In questo periodo sono letteralmente innamorata di Glen Hansard e i Swell Season e P.J. Harvey resta una delle mie cantautrici preferite.<br />
Fabrizio: Sono onnivoro di musica, da Elvis ai Chemical Brothers, ora sto ascoltando molta musica che viene da Roma, Modì e Operaja Criminale su tutti. Ma nel mio lettore non mancano mai Waterboys, Springsteen, Dylan, Counting Crows, The Frames, Johnny Cash tra gli altri.<br />
<strong><br />
Attualmente siete impegnati a far cosa? </strong><br />
Claudia: A promuovere ovviamente questo lavoro, tra radio web e stampa, poi vedremo dove ci porterà la musica e le nostre canzoni..e anche le nuove idee sicuramente<br />
<strong><br />
Vi congedo regalandovi la breve libertà di fare innamorare di voi tutti i lettori di BF…tre righe basteranno?!? Cosa rimane da dire… </strong><br />
Claudia: veniteci a trovare su www.mardigrasmusic.it e venite a conoscerci. Saremo ben felici di conoscere voi e darvi la nostra<br />
musica senza filtri e con tuttta la nostra passione.. Grazie</p>
<p>Quello dei Mardi Gras è un mondo fantastico…ne rimarrete imprigionati…è magia!<br />
(Maruska Pesce - purpetz.mska@hotmail.it)</p>
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