Indiemaniacompilation 2004

Ascoltare una compilation e ascoltare un album (quello proprio di un artista o di una band intendo) non sono esattamente la stessa cosa. Anzi per dirla tutta sono due tipi di ascolto ben differenti. Mi spiego. Tra una compilation e un album c’è la stessa differenza che passa tra l’atto del mangiare e quello dell’assaggiare. Mangiando, solitamente, (a meno che non intervengano particolari disturbi alimentari) ci si sazia. Assaggiare qualcosa (anche qui escludendo altre possibili complicanze), ti lascia perlopiù insoddisfatto. Soprattutto se il cibo in questione ti è piaciuto. Ed in tal caso come se non bastasse, ti fa venire l’acquolina in bocca. Pensi languidamente che ne vorresti ancora e sai già che alla prossima occasione anche tu sceglierai quel piatto. In caso contrario (a seguito di espressioni del tipo “questa cosa è immangiabile”, avrai comunque provato un gusto nuovo. E capisci che potrai trascorrere una vita serena ed appagante anche assenza di quella pietanza.
Ecco, nel bene e nel male le compilation servono a questo. Ad accendere, oppure ad eliminare del tutto la curiosità in fatto di delicatessen e primizie musicali. Senza trascurare il fatto che nel panorama musicale indipendente, la formula compilation risulta senza meno utile ed apprezzabile, dal momento che non tutti possono permettersi di pubblicare il proprio disco.
Un musicista o una band, inserendosi in una compilation giocano un po’ alla roulette russa. Una sola possibilità. Due, tre, quattro minuti massimo per dare una piccola (ma si spera stuzzicante) prova di ciò che sanno fare con la propria musica. Per dare in pasto i loro piatti forti all’ascoltatore affamato e voglioso di sapere cosa potrebbe prossimamente saziare i suoi appetiti sonori, in attesa di scoprire se la loro ricetta è quella vincente.
Che dire invece delle compilation-tributo a colossi del passato che più colossi non si può? Che anche da quelle si può trarre la giusta gratificazione, ma proporre una bella cover oltre ad essere una questione di talento, diventa anche un fatto di intelligenza ed umiltà. Da parte mia stimo sempre di più, coloro che si avvicina a questi profani mostri sacri con palpabile riverenza. Ma questa, tanto per rimanere in tema, è una mera questione di gusti.
Dal ricco “scatolone demo” del MEI sono emerse varie compilation, rappresentanti realtà musicali con diverse radici musicali, diverse provenienze geografiche e generate da intenti diversi. Anche dalle pagine bianche e nere di una fanzine, nascono le compilation. Nel passato, a qualcuno, essere lì dentro, ha portato fortuna. I più affezionati ed i più attenti avranno già capito. Gli altri ne leggeranno da queste parti o ne sentiranno parlare…

Livida rock compilation - Progetto Sottosuono



Tutte insieme appassionatamente band di estrazione rock, punk grunge e noise. Nel rapido e concitato susseguirsi dei numerosi brani si intravedono delle prove che riescono ad emergere dal resto dell’assalto sonoro, come quella del rock elettrico ed istintivo dei Mocker Monkeys, dai grezzi Summer of ‘79 e dei Dirty Sanchez. Buona l’idea di aver fatto seguire alla pubblicazione della compilation, un tour promozionale avente come protagoniste alcune delle band presenti nel disco. (www.sottosuono.org)

MusicaLive #2



Un accurato artwork avvolge le più interessanti realtà musicali emergenti di Verona ed un dettagliato booklet ne presenta le peculiarità. Per la sezione rock, post rock, pop, catturano l’attenzione il fresco brano “The Movie” dei Bikini The Cat, gli umurali Murmur ed i sofisticati ed oscuri Fourtunas. (www.musicalive.ws)

Dalle cantine alle classifiche - Coop For music 2004



Il titolo ha qualcosa alla “Saranno famosi”… per le 11 band meritevoli, secondo il parere del popolo e della giuria di esperti, questa compilation, ha rappresentato la possibilità di registrare un disco in maniera professionale. Date le premesse del concorso, francamente ci si sarebbe aspettati qualcosa di più audace e sorprendente. Attraente e suggestiva l’atmosfera creata da “Some Flowers” della cantante Aimée, stralunata ma interessante quella che i Muzzy at the phone producono con il noise rock di Danish butter cookies. (www.e-coop.it)

The Beatles Tribute – Jestrai



Yesterday i Beatles componevano, scrivevano ed eseguivano canzoni che ogni musicista che abbia la più pallida idea di cosa sia una canzone avrebbe voluto aver scritto o perlomeno suonato. In molti ci hanno provato, ma in pochi hanno saputo fare di quel recondito desiderio un vero e proprio tributo. L’ennesimo tentativo di scalata della montagna dei giganti va sotto il nome Jestrai . Compagni di cordata le band che animano la fiorente etichetta ed altre provenienti “dall’esterno”. La vetta è stata conquistata. Ciascuna band ha saputo aggiungere ai brani beatlesiani la propria personalità con parsimonia, senza strafare. Cover che entusiasmano, dall’aggressiva versione di “Helter Skelter” dei Love in Elevator, alla lunare e lieve mano dei Lecrevisse sulla solitudine di “Eleanor Rigby”. Dalla sensuale e graffiante voce con cui I Black eyed Susan propongono “don’t let me down”, alla narcotica versione dei Motel Kasablanka, di “You have got to head your love away”. (www.jestrai.com)

Boomsong for Velvet- Musicboom



Come riuscire nel non facile compito di reinterpretare brani intramontabili e dalla così singolare personalità? Come fare a ridipingere alla stregua di Lou Reed e dei Velvet Underground, i tratti del volto oscuro e tentacolare degli anni più trasgressivi e disperati di quella NY sotterranea e dei suoi emblematici personaggi? Le 19 band coinvolte nel progetto si saranno certamente chiesto questo e altro ancora. Le risposte più convincenti vengono dall’intensa e toccante versione di “Jesus” proposta da Goodmorningboy, dal divertessement di “After Hours” dei Ketch, in una “Venus in furs” fortemente riveduta dei Ronin, dalla “Caroline Says II” di Studiodavoli e nella versione scheletrica ma bella di “Sunday morning” a cura dei Julie’s Haircut. (www.musicboom.it)

M.C. (m_ela16@yahoo.it)

 

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